Annibale Ruccello e il mito di “Ferdinando”: un monumento alla lingua napoletana

Nel panorama del teatro contemporaneo, pochi incontri hanno generato una scintilla così potente come quello tra il giovane drammaturgo Annibale Ruccello e l’attrice Isa Danieli. Nel 1985, Ruccello, scomparso tragicamente a soli trent’anni nel 1986, consegnò alla Danieli il manoscritto di Ferdinando. Non era un semplice copione, ma un monumento linguistico costruito “su misura” per la sua voce, una sfida vinta che avrebbe cambiato la storia della drammaturgia partenopea.

Il dramma: un noir borbonico tra passione e inganno

L’opera è un precipitato di mitologie personali e letterarie: dalle suggestioni delle Sorelle Materassi di Palazzeschi al Teorema pasoliniano; la vicenda si snoda nella campagna napoletana del 1870, in un clima post-unitario saturo di risentimento.
La baronessa Donna Clotilde Lucanegro, rimasta vedova, vive rintanata in una villa tra rosari e medicine, dichiarandosi perennemente in fin di vita. Accanto a lei si muovono la cugina povera Gesualda, inacidita dal nubilato, e l’ambiguo prete di famiglia, Don Catellino. Questo equilibrio stagnante viene frantumato dall’arrivo di Ferdinando, un sedicenne dalla bellezza efebica che si presenta come un misterioso nipote rimasto orfano.
Tuttavia, il giovane angelo si rivela un “diavolo travestito”: seduce tutti i componenti della casa, ne risveglia i sensi e ne scatena i conflitti sotterranei. Il finale è un rovesciamento brutale: Ferdinando non è un nipote, ma il figlio del notaio Trinchera, inviato dal padre per rubare una preziosa cassetta di brillanti.
Il suo vero nome non è Ferdinando (come il Re Borbone), ma Filiberto, come un Savoia; la beffa è totale: la “ferita” inflitta dai piemontesi ai Borbone si ripete tra le mura domestiche.

La lingua come resistenza

Il motivo principale di Ferdinando è la lingua napoletana. Ruccello compie un’operazione di recupero straordinaria: il napoletano diventa una lingua madre vitale, carica di ironia e violenza, che si oppone radicalmente all’italiano, considerato la lingua del nemico “barbaro”.

Emblematica è la battuta di Clotilde: «E non parlare italiano! Hai capito! Nun voglio sentì ‘o ‘ttaliano dint’a sta casa… io e isse c’avimme appiccicate il 13 febbraio del 1861» (data nella quale Francesco II di Borbone e la regina Maria Sofia firmarono la capitolazione). In questo Kammerspiel claustrofobico, l’unico a parlare un italiano asettico e finto è proprio Ferdinando: una maschera linguistica che cade solo quando viene svelato il suo intento criminale.

Il quartetto degli Interpreti: Isa Danieli e l’ape regina

Sebbene l’opera sia stata interpretata da diversi cast nel tempo, il legame con Isa Danieli resta indissolubile. L’attrice, che ha anche ripreso lo spettacolo nel ventennale della morte di Ruccello, incarna una Clotilde maestosa nella sua monumentalità crepuscolare. C
ome ha scritto Giuseppe Bertolucci, la Danieli “metabolizza teatralmente questo testo e lo offre in pasto al pubblico come un vaso di miele, governando l’alveare della sua piccola compagnia con l’energia di un’ape regina”.

Accanto a lei, la memoria storica e le riprese più recenti citano interpreti di grande spessore: Luisa Amatucci, capace di rendere con finezza l’orgoglio e l’insofferenza della cugina Gesualda; Lello Serao, nei panni dell’odioso e patetico Don Catellino (ruolo che nel 1986 fu interpretato dallo stesso Ruccello); Adriano Mottola, che dà corpo alla bellezza pretestuosa e disturbante di Ferdinando.

Conclusione: la roccaforte decadente

Alla fine, come l’Enrico IV di Pirandello, Clotilde torna a rinchiudersi nella sua “morta pazzia”. Ringrazia il ladro che l’ha spogliata di tutto perché, per un breve momento, le ha donato un soffio di vita.
In un interno vermeeriano illuminato da bagliori luttuosi, le due donne scelgono di restare nel loro ventre materno e decadente, mentre fuori una nuova generazione senza storia prende il posto della vecchia.

Fonti 

  • Wikipedia.org

  • Annibale Ruccello, Teatro, a cura di Rita Picchi, Ubulibri, 2005.

  • Giuseppe Bertolucci, note di regia per la ripresa dello spettacolo (2006).

  • Locandina e note di sala della produzione storica del Teatro San Ferdinando.

  • Interviste a Isa Danieli, Archivio Rai Cultura.

Comments
All comments.
Comments
errore: Questo contenuto è protetto da Copyright!