Circa 40.000 anni fa, alle porte di Napoli, accadde qualcosa di straordinario: i Campi Flegrei furono protagonisti di una delle eruzioni più imponenti della storia europea; non un semplice vulcano che esplode, ma una vera e propria “super-eruzione” capace di modificare il paesaggio, il clima e persino la vita degli uomini del tempo.
In poche ore, enormi colonne di cenere e pomici si sollevarono nel cielo, oscurando il sole; poi arrivarono i flussi piroclastici: nubi incandescenti che coprirono la Campania e lasciarono sul terreno strati di materiale che ancora oggi gli studiosi chiamano Ignimbrite Campana.
L’eruzione fu così potente da far collassare il terreno e generare la grande caldera dei Campi Flegrei, che ancora oggi ribolle di fumarole e acque termali.
Ma le conseguenze andarono ben oltre Napoli: le ceneri spinte dal vento raggiunsero gran parte del Mediterraneo e i gas immessi in atmosfera provocarono un raffreddamento del clima in Europa, forse contribuendo a una fase glaciale.
Alcuni ricercatori ritengono che questa catastrofe abbia influito anche sulla vita dei nostri antenati, costretti a convivere con un ambiente improvvisamente ostile.
Non era però la prima né l’ultima volta che la terra flegrea mostrava la sua forza: circa 15.000 anni fa un’altra grande eruzione formò il tufo giallo napoletano, e nel 1538, in tempi storici, nacque in pochi giorni il Monte Nuovo, ancora visibile accanto a Pozzuoli.
Oggi, sotto le case di Pozzuoli e del litorale flegreo, quel “gigante addormentato” è ancora vivo. L’Osservatorio Vesuviano e la Protezione Civile lo sorvegliano costantemente: scosse, sollevamenti del terreno, emissioni di gas sono segnali che la caldera resta attiva. La sfida è convivere con questa memoria di fuoco, senza paura ma con consapevolezza.
La storia dei Campi Flegrei è un monito e un patrimonio: ci ricorda che Napoli e la sua gente vivono su una terra giovane, potente, capace di distruzione, ma anche di straordinaria bellezza.
Detto questo, la raccomandazione che faccio agli ignobili tifosi avversari (del Napoli e della città) che inneggiano ad un risveglio del Vesuvio e, data l’attualità, dei Campi Flegrei: un eventuale ed oggi improbabile eruzione non solo cancellerebbe Napoli (peraltro mai direttamente sfiorata dalle eruzioni del vulcano), ma consegnerebbe a domicilio un analoga, triste condizione.


