Doppo muorto, buzzarato

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

A Napoli, diciamo così quando vogliamo sottolineare quelle situazioni in cui, oltre ad aver subito un danno, ci tocca anche rifonderci le spese: una beffa doppia, insomma.
L’espressione affonda le radici in un episodio piuttosto curioso e, allo stesso tempo, solenne: il rito del Camerlengo sulla salma del Papa defunto. Una tradizione antichissima, che arriva fino ai giorni nostri, e che il nostro concittadino osservò alla morte di Papa Pio XII.

Secondo il cerimoniale, la salma del Pontefice viene trasferita nella cappella adiacente alla sua camera. Il cardinale Camerlengo, dopo aver scoperto il volto del defunto, batte tre volte sul cranio con un martelletto d’argento, chiamandolo per nome, per accertarsi del decesso. Solo dopo, confermato che il Papa è realmente morto, recita ad alta voce il salmo De Profundis e asperge il corpo con acqua benedetta.

Il rito affonda le radici nel XII secolo, con fonti che riportano Papa Pasquale II (1099-1118): la salma veniva unta di balsamo, rivestita con le vesti sacre e sepolta con tutti i dovuti onori e la partecipazione di clero e popolo.

Insomma, un gesto che oggi può sembrare macabro o curioso, ma che serviva a certificare ufficialmente il decesso. Da qui, in maniera scherzosa e colorita, nasce l’idea napoletana di sentirsi “dopo morto, buggerati”: beffati due volte, come il Papa che deve dimostrare di essere davvero… morto!

E a pensarci bene, a Napoli, come si dice anche con ironia: “morto un papa se ne fa un altro”.

error: Questo contenuto è protetto da Copyright!