Essere ’nu bbabbà a rrumma: il dolce confine tra complimento e dileggio

Ci sono simboli culinari che a Napoli travalicano i confini del piatto per trasformarsi in veri e propri termometri caratteriali ed estetici. Il re indiscusso della pasticceria partenopea, sua maestà il babà, è il protagonista assoluto di una locuzione tanto saporita quanto ambivalente: Essere ’nu bbabbà a rrumma (Essere un babà inzuppato nel rum).

A prima vista si potrebbe pensare a un elogio a senso unico, ma la lingua napoletana ama il chiaroscuro e ha assegnato a questa espressione una singolare doppia valenza, capace di oscillare con disinvoltura tra il complimento più caloroso e il dileggio più sarcastico, a seconda del destinatario e del contesto.

La sfumatura positiva: il trionfo dell’avvenenza

Quando l’espressione viene declinata al femminile e rivolta a una donna, ci troviamo di fronte a un complimento sentito, galante e squisitamente popolaresco. Accostare una bella donna a un bbabbà a rrumma significa esaltarne l’avvenenza, la grazia e quella morbida, appetitosa e irresistibile solarità; iI liquore, in questo caso, rappresenta quel tocco di brio in più, quella nota intensa e inebriante che rende la figura femminile una vera e propria delizia per gli occhi e per l’anima, impossibile da ignorare.

La sfumatura negativa: il ritratto del bietolone

Se invece la medesima locuzione viene indirizzata a un uomo, e in particolare a un ragazzo, il sapore cambia radicalmente e si fa decisamente amaro. In questo contesto, l’espressione si trasforma in un ironico rimprovero o in un aperto sfottò. Dire di qualcuno che è un babà al rum significa bollarlo come un tipo eccessivamente credulone, ingenuo, un “bietolone” privo di spina dorsale.

La metafora qui si sposta sulla consistenza fisica del dolce: il babà è per sua natura una pasta lievitata estremamente soffice, spugnosa ed elastica, che una volta inzuppata nel liquore perde ogni residua rigidità, cedendo completamente alla pressione delle dita. Chi è ’nu bbabbà a rrumma è dunque una persona fin troppo plasmabile, un soggetto dal carattere debole e talmente arrendevole da lasciarsi rigirare, raggirare e “inzuppare” dalle decisioni e dalle furbizie altrui senza opporre la minima resistenza.

Che si tratti di lodare una bellezza da capogiro o di dare una svegliata a un amico un po’ troppo ingenuo, il babà al rum si conferma lo strumento linguistico perfetto per fotografare la realtà. Un promemoria dolcissimo che ci ricorda come, tra i vicoli di Napoli, la consistenza di una pasta frolla o di un pan di Spagna possa diventare, in un millesimo di secondo, lo specchio fedele dell’anima umana.

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