Napoli, 5 aprile 1902. In via Nuova Capodimonte nasce un bambino destinato a raccontare l’anima invisibile della città. La vita, però, non gli sorride subito: orfano di padre a nove anni, Giuseppe si ritrova a vivere con la madre e i fratelli in un “basso” ricavato nientemeno che nel campanile della chiesa di Sant’Agostino degli Scalzi.
In quel guscio di pietra, tra la polvere e i rintocchi delle campane, Marotta impara a osservare; lavora come operaio all’Azienda del Gas, ma di notte, mentre la città dorme, lui scrive.
Studia da autodidatta, rubando ore al sonno per trasformare la fame in letteratura.
La conquista di Milano e il ritorno del cuore
Nel 1925 tenta la fortuna a Milano. I primi tempi sono durissimi, dorme sulle panchine dei parchi, con il freddo del Nord che morde, ma il suo talento è un fuoco che non si spegne. Entra alla Mondadori, poi alla Rizzoli, e infine conquista il Corriere della Sera.
Marotta diventa una firma prestigiosa, un critico cinematografico temuto e rispettato (celebre la sua rubrica su L’Europeo), ma la sua bussola punta sempre verso Sud.
L’Oro di Napoli
Nel 1947 pubblica il capolavoro che lo rende immortale: L’oro di Napoli. Non è un libro di ricchezze materiali, ma un inventario di dignità, pazienza e ironia; Marotta spiega al mondo che l'”oro” dei napoletani è la loro capacità di resistere, di farsi beffe della sventura. Il libro diventa un film leggendario diretto da Vittorio De Sica, consacrando Marotta come uno dei padri del racconto napoletano moderno.
Ma Giuseppe non si ferma alla prosa: come ogni napoletano verace, ha la musica sottopelle. Scrive testi che diventano classici, come la celebre Mare verde, portata al successo da Milva e Mario Trevi, dimostrando che un vero poeta sa passare dalla sceneggiatura per Eduardo De Filippo alla melodia di una canzone senza perdere mai un briciolo di autenticità.
Morì nella sua Napoli nel 1963, pochi giorni prima che il Festival della Canzone Napoletana gli tributasse un ultimo, commosso omaggio.
Di lui ci resta l’idea che, anche vivendo in un campanile, si possa guardare il mondo intero dall’alto.
Fonti
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Bibliografia: L’oro di Napoli (Bompiani, 1947), Coraggio, guardiamo (Premio Bagutta 1954).
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Wikipedia.org
- Enciclopedia Treccani: Dizionario Biografico degli Italiani – Voce Giuseppe Marotta.


