Mannà (o mettere) tutto a ccalascione

Oggi ci addentriamo in due espressioni antichissime, icastiche… e, ahimè, praticamente dimenticate: Mannà tutto a ccalascione e Mettere tutto a ccalascione: per farla breve: la prima vuol dire mandare tutto in malora, mentre la seconda significa non dare importanza a nulla, ovvero fregarsene allegramente.

Ma da dove viene ‘sto calascione? Tranquilli, non è un nuovo tipo di snack napoletano o di un ortaggio!
Il calascione (dall’iberico colachón, e prima ancora dal greco kálathion, “piccolo paniere”) era un antico liuto con un manico lunghissimo… roba da due metri!
Due corde soltanto, una cassa armonica simile a un mandolino ma più piccola, e un suono… diciamo, particolare.
Eh sì, i poveri musicisti che lo suonavano erano spesso dei semplici “orecchianti”: suonavano senza troppa maestria, facendo risuonare note a caso. Il risultato? Un’armonia raffazzonata, povera, grossolana… un vero e proprio caos musicale.

Ed ecco spiegato tutto: se l’accompagnamento musicale del calascione era così, non c’è da stupirsi se “mandare tutto a ccàlascione” significava mandare tutto a rotoli e se “mettere tutto a ccàlascione” voleva dire lasciar perdere, fregarsene e godersi la vita come se nulla fosse.

Insomma, grazie al calascione abbiamo ereditato due espressioni perfette per quei momenti in cui la vita ci manda note stonate: si tira avanti, si sorride… e si mette tutto a ccàlascione!

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