Nato a Napoli il 7 marzo 1892 come Salvatore Baldi, crebbe immerso nella musica grazie al padre Giovanni, insegnante di canto. La sua carriera iniziò con una precocità sbalorditiva: a soli dieci anni calcava già il palcoscenico del Teatro San Carlo nel coro delle voci bianche, partecipando a opere come Tosca e Fedora accanto a miti come Fernando De Lucia.
Fu però nel 1906, al Teatro Rossini, che nacque ufficialmente Mario Pasqualillo. Il nome d’arte fu un’intuizione del maestro Rodolfo Falvo, un omaggio devoto al grande Gennaro Pasquariello, di cui Pasqualillo sarebbe diventato amico e, in qualche modo, successore spirituale.
Interprete raffinato della “canzone di giacca”, Pasqualillo seppe dosare con maestria eleganza e ironia. Dopo il successo romano al Teatro Eden, divenne un protagonista assoluto delle audizioni di Piedigrotta e dei primi festival napoletani, portando la musica partenopea a Sanremo e Lugano sotto la direzione di Ernesto Murolo. Nel 1935 legò il suo nome a un capolavoro assoluto, essendo il primo interprete di “Fantasia” di Libero Bovio e Nicola Valente. Non disdegnò la comicità, lanciando numerose “macchiette” del celebre duo Pisano-Cioffi e incidendo per le più importanti etichette dell’epoca, come La Voce del Padrone.
Sebbene si fosse ritirato ufficialmente nel 1940, la sua voce era un patrimonio troppo prezioso per restare muto: negli anni Cinquanta, su invito di Giovanni Sarno, tornò a incidere per la celebre Antologia della canzone napoletana, regalando versioni memorabili di brani come Mariannì. Oltre che interprete, fu anche compositore sensibile, firmando brani come Scetate e Gennarino Buonocore, lasciando un’impronta indelebile nella memoria sonora di Napoli.
Fonti
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Wikipedia.org
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Ettore De Mura, Enciclopedia della canzone napoletana, Edizioni Il Torchio, Napoli, 1969. (Fonte fondamentale per la cronologia delle interpretazioni).
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Pietro Gargano, Nuova Enciclopedia Illustrata della Canzone Napoletana, Vol. VII, Magmata.


