Nel vivace vocabolario napoletano, pochi termini evocano una figura professionale con la stessa arguzia di ‘o paglietta; non si tratta di un mestiere, ma di un’identità: l’avvocatucolo, il leguleio cavilloso, spesso inesperto, ma sempre pronto a intromettersi.
La storia di questa definizione, tuttavia, è tessuta non nelle aule di tribunale, ma sui cappelli di paglia e nelle sottigliezze della linguistica.
La paglietta, cenni storici
La paglietta (o Boater/Canotier) è un iconico cappello di paglia rigida, caratterizzato da una corona e una tesa piatte e rigide; originaria delle tradizioni artigianali italiane, conobbe il suo periodo d’oro tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
Era l’accessorio tipico dei canottieri e degli avvocatucoli napoletani, il simbolo dell’estate maschile (la Magiostrina), indossato rigorosamente da maggio in poi.
Adottata poi da figure come Coco Chanel, simboleggia un’eleganza semplice e di bon ton, diventando un’icona per le dive del cinema e gli interventisti italiani.
L’abito fa il monaco (e il leguleio)
Per comprendere ‘o paglietta bisogna risalire, quindi, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento: in quell’epoca, la paglietta, nel suo genere femminile singolare napoletano, come detto, era un cappello di paglia rigido, l’accessorio prediletto dagli uomini durante la bella stagione, ma un dettaglio distinse immediatamente la classe forense: gli avvocati di basso rango, nel tentativo di darsi un tono di serietà professionale, adottarono una “divisa” non ufficiale.
La loro paglietta non era chiara, come quella dei comuni cittadini, ma rigorosamente nera: cupolino alto e tesa piatta e rigida, bordata di nastro di seta scuro. Questo copricapo divenne il marchio di riconoscimento di una schiera di dottori in giurisprudenza spesso inesperti, ma desiderosi di farsi strada: è per traslato che il termine, quando usato al plurale maschile (‘e pagliette, con la ‘p’ scempia), passò a identificare proprio quella categoria di legulei.
L’abito, insomma, non faceva l’avvocato capace, ma identificava l’avvocatucolo desideroso di apparire.
La smentita della gorgiera
È fondamentale fare giustizia di una tesi fantasiosa sulla sua origine: quella che vorrebbe far risalire il termine alla gorgiera rigida indossata dagli avvocati d’antan.
Questa teoria non regge al vaglio storico; la gorgiera, quel colletto plissettato e inamidato, fu un capo d’abbigliamento tipico dell’élite del Cinquecento e Seicento, un’epoca in cui la figura del “paglietta” come lo intendiamo noi non esisteva ancora.
Quando l’avvocatucolo con il cappello nero fece la sua comparsa, la gorgiera era stata dismessa da secoli.
L’idea che un leguleio del tardo Ottocento potesse riesumare un accessorio del Seicento appare un’evidente forzatura storico-teatrale.
La verità è più semplice e concreta: il nome deriva dal cappello di paglia che i cavillosi indossavano in strada.
L’eredità del paglietta
Ancora oggi, la figura del Paglietta sopravvive: si incarna in quei giovani e inesperti dottori in giurisprudenza che, pur di “farsi le ossa,” prestano gratuitamente o per una miseria la loro opera servizievole presso studi legali affermati; sono gli apprendisti, gli eterni assistenti che continuano a fare pratica, mantenendo viva la tradizione del paglietta come sinonimo di inesperienza cavillosa.
Da questa figura è nata anche la voce Pagliettaría (con l’aggiunta del suffisso di pertinenza -ria), un termine che fortunatamente è rimasto confinato alla parlata napoletana. Se fosse approdato nella lingua italiana, avrebbe forse subito la stessa sorte di fessaría (termine napoletano corretto), che in italiano divenne fessería, sacrificando la sua aperta e onesta etimologia per una e chiusa, nel presunto nome di una superiore eleganza linguistica.
Il Paglietta, in ogni caso, resta una figura emblematica della sua città: un misto di scaltrezza, aspirazione e profondo realismo sociale.
Il paglietta nella tradizione proverbiale napoletana
La figura dell’avvocatucolo e del paglietta, con i relativi rischi, non poteva mancare nella tradizione proverbiale napoletana.
Di seguito alcuni link al nostra database:
- Meglio ‘nu sòrece ‘mmocca ‘a jatta ca ‘nu cliente ‘mmano a ‘nu paglietta
- Dicette ‘o paglietta: A ttuorto o a rraggione, ‘a cca à dda ascì ‘a zuppa e ‘o pesone
- Chi saglie e scenne ‘e scale d’ ‘e pagliette, tiempo nun passa e s’arricetta


