San Giovan Giuseppe della Croce, un santo ischitano
  • Nascita: 15 agosto 1654, Ischia (Napoli)
  • Morte: 5 marzo 1734, Napoli
  • Protettore di: poveri, infermi
  • Proclamazione come compatrono di Napoli: 3 aprile 1845 (data confermata dall’Almanacco Reale del Regno delle Due Sicilie per l’anno 1845, che riporta il riconoscimento del santo come compatrone della città di Napoli)
  • Si festeggia il: 5 marzo

Perché è patrono di Napoli?

La sua vita spesa interamente in città, accanto ai poveri e agli ultimi, ne fece un riferimento spirituale fortissimo. La canonizzazione rafforzò un culto già vivissimo tra i napoletani, che lo vollero come patrono cittadino.
Napoli lo onora non solo come santo, ma come esempio di carità e di umiltà, capace di insegnare che la santità si misura nell’attenzione quotidiana agli altri, nelle piccole cure, nel sostegno silenzioso.

La devozione a Napoli

A Napoli, la devozione a San Giovan Giuseppe della Croce è particolarmente legata, come detto, alla Chiesa di Santa Lucia al Monte, situata sul colle del Vomero; qui il santo visse a lungo, dedicandosi alla guida spirituale dei fedeli e alla predicazione ai poveri.
Ogni 5 marzo, giorno della sua memoria liturgica, la comunità si raccoglie in celebrazioni solenni, con messe e preghiere che rievocano la vita di Carlo Gaetano Calosirto, il suo nome al secolo: la chiesa diventa così il cuore della devozione cittadina, un luogo dove la spiritualità del santo si unisce alla storia e alla tradizione napoletana.
La presenza del santo e le testimonianze dei miracoli attribuiti alla sua intercessione hanno consolidato Santa Lucia al Monte come punto di riferimento per i devoti napoletani, che ancora oggi vi affluiscono per chiedere aiuto e protezione, rinnovando un legame secolare tra città e santo.

Racconto della vita

Il 15 agosto 1654, a Ischia Ponte, nasce Carlo Gaetano Calosirto, terzo figlio di donna Laura Gargiulo, in una modesta stanzetta lontana dal palazzo di famiglia; cresce in una casa profondamente religiosa, dove digiuni, preghiere e devozione alla Madonna plasmano il suo animo e lo avviano a una vita di fede.

A sedici anni sceglie la vita religiosa e entra tra i frati alcantarini nel convento napoletano di Santa Lucia al Monte, assumendo il nome di Giovan Giuseppe della Croce; la sua vita ascetica non lo isola dal mondo: tra preghiera e meditazione, scopre le miserie di Napoli, andando personalmente a soccorrere poveri, malati e moribondi, scalzo e instancabile, nonostante le intemperie.

La sua fama cresce grazie alla santità e ai miracoli attribuitigli, tra bilocazioni, guarigioni e profezie; superiore della comunità alcantarina italiana, lavora con pazienza alla riunificazione con i confratelli spagnoli, affrontando calunnie e ostacoli con umiltà e perdono.

Padre Giovan Giuseppe muore il 5 marzo 1734 nello stesso convento dove aveva iniziato il suo cammino spirituale; la sua beatificazione avviene il 24 maggio 1789 da papa Pio VI, e la canonizzazione il 26 maggio 1839 da papa Gregorio XVI, insieme a Francesco de Geronimo, Alfonso Maria de’ Liguori, Pacifico di San Severino e Veronica Giuliani.

La città di Napoli, che già lo considerava santo in vita, lo proclama copatrone il 3 aprile 1845, riconoscendo in lui un esempio di carità, dedizione e vicinanza ai poveri; la sua Ischia lo onora come compatrono insieme a santa Restituta, celebrando la festa la prima domenica di settembre; le sue reliquie, dopo una temporanea peregrinazione nel 1985, sono state definitivamente traslate il 30 settembre 2003 nella chiesa conventuale dei Frati Minori di Sant’Antonio alla Mandra, a Ischia Ponte.

A Giovan Giuseppe della Croce sono dedicate una cappella nel Castello Aragonese di Ischia, una chiesa parrocchiale nel borgo Tofari di Alife e la casa natale, meta di pellegrinaggi; anche l’Unità Pastorale di Alife porta il suo nome, testimoniando il legame duraturo con la sua terra natale e le comunità che ha servito.

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