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Nel 1831, nel Regno delle Due Sicilie, fu istituito un provvedimento pionieristico: il Decreto Reale n. 131 del 4 gennaio, noto come “Regolamento per la Real Commissione di Beneficenza“; questo decreto prevedeva l’assegnazione di un “assegno di disoccupazione” a coloro che, per motivi fisici o altre difficoltà, non erano in grado di sostenere se stessi e le loro famiglie attraverso il proprio lavoro.
Tale misura rappresentava un passo significativo verso la creazione di una rete di sicurezza sociale, anticipando concetti che sarebbero stati sviluppati in epoche successive.
Il decreto stabiliva che i sussidi potessero essere “temporanei o perpetui” a seconda della gravità della condizione dell’individuo; una Commissione apposita era incaricata di valutare le richieste, con particolare attenzione a categorie vulnerabili come orfani, vedove con figli piccoli, anziani e ciechi.
Un aspetto notevole di questa iniziativa era la discrezione con cui venivano gestiti i benefici: l’identità dei beneficiari era mantenuta segreta per rispettare la loro dignità e privacy.
Questa misura si inseriva in un contesto più ampio di riforme sociali promosse dal governo borbonico. Nel corso degli anni, furono introdotte altre iniziative, come il primo sistema pensionistico in Italia nel 1818 e la creazione del primo ospedale psichiatrico a Aversa nel 1813, che riflettevano un impegno crescente verso il benessere della popolazione.
L’istituzione dell’assegno di disoccupazione nel 1831 rappresenta quindi un esempio precoce di intervento pubblico a sostegno dei cittadini in difficoltà, anticipando politiche sociali che sarebbero state sviluppate in Italia e in altri paesi nel corso del XIX e XX secolo.
Fonti
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