Vincenzo Maria Siniscalchi: il giurista a difesa della Costituzione

Le radici di una vocazione

Vincenzo Maria Siniscalchi nacque a Napoli nel 1931 in una famiglia profondamente legata al diritto: suo padre Francesco Saverio, noto penalista, gli trasmise una vocazione che si tradusse in una carriera di raro equilibrio tra passione civile e rigore giuridico. Dopo la morte del padre, Vincenzo ne raccolse l’eredità professionale, portando avanti lo studio legale e contemporaneamente un’intensa attività accademica e pubblicistica.

Il diritto come impegno civile

Siniscalchi fu protagonista della vita giudiziaria italiana dagli anni ’70 agli anni 2000, difendendo artisti, politici, intellettuali e imputati di reati politici nei processi più complessi e controversi della Repubblica. Rifiutò l’idea di un diritto distante dalla società: difese la libertà d’espressione artistica nei casi di censura cinematografica, i diritti degli imputati nei processi per terrorismo, e fu voce garantista anche quando l’opinione pubblica chiedeva condanne rapide e esemplari.

Tra aula e aula: il passaggio alla politica

Eletto per la prima volta alla Camera nel 1995, Siniscalchi fu riconfermato per tre legislature, ricoprendo incarichi di rilievo come presidente della Giunta per le autorizzazioni e del Comitato per la legislazione. Anche in Parlamento mantenne l’approccio del penalista: attento ai diritti, fedele alla Costituzione, critico verso derive populiste o mediatiche della giustizia. Fu relatore di leggi importanti in materia di anticorruzione e processo penale.

Il giurista nelle pieghe del costume

Nel corso della sua lunga carriera legale, Siniscalchi difese personaggi come Diego Armando Maradona, Franco Califano, Michelangelo Antonioni e Gigi Sabani. Partecipò a processi storici (tra cui quello sul delitto del DAMS e sul caso Marta Russo), sempre con l’intento di far prevalere i principi di giustizia sostanziale su quelli del giustizialismo mediatico. Dal 2006 al 2010 fu componente laico del Consiglio Superiore della Magistratura, eletto con 710 voti.

Oltre il foro: la cultura come strumento di libertà

Accanto alla toga, Siniscalchi non smise mai di scrivere. Collaborò con testate come Il Mattino, Paese Sera, Corriere di Napoli, e fu anche critico cinematografico; partecipò alla sceneggiatura e alla consulenza di opere televisive come La Vacanza di Tinto Brass e Il processo Cuocolo.

L’ultimo discorso

Morì il 12 febbraio 2024 durante l’inaugurazione della sede ANPI al Vomero, colto da un malore improvviso: aveva 92 anni; fino all’ultimo giorno della sua vita pubblica parlò della Costituzione come “bussola dell’esistenza” e,  come tale, la difese con la parola, con la legge, e con l’esempio.

Fonti

  • Intervista a “Il Roma”, Mimmo Sica, 27.11.2017

  • Camera dei deputati – archivio legislature

  • ANSA – Necrologio, 13.02.2024

  • wikipedia.org

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