La nascita di un Regno, anzi due…

La nostra storia ha inizio nel lontano 1130, con la fondazione del Regno di Sicilia da parte di Ruggero I d’Altavilla, esponente della dinastia normanna degli Altavilla: questo nuovo regno nacque dalla fusione della Contea di Sicilia e del Ducato di Puglia, una dominazione che si protrasse fino al 1194, quando la dinastia degli Svevi, con Federico II e Manfredi in particolare, prese il controllo.

Federico II, uno dei sovrani più significativi del Medioevo, intraprese una vasta espansione territoriale, cercando nel contempo di liberarsi dalla crescente influenza papale; la sua politica di sfida ai poteri temporali di Roma, segnata da elezioni di sovrani rivali e scomuniche, portò a continui conflitti.
Federico II detenne un triste primato: ben tre scomuniche consecutive, ma il destino della sua dinastia si compì tragicamente nel 1268, quando Corradino di Svevia, l’ultimo discendente, fu decapitato a Napoli, in piazza del Mercato, segnando la fine della presenza sveva in Sicilia.

Con la morte di Corradino, la Santa Sede, sotto il pontificato di Clemente IV, decise di affidare il regno a Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX, in un’azione di forte ingerenza papale. Carlo, che ricevette il titolo di re di entrambe le Sicilie, inaugurò l’era angioina, con il suo dominio che si estese su gran parte del meridione.

Ma la stabilità del regno angioino fu messa a dura prova dalla rivolta dei siciliani, stanchi della pesante oppressione.
Il 30 marzo 1282, durante le celebrazioni della Pasqua, esplose quella che divenne nota come la rivolta dei Vespri siciliani: la miccia fu un’offesa di un soldato angioino a una donna siciliana, che suscitò la reazione della popolazione: il popolo e i nobili locali cacciarono gli Angioini dall’isola, costringendoli a imbarcarsi verso la Francia.
L’evento segnò l’inizio di una lunga e sanguinosa guerra tra Angioini e Aragonesi per il controllo della Sicilia.

Nel cuore di questa lotta, oltre alla rivalità politica, simboli come il “ciciri” (ceci) divennero iconici: i siciliani, infatti, avevano il peculiare vezzo di distinguere tra chi pronunciasse correttamente la parola “ciciri” e chi la deformasse come “sisiri”, segno di una distinzione tra la cultura siciliana e quella francese.
La rivolta dei Vespri siciliani, infine, culminò con la vittoria degli Aragonesi, guidati da Pietro III, che divenne il nuovo sovrano di Sicilia.

Dopo anni di conflitti, nel 1302 i contendenti siglarono un accordo di pace a Caltabellotta, sancendo la divisione dell’isola in due regni separati: il Regnum Siciliae citra Pharum (Regno di Napoli) e il Regnum Siciliae ultra Pharum (Regno di Trinacria, o Sicilia): la linea di demarcazione tra i due regni, dunque,  era rappresentata dal faro di Messina, simbolo di separazione tra i due mondi.
Pietro III di Aragona continuò a regnare sulla Sicilia, ma alla sua morte, la corona sarebbe passata agli Angioini, che ripresero il controllo del Regno di Napoli.

Nonostante l’accordo di pace, i conflitti continuarono per altri due secoli, fino al trattato di Avignone del 1372, che sancì l’autonomia della Sicilia e l’affermazione del dominio aragonese sull’isola.
Il Regno di Napoli, sotto il controllo degli Angioini, mantenne la sua indipendenza e cominciò a svilupparsi sotto quella dinastia.

Nel corso dei secoli successivi, il Regno di Napoli avrebbe visto succedersi numerosi sovrani, dominazioni e conflitti: nel nostro racconto, che abbraccia un lungo periodo di 582 anni, ci concentreremo sui profili dei 32 sovrani che si sono alternati sul trono, tra Angioini, Aragonesi, Borbone e Napoleonidi, e sulle vicende che hanno segnato la storia del regno, tra tentativi di repubblica e lotte di potere.

La storia del Regno di Napoli, segnata da guerre, alleanze e ribellioni, è un racconto complesso e affascinante; questo lungo periodo storico vede anche l’alternarsi di ben 52 viceré “ufficiali” (senza contare quelli ad interim ed i luogotenenti), dal 1495, anno in cui Carlo VIII di Francia proclamò il suo dominio sulla regione, fino al 1744, quando Michele Reggio e Branciforte segnarono la fine di un’epoca.

Note

  • “I vespri siciliani”, raffigurato in copertina, è un dipinto a olio su tela (225×300 cm) del pittore italiano Francesco Hayez, realizzato nel 1846 e conservato alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma.
  • Il nome “Regno delle Due Sicilie” ha origini antiche, risalenti al periodo normanno nel XII secolo, quando l’Italia meridionale era sotto il controllo dei Normanni; già allora si distingueva tra una Sicilia “al di qua del Faro” — cioè dello Stretto di Messina, riferita alla parte continentale — e una “al di là del Faro”, corrispondente all’isola vera e propria.
    L’espressione “Regno delle Due Sicilie” comparve ufficialmente per la prima volta nel 1443, quando Alfonso V d’Aragona unificò il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia, assumendo il titolo latino di Rex Utriusque Siciliae, ovvero “Re di entrambe le Sicilie”; tuttavia, questa unione fu di breve durata: i due regni tornarono presto a essere entità distinte e autonome.
    Fu solo l’8 dicembre 1816, quasi quattro secoli dopo la prima proclamazione di Alfonso, che venne sancita definitivamente l’unione dei due regni con la promulgazione della Legge fondamentale del Regno delle Due Sicilie, ad opera dei Borbone di Napoli, dando vita a un’unica entità statale.
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