La Biblioteca Universitaria di Napoli: quattro secoli di storia tra le mura del sapere

Nel cuore  del centro antico di Napoli, tra i decumani che ancora ricalcano l’antica struttura greca, sorge un luogo dove il tempo sembra essersi fermato per proteggere la conoscenza: la Biblioteca Universitaria di Napoli; la sua storia è un intreccio indissolubile con le vicende della città, un percorso iniziato oltre quattrocento anni fa per dotare Parthenope di un faro del sapere laico e multidisciplinare.

La nascita e il progetto del “Palazzo degli Studi”

Le radici della Biblioteca affondano nel 1600, un secolo di scoperte geografiche e fermento scientifico. L’idea originaria era ambiziosa: creare una raccolta bibliografica monumentale che permettesse l’accesso alla complessità universale della cultura, sfruttando l’allora recente boom editoriale derivato dall’invenzione della stampa.

Il successo dell’iniziativa fu immediato: in meno di un anno venne acquisito un patrimonio librario talmente vasto da rendere necessaria la creazione di una vera e propria biblioteca; fu il Viceré, conte di Lemos, a dare l’impulso decisivo incaricando l’architetto Giulio Cesare Fontana di trasformare una vecchia cavallerizza situata “extra moenia” (fuori Port’Alba) nella sede dell’Ateneo.
Nel 1615, con i lavori ancora in corso, vi furono trasferiti i libri: nasceva ufficialmente il Palazzo degli Studi.

Un faro per l’Europa: i grandi maestri

Sin dai primi anni, la Biblioteca e l’Ateneo divennero un punto di riferimento a livello europeo. Il prestigio della struttura era alimentato dal valore dei suoi docenti e dei pensatori che ne frequentavano le sale, nomi che hanno segnato la storia della filosofia, della scienza e della giurisprudenza, tra cui Giambattista Vico e Tommaso Campanella, scienziati e medici come Girolamo Mercuriale e Giuseppe Donzelli, grandi giuristi e intellettuali come Giovanni Battista De Luca e Giambattista Della Porta.

Il trasferimento al Collegio Massimo

Il Palazzo degli Studi crebbe rapidamente, arricchendosi di laboratori e collezioni naturalistiche. Questa espansione portò, nel 1777, alla necessità di una sede più idonea e la Biblioteca fu quindi trasferita nel Collegio Massimo dei Gesuiti, all’interno del Complesso Monumentale del Salvatore (oggi noto come complesso Federiciano), dove risiede ancora oggi.

Una sopravvivenza imperterrita nello spazio e nel tempo

La straordinaria forza della BUN risiede nella sua capacità di attraversare i secoli passando “imperterrita tra le più disparate e contraddittorie situazioni politiche”; ha documentato i moti della Repubblica Napoletana del 1643 e ha resistito a cambi di regime e trasformazioni sociali, senza mai perdere la sua vocazione genetica di “incubatore per la cura culturale della città”.

Oggi, camminando tra i plateiai e gli stenopoi del centro antico, il fragore della folla cosmopolita si placa solo entrando nel severo Cortile delle Statue; qui, la monumentalità imperativa del Collegio Massimo continua a proteggere un patrimonio librario di inestimabile valore scientifico, rendendo la BUN non solo una biblioteca, ma un segno essenziale nella struttura stessa dell’anima napoletana.

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