Municipalità 1 – Quartieri Chiaia e S. Ferdinando
Cap: 80132
Dove si trova
Informazioni sul toponimo
Via Chiaia
Via Chiaia, una delle strade più eleganti di Napoli, ha origini antichissime; il suo tracciato, infatti, deriva da un canalone naturale scavato dalle acque che scorrevano tra le colline di Pizzofalcone e delle Mortelle.
Già utilizzata come strada in epoca romana, nel Medioevo vi furono costruiti case e monasteri; nel 1577, la pianta del Lafrey mostra il tracciato di Via Chiaia, con mura, ville e palazzi. In quel periodo, il viceré Pedro de Toledo fece spostare la Porta Pietruccia, tra i palazzi Sant’Arpino e Medici di Ottajano.
Dopo la costruzione del Palazzo Reale, molti nobili iniziarono a edificare le loro residenze nei pressi della strada: nella pianta del Duca di Noja del 1775, infatti, l tracciato di Via Chiaia era già simile a quello attuale.
Altre informazioni di interesse
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Siti e monumenti di interesse
Chiese
Palazzo Medici di Ottaviano
Il Palazzo Medici di Ottaviano, noto anche come Palazzo Miranda, è un elegante edificio storico situato al numero 142; costruito alla fine del XVIII secolo, il palazzo sorge sul sito dell’antica Porta di Chiaia, demolita nel 1782 per facilitare il traffico.
Il progetto iniziale del palazzo fu redatto da Pompeo Schiantarelli, mentre la realizzazione fu affidata a Gaetano Barba, che si avvalse di disegni precedenti di Carlo Vanvitelli.
L’edificio presenta una facciata sobria e simmetrica, tipica del neoclassicismo napoletano, con un portale in piperno e balconi in ferro battuto.
Nel corso del XIX secolo, il palazzo subì modifiche significative: l’architetto Tommaso Giordano e successivamente Antonio Annito intervennero sull’assetto volumetrico e planimetrico. In occasione delle nozze tra Michele de’ Medici di Ottajano e la duchessa Giulia Marulli, gli interni del terzo piano furono decorati in stile neoclassico su disegno di Fausto Niccolini, figlio del celebre architetto Antonio Niccolini.
Originariamente, il palazzo fu di proprietà dei coniugi Ferdinando Caracciolo di Torella e Gaetana Caracciolo d’Avellino, duchessa di Miranda. Successivamente, attraverso il matrimonio di Giuseppe de’ Medici con Anna Maria Caetani dell’Aquila d’Aragona, duchessa di Miranda, l’edificio passò alla famiglia Medici di Ottajano.
Tra gli ospiti illustri del palazzo si annovera Gabriele D’Annunzio, che vi soggiornò nel 1892 insieme all’amante Maria Gravina Cruyllas.
Palazzo Sant’Arpino
Il Palazzo Sant’Arpino, noto anche come Palazzo Caravita Sanchez de Leon, è un edificio storico situato al civico 138, di fronte al Palazzo Medici di Ottaviano.
Il palazzo fu costruito tra il 1786 e il 1789, dopo la demolizione della Porta di Chiaia nel 1782, che ostacolava il traffico cittadino; il terreno liberato fu utilizzato dai Padri Teatini per edificare un fabbricato che successivamente fu venduto ai Caravita Sanchez de Leon, duchi di Sant’Arpino.
Dopo il 1860, l’edificio ospitò la prima sede del Circolo Liberale Nazionale, in opposizione ai circoli borbonici; in seguito, fu sede della Compagnia del Gas, il cui presidente, il principe Giuseppe Caravita, cedette alcuni ambienti del palazzo.
Il palazzo presenta una facciata settecentesca a quattro piani, con una sopraelevazione ottocentesca. Le finestre sono decorate con timpani circolari, ad eccezione di quelle dell’ultimo piano che terminano in fasce modanate.
Il portale è semplice, composto da un arco a tutto sesto modanato e racchiuso da fasce bugnate. Al piano nobile è presente un balcone sorretto da tre mensole, con lo stemma dei Caravita e dei Sanchez.
Nei sotterranei del palazzo esiste un cunicolo che collega l’edificio alle fondamenta della basilica di San Francesco di Paola in piazza del Plebiscito; nell’atrio è presente un sarcofago ritrovato nell’opificio del Gas all’Arenaccia nel luglio 1887.
Palazzo Cellammare
Il Palazzo Cellammare, noto anche come Palazzo Francavilla, è uno dei più significativi edifici storici di Napoli, situato al civico 139. La sua architettura e la sua storia riflettono l’evoluzione culturale e artistica della città dal XVI al XIX.
Il palazzo fu edificato nei primi anni del XVI secolo per volere di Giovanni Francesco Carafa, abate di Sant’Angelo di Atella, come residenza di campagna. Successivamente, il nipote Luigi Carafa, principe di Stigliano, affidò all’architetto Ferdinando Manlio lavori di ristrutturazione e ampliamento, conferendo all’edificio le caratteristiche tipiche del Rinascimento napoletano.
Nel XVII secolo, durante la rivolta di Masaniello del 1647, il palazzo fu saccheggiato; nel 1689 divenne proprietà dello Stato.
Nel XVIII secolo, il principe Antonio del Giudice, duca di Cellamare, acquisì l’edificio e commissionò all’architetto Ferdinando Fuga la realizzazione della cappella interna tra il 1726 e il 1727; successivamente, il palazzo fu abitato dal principe spagnolo Michele Imperiali Simeana, amico di Casanova e collezionista d’arte, che lo trasformò in un centro culturale frequentato da letterati e artisti.
Il palazzo presenta una struttura che combina elementi rinascimentali e barocchi. La facciata su via Chiaia ha un aspetto fortificato, con un mezzanino a scarpata in bugnato liscio e un portale d’ingresso in piperno in stile barocco. La facciata su via Filangieri, invece, è concepita come un prospetto di un palazzo nobiliare del Settecento.
All’interno, si possono ammirare affreschi di artisti come Pietro Bardellino, Giacinto Diano, Fedele e Alessandro Fischetti, che decorano i saloni del piano nobile. La cappella della Vergine del Carmelo, realizzata da Giovan Battista Nauclerio nel 1727, ospita un dipinto di Agostino Masucci.
Il palazzo disponeva di vasti giardini, presenti sin dalla metà del XVI secolo. Nel corso del tempo, l’espansione urbana ha ridotto l’estensione originaria, ma restano ancora oggi frammenti di una fontana realizzata da Giovanni da Nola.
Una curiosità: nel 1948, nelle cave di tufo sottostanti il palazzo, fu inaugurato il Cine-Teatro Metropolitan, progettato dall’architetto Stefania Filo Speziale; con circa 3000 posti, era il cinema più capiente della città. Dopo un periodo di chiusura, è stato riaperto negli anni 2000, adattato alle nuove esigenze.
Palazzo De’ Grassi di Pianura
Il Palazzo de’ Grassi situato al civico 184 è un edificio storico di rilievo, noto anche come Palazzo della Marchesa di Pianura; la famiglia de’ Grassi, di origine bolognese, si stabilì a Napoli nel XVI secolo e nel 1678 acquisì il feudo di Pianura, ottenendo il titolo di conte palatino e il predicato di Pianura riconosciuto ai discendenti con Decreto Ministeriale del 18 marzo 1895.
Il palazzo presenta una struttura tipica dei palazzi nobiliari dell’epoca, con elementi architettonici barocchi; l‘elemento meglio conservato è la cappella di famiglia, che ospita una tavola raffigurante la Madonna del Rosario e un altare in marmi policromi risalente alla prima metà del XVIII secolo. L’ingresso della cappella era originariamente rivestito da preziosi marmi, oggi rimangono i due portali lapidei anch’essi del Settecento.
Il portale d’ingresso, in stile barocco, è realizzato in piperno e presenta dettagli architettonici tipici dell’epoca.
Palazzo Cardon
Il Palazzo Cardon è un edificio di interesse storico e architettonico situato al civico 209; sebbene le informazioni storiche siano scarse, l’aspetto architettonico complessivo è indubbiamente settecentesco, suggerendo una costruzione nel XVIII secolo, forse attraverso la sostituzione di un edificio più antico o l’accorpamento di più costruzioni minori.
Il nome “Palazzo Cardon” deriva dalla presenza, in epoca tardo-borbonica, di un rinomato magazzino sartoriale gestito da Madame Cardon, probabilmente situato al piano terra dell’edificio.
La facciata del palazzo, che si sviluppa su quattro piani, presenta alla base due portali identici in piperno ad arco ribassato, decorati con bugne lisce. Il portale al civico 211 originariamente conduceva a due cortili, successivamente coperti e adattati a spazi commerciali. Il portale al civico 209, invece, apre su un cortile rettangolare al cui fondo si erge una scala aperta, caratterizzata da un’unica arcata ribassata per piano.
Palazzo Giroux
Il Palazzo Giroux, situato al civico 216 è un edificio storico di notevole interesse architettonico e culturale; la sua costruzione risale al XVIII secolo, come suggerisce il portale in piperno dalla forma mistilinea, tipico dell’epoca.
Il nome “Giroux” deriva dalla proprietaria dell’edificio, la parigina Marguerite Jeanne Thomas, conosciuta come Madame Giroux. Nel XIX secolo, Madame Giroux vi ospitava la sua rinomata impresa sartoriale; contemporaneamente, la famiglia dei conti Lucchesi Palli allestì un piccolo teatro privato nell’appartamento che affittavano all’ultimo piano dell’edificio
Nel corso del XIX secolo, l’edificio subì modifiche, tra cui l’aggiunta di una scala aperta con tre arcate a tutto sesto per piano, e un sottopassaggio che conduceva a un secondo cortile, successivamente coperto per ragioni commerciali.
Il palazzo si sviluppa su cinque piani e segue l’andamento curvilineo della strada. La facciata, caratterizzata da un portale in piperno e da una scala interna con arcate a tutto sesto, riflette lo stile architettonico settecentesco, con influenze ottocentesche dovute alle successive modifiche .
Oggi, il Palazzo Giroux ospita la celebre Pizzeria Brandi, fondata nel 1780; secondo la tradizione, è qui che nel 1889 fu preparata per la prima volta la Pizza Margherita, in onore della regina Margherita di Savoia.
Chiese
Chiesa di S. Orsola
La Chiesa di Sant’Orsola si trova in Largo Sant’Orsola, lungo via Chiaia: la sua storia risale al XVI secolo, quando fu originariamente costruita come una piccola cappella gentilizia dedicata a Sant’Orsola, grazie all’impegno del nobile spagnolo Annibale de Troyanis y Mortella.
Nel 1569, la cappella venne donata ai padri dell’Ordine di Santa Maria della Mercede, che poco dopo, nel 1576, decisero di demolirla per realizzare una chiesa più grande e un convento nuovo, ampliando così la struttura originale.
Nel corso dei secoli successivi, la chiesa subì diversi rimaneggiamenti, in particolare tra il 1850 e il 1853, quando perse molte delle sue caratteristiche originarie.
Un momento importante nella sua storia fu la demolizione del chiostro, che ospitava il cimitero dei monaci, avvenuta nel 1875 per far posto al Teatro Sannazaro, oggi uno dei teatri più noti di Napoli. Fino al 1923, il convento fu abitato dai Padri Mercedari, che ne curavano le attività religiose.
Dal punto di vista artistico, la chiesa è un esempio del barocco napoletano, con affreschi pregevoli realizzati da G. Gravante che decorano gli archi della navata e la volta, raffigurando scene come le “Storie della Vergine” e la “Redenzione dei cattivi”. All’interno, nel transetto destro, si trovano inoltre alcune opere seicentesche di grande valore, come due tavole raffiguranti San Girolamo e la Maddalena in estasi, e una tela con il martirio di Sant’Orsola.
Un altro elemento di rilievo è l’organo a canne costruito nel 1853 da Raffaele De Feo, caratterizzato da una trasmissione completamente meccanica e composto da dieci registri, che testimonia la ricchezza musicale della chiesa.
Altri siti di interesse
Ponte di Chiaia
Il Ponte di Chiaia è uno dei luoghi più emblematici di Napoli: costruito nel 1636 per volere del viceré spagnolo Manuel de Acevedo y Zúñiga, conte di Monterey, il ponte aveva l’obiettivo di collegare la collina di Pizzofalcone con la zona delle Mortelle, attraversando via Chiaia. Inizialmente denominato “Ponte Monterey”, il suo scopo era facilitare il transito tra queste due aree della città.
Nel corso dei secoli, il ponte ha subito diverse trasformazioni: nel 1834, a causa di problemi strutturali, fu restaurato dall’architetto Orazio Angelini secondo lo stile neoclassico.
La ripida rampa originale fu sostituita da una tromba di scale, e il ponte fu decorato con fregi in marmo realizzati da Tito Angelini e Gennaro Calì sul lato di piazza Trieste e Trento, e con due cavalli scolpiti da Tommaso Arnoud sul lato opposto, verso piazza dei Martiri
Dopo l’Unità d’Italia, lo stemma dei Borbone presente sul ponte fu sostituito con quello dei Savoia.
Il ponte è realizzato in pietra di tufo e presenta un arco a tutto sesto con una copertura piana a terrazzo. Attualmente, è visibile solo una delle due arcate originali, a causa della costruzione di edifici che hanno inglobato la seconda.
Alla sinistra del ponte, provenendo da piazza Trieste e Trento, si trova l’Ascensore di Chiaia, un sistema di trasporto verticale che collega via Chiaia a via Giovanni Nicotera, facilitando l’accesso alla parte alta della città.
Link utili
Fonti
wikipedia.org
Le strade di Napoli – Gino Doria
le strade di Napoli – Romualdo Marrone
palazzidinapoli.it
napoligrafia.it
tripadvisor.it
napoligrafia.com
grandenapoli.it


