A morte se piglia sempre ‘e meglie

Foto di Angela Alvarez da Pixabay

C’è un momento, a Napoli, in cui cala il silenzio: è quando qualcuno “buono” se ne va; allora, quasi in coro, la gente mormora: “A morte se piglia sempre ‘e meglie”, la morte prende via con sé solo i migliori,
Non è solo una frase di circostanza, ma un’antica forma di rispetto, un modo di dire che racchiude dolore, memoria e saggezza.
Per i napoletani, la morte non è mai soltanto una fine: è una presenza che cammina tra i vivi, una compagna di viaggio capricciosa che sceglie senza logica apparente, ma che, chissà perché, sembra sempre portarsi via chi aveva più cuore, più sorriso, più bontà.
Non a caso, si dice che la morte “nun tene core”, non sapendo distinguere tra giustizia e crudeltà.

Questo proverbio nasce dal sentimento di perdita collettiva che accompagna la città da secoli: guerre, epidemie, disastri naturali… Napoli ha imparato a convivere con la morte, ma anche a darle un volto umano, quasi familiare. E così, quando un uomo giusto muore, si preferisce pensare che sia stata la morte, e non la vita, a sceglierlo troppo presto.

Dietro la rassegnazione si nasconde però una carezza: dire “A morte se piglia sempre ‘e meglie” significa ricordare che chi se ne va lascia un vuoto grande, perché grande era la sua presenza; è un modo per nobilitare l’assenza, per dare senso a ciò che il destino ci strappa via.

In fondo, Napoli sa che la vita continua, ma con un sorriso in meno.
E allora, tra lacrime e sospiri, resta solo un pensiero: se la morte prende i migliori, è perché, forse, in cielo serviva un po’ di luce in più.

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