In un palcoscenico affollato di volti, luci e riflettori, ce n’è uno che da decenni attraversa la scena con la forza discreta di chi sa stare al centro senza urlare. Alberto Di Stasio, nato a Napoli il 26 maggio del 1950, è uno di quei nomi che non si dimenticano, anche se spesso si nascondono dietro le quinte della memoria collettiva. Ma basta un nome, “Sergio”, urlato nella serie cult Boris, per rievocare subito il suo volto, la sua voce, il suo stile inconfondibile.
Le origini: la voce nel sangue
La sua storia comincia in una famiglia di cantanti lirici, dove l’arte non era un mestiere, ma un’aria da respirare ogni giorno. Il passo verso il palcoscenico è stato naturale, quasi inevitabile: l’Accademia d’arte drammatica lo accoglie, lo forma, gli dà gli strumenti per trasformare la vocazione in mestiere.
Un percorso tra giganti
Di Stasio ha attraversato il teatro italiano affiancando i più grandi registi: Scaparro, Nanni, Perlini, Lavia, Pressburger – nomi che hanno scritto la storia del teatro contemporaneo. Ma non si è limitato a farsi dirigere: ha voluto anche costruire mondi propri, diventando regista e portando in scena spettacoli di forte impatto visivo. Titoli come Salomè, Orestiade, I Sette contro Tebe, Fedra raccontano la sua passione per i classici e la sua voglia di reinventarli.
Il palcoscenico dell’anima
Sul palco ha condiviso la scena con grandi interpreti del teatro e del cinema italiano: Serena Grandi, Elena Sofia Ricci, Ida Di Benedetto, Piera Degli Esposti. Ma è accanto a Mariangela Melato, nel ruolo di Giasone in Medea di Euripide con la regia di Giancarlo Sepe, che Alberto ha toccato una delle vette più alte della sua carriera. Una sfida emotiva, umana, artistica. E probabilmente anche un incontro che ha segnato profondamente il suo percorso.
Il cinema e la consacrazione con Boris
Anche il cinema ha saputo riconoscere il suo talento. Ha lavorato con registi come Marco Bellocchio, Pupi Avati, Tom Tykwer, Carlo Lizzani. Ma è con Boris che la sua popolarità ha superato i confini del teatro, raggiungendo il grande pubblico. Il suo Sergio Vannucci, il produttore senza scrupoli ma irresistibile, è diventato un’icona della comicità intelligente e disillusa di una generazione.
Maestro e promotore della cultura
Oltre la scena, Di Stasio è stato anche un promotore instancabile di cultura: direttore del Teatro Trianon di Napoli, docente di recitazione al Campus di Cinecittà, collaboratore dell’università Roma Tre, dove ha tenuto conferenze e seminari. Per lui, la trasmissione del sapere è parte integrante dell’essere artista.
Un attore “di razza”, fuori dal rumore
Alberto Di Stasio non è un volto da copertina, ma uno di quei professionisti che tengono in piedi l’arte del recitare con serietà, intelligenza, passione. Il suo è un percorso che attraversa il tempo senza perdere consistenza. Un attore “di razza”, come si diceva una volta, capace di abitare la scena con naturalezza, senza effetti speciali. Un uomo di teatro, nel senso più profondo e nobile del termine.
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