Napoli non la si racconta solo con la musica, la cucina o i detti popolari. Napoli, a volte, prende voce attraverso i suoi attori. Alcuni diventano specchio dell’anima della città, altre volte ne sono la caricatura, la critica, il sorriso nascosto tra le rughe della fatica. Uno di questi è sicuramente Benedetto Casillo, nato a Napoli il 2 luglio del 1950, in un’Italia che ancora si rialzava, ma che già rideva delle sue stesse sventure.
Casillo è l’artefice di un tipo di comicità che non ha bisogno di effetti speciali: bastano una smorfia, uno sguardo sghembo, una pausa studiata alla perfezione. Un umorismo figlio del teatro popolare e del cabaret d’autore, che trova origine nella tradizione napoletana, ma anche in quella voglia di prendersi poco sul serio, tipica di chi nella vita ha imparato ad arrangiarsi con dignità.
Dai “Sadici Piangenti” alla ribalta
Negli anni Settanta, il giovane Casillo si affaccia sul palcoscenico con il duo comico “I Sadici Piangenti”, formato insieme a Renato Rutigliano. Un nome che già raccontava tutto: un’ironia che parte dalla sofferenza per esorcizzarla, ridendo delle contraddizioni, dei dolori, degli stereotipi. È in questo contesto che Benedetto affina la sua maschera, che diventa poi la sua forza distintiva: quella dell’uomo semplice, forse un po’ ingenuo, ma in realtà furbo, disilluso, acuto osservatore del mondo che lo circonda.
Il volto dietro Salvatore in “Così parlò Bellavista”
Il grande pubblico, però, lo scopre con un film destinato a diventare culto: “Così parlò Bellavista” (1984), per la regia di Luciano De Crescenzo. Casillo interpreta Salvatore, uno dei discepoli del professore-filosofo napoletano. Nelle scene più memorabili, la sua mimica, la sua naturalezza recitativa, diventano emblemi di una comicità colta ma popolare. Non c’è bisogno di effetti: bastano i dialoghi, i silenzi, i piccoli gesti.
Eppure, chi pensa che Casillo si sia fermato lì sbaglia. Quel ruolo è stato solo la vetrina, non il culmine. L’attore ha continuato a lavorare con coerenza, a volte lontano dai riflettori del grande cinema, ma sempre con uno sguardo onesto sul mestiere.
Il teatro come mestiere, passione, identità
Molti lo ricordano per il cinema, ma Casillo è prima di tutto uomo di teatro. Con un amore viscerale per il palcoscenico, ha messo in scena commedie scritte da lui stesso e ha portato avanti il repertorio classico napoletano, in particolare quello legato alla tradizione di Eduardo De Filippo. Non imita, non si sostituisce: interpreta, aggiunge, ricuce la memoria collettiva a una sensibilità tutta sua.
Nel maggio del 2025, Casillo è tornato sulla scena con una prova intensa e matura: “L’uomo dal fiore in bocca / Fiori di palco”, andato in scena in prima nazionale al Teatro San Ferdinando di Napoli. Sotto la regia di Pierpaolo Sepe, l’attore ha costruito un omaggio commosso e sentito a quattro grandi maestri del teatro del Sud: Luigi Pirandello, Raffaele Viviani, Totò ed Enzo Moscato. Un viaggio tra vita e morte, poesia e dialetto, memoria e palcoscenico, che ha visto Casillo affiancato da Sara Lupoli e Vincenzo Castellone.
Lo spettacolo è la sintesi perfetta della sua carriera: un ponte tra comicità e riflessione, tra il teatro classico e la forza viva del presente. Una dichiarazione d’amore alla cultura teatrale napoletana, senza nostalgia e senza retorica.
Napoli nelle ossa e nella voce
Casillo ha anche dedicato parte della sua carriera a riscoprire le tradizioni orali napoletane, come preghiere antiche, scongiuri, storie di santi e diavoli, che ha saputo riportare alla luce con affetto e ironia. Un’operazione culturale, più che teatrale, fatta senza enfasi, ma con quella naturalezza che solo chi ha Napoli nel sangue può permettersi. Non ha mai inseguito la fama facile. Non ha mai accettato ruoli “di moda”. Ha scelto, piuttosto, di essere interprete coerente di una napoletanità vera, fatta di dettagli, di sguardi, di sottintesi. E per questo oggi è un punto di riferimento per una generazione che cerca autenticità.
Fonti
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Film: Così parlò Bellavista (1984), regia di Luciano De Crescenzo
- wikipedia.org (foto: pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=2155306)


