Carosello Napoletano: un affresco musicale e visivo della Napoli tra ‘900 e dopoguerra
Nel cuore del cinema italiano degli anni ’50, “Carosello Napoletano” di Ettore Giannini emerge come un unicum, un film-rivista che intreccia musica, teatro e storia per raccontare Napoli attraverso mezzo secolo di vicende, dal 1900 al dopoguerra.Tratto dall’omonimo lavoro teatrale dello stesso Giannini, che qui firma anche la sceneggiatura, il film segue le peripezie della famiglia del cantastorie napoletano Salvatore Esposito (interpretato da Paolo Stoppa), unendo in un unico racconto episodi e canzoni che rievocano la ricchezza culturale e popolare della città.

Carosello Napoletano” è molto più di un semplice film musicale: è un prezioso documento di un mondo ormai scomparso, quello della rivista e dell’avanspettacolo, genere teatrale che rappresentò una vera fucina per il cinema italiano degli anni ‘40 e ‘50.
Insieme ad altre pellicole emblematiche come I pompieri di Viggiù (1949) di Mario Mattoli o Luci del varietà (1950) di Federico Fellini e Alberto Lattuada, i film di Giannini immortalano quell’universo di spettacoli dal vivo, in cui esordirono grandi stelle come Totò, Anna Magnani e Vittorio De Sica.

Il linguaggio cinematografico di Giannini risente profondamente delle origini teatrali del film: i movimenti di macchina, zoom, carrellate e le scenografie ricche di scale e finestre creano un gioco di “scatole cinesi” meta-cinematografico, in cui la narrazione si apre e si chiude come in un carosello – da qui il titolo – di immagini e storie che si incorniciano l’una dentro l’altra.
Una finestra aperta su una serenata diventa un cartoline da Napoli, che si trasforma nel vagone di un treno diretto al fronte, e così via, un caleidoscopio di emozioni e rimandi alla cultura popolare.

Girato in Pathecolor (la copia esistente è in Technicolor, con alcune perdite cromatiche), il film sprizza colori vividi e festosi, che si intrecciano con coreografie ambiziose curate dal grande Léonide Massine, qui anche attore.
La scenografia di Mario Chiari, premiata ai Nastri d’Argento e a Cannes, contribuisce a cesellare un’immagine fastosa e ricca di dettagli, tra presepi, tarantelle, maschere di Pulcinella, corna e mandolini:  tutto l’“oro” di Napoli racchiuso in 129 minuti.

Sul piano musicale, “Carosello Napoletano” porta nel suo grembo il seme del musical americano e anticipa persino alcune soluzioni che richiamano i videoclip moderni. Celebra alcune delle più celebri canzoni napoletane interpretate da stelle del canto come Beniamino Gigli (O sole mio, Funiculì Funiculà), Carlo Tagliabue e Giacomo Rondinella, affiancando la grande tradizione lirica con quella popolare.

Il film è anche una testimonianza della storia e della società napoletana che cambia, uno sguardo che unisce la tradizione e l’innovazione, la festa e la difficoltà, la vitalità di un popolo che trova nella musica e nel teatro un balsamo per le sue ferite quotidiane.

Tra le curiosità, spicca la presenza di Sofia Loren in un ruolo secondario, che riflette la sua giovane carriera allora legata a moda e fotografia, e la lode alla Cineteca di Bologna per il restauro di questo capolavoro, annoverato tra i 100 film italiani da salvare dalle Giornate degli Autori di Venezia.

Carosello Napoletano è dunque un viaggio sensoriale e culturale dentro la Napoli del secolo scorso, un’opera che non si limita a intrattenere, ma invita a riflettere su una tradizione artistica viva e pulsante, da preservare e celebrare.

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