“Carosello Napoletano” è molto più di un semplice film musicale: è un prezioso documento di un mondo ormai scomparso, quello della rivista e dell’avanspettacolo, genere teatrale che rappresentò una vera fucina per il cinema italiano degli anni ‘40 e ‘50.
Insieme ad altre pellicole emblematiche come I pompieri di Viggiù (1949) di Mario Mattoli o Luci del varietà (1950) di Federico Fellini e Alberto Lattuada, i film di Giannini immortalano quell’universo di spettacoli dal vivo, in cui esordirono grandi stelle come Totò, Anna Magnani e Vittorio De Sica.
Il linguaggio cinematografico di Giannini risente profondamente delle origini teatrali del film: i movimenti di macchina, zoom, carrellate e le scenografie ricche di scale e finestre creano un gioco di “scatole cinesi” meta-cinematografico, in cui la narrazione si apre e si chiude come in un carosello – da qui il titolo – di immagini e storie che si incorniciano l’una dentro l’altra.
Una finestra aperta su una serenata diventa un cartoline da Napoli, che si trasforma nel vagone di un treno diretto al fronte, e così via, un caleidoscopio di emozioni e rimandi alla cultura popolare.
Girato in Pathecolor (la copia esistente è in Technicolor, con alcune perdite cromatiche), il film sprizza colori vividi e festosi, che si intrecciano con coreografie ambiziose curate dal grande Léonide Massine, qui anche attore.
La scenografia di Mario Chiari, premiata ai Nastri d’Argento e a Cannes, contribuisce a cesellare un’immagine fastosa e ricca di dettagli, tra presepi, tarantelle, maschere di Pulcinella, corna e mandolini: tutto l’“oro” di Napoli racchiuso in 129 minuti.
Sul piano musicale, “Carosello Napoletano” porta nel suo grembo il seme del musical americano e anticipa persino alcune soluzioni che richiamano i videoclip moderni. Celebra alcune delle più celebri canzoni napoletane interpretate da stelle del canto come Beniamino Gigli (O sole mio, Funiculì Funiculà), Carlo Tagliabue e Giacomo Rondinella, affiancando la grande tradizione lirica con quella popolare.
Il film è anche una testimonianza della storia e della società napoletana che cambia, uno sguardo che unisce la tradizione e l’innovazione, la festa e la difficoltà, la vitalità di un popolo che trova nella musica e nel teatro un balsamo per le sue ferite quotidiane.
Tra le curiosità, spicca la presenza di Sofia Loren in un ruolo secondario, che riflette la sua giovane carriera allora legata a moda e fotografia, e la lode alla Cineteca di Bologna per il restauro di questo capolavoro, annoverato tra i 100 film italiani da salvare dalle Giornate degli Autori di Venezia.
Carosello Napoletano è dunque un viaggio sensoriale e culturale dentro la Napoli del secolo scorso, un’opera che non si limita a intrattenere, ma invita a riflettere su una tradizione artistica viva e pulsante, da preservare e celebrare.


