Chi nun s’è annammurato quanno era ggiovane, ’a viecchio addeventa strunzo

Foto da pixabay.com

Ad litteram: “Chi non si è innamorato da giovane, da vecchio diventa stupido“.

Napoli, si sa, ha una lingua che non fa sconti: va dritta al punto, taglia corto, ma dice sempre il vero. E quando parla d’amore, lo fa con una sincerità che può sembrare ruvida, ma è solo lucidità popolare.
Questo proverbio non è tenero, ma è profondamente umano; cosa vuol dire? Che chi, da giovane, non ha mai provato la scossa dell’amore — quello che ti sconvolge, ti fa battere il cuore, ti mette in crisi ma ti fa crescere — rischia da anziano di perdere il senso delle cose.
Perché quando il sentimento arriva tardi, quando il corpo è stanco, ma il cuore si sveglia, l’equilibrio si rompe e si finisce spesso col fare scelte ridicole, azzardate, talvolta persino tragiche.

Non è una condanna contro l’amore in età avanzata, anzi: Napoli ha grande rispetto per chi ama sempre, a ogni età, ma questo proverbio vuole dire un’altra cosa: chi non ha conosciuto l’amore nella giovinezza, spesso da vecchio si fa travolgere da emozioni che non sa gestire, perché non ha gli anticorpi, non ha memoria, non ha esperienza.

L’amore, se non lo hai vissuto quando la testa è fresca e le gambe corrono, da vecchio può diventare un’ossessione:  allora si vedono certi vecchietti che rincorrono sogni assurdi, che diventano gelosi, ridicoli, che si lasciano sfruttare, che si aggrappano a illusioni come fossero verità. E Napoli, che osserva e ride ma anche capisce, lo dice così: “è addeventato strunzo”.

C’è in questo detto anche una lezione sottile e malinconica: le emozioni non vanno rimandate, l’amore va vissuto quando arriva. e si perdono queste occasioni, la vita ti presenta il conto più tardi, e allora paghi con la dignità.

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