Municipalità 1 – Quartiere Chiaia
Cap: 80121 – 80122
Dove si trova
Informazioni sul toponimo
Questa storica e affascinante strada, che si sviluppa parallelamente alla costa dalla quale è separata dalla Villa Comunale, ospita alcuni dei più prestigiosi e suggestivi palazzi di Napoli.
La sua costruzione risale a periodi precedenti al Rinascimento, quando la zona, inizialmente abitata da pescatori, cominciò a essere sviluppata.
Nel 1775, nella pianta della città del Duca di Noia, si può osservare come già il primo tratto della Riviera, che da Piazza Vittoria conduce a Piazza San Pasquale, fosse caratterizzato da una serie di edifici significativi. Il secondo tratto, che si estende da Piazza San Pasquale alla Torretta, presentava altrettanti palazzi di grande rilevanza.
La zona ha visto una rapida crescita e urbanizzazione nel corso dei secoli, diventando una delle aree più eleganti della città. Il quartiere, che si affaccia sul Golfo di Napoli, ha sempre avuto un’attrazione particolare per l’aristocrazia e la borghesia dell’epoca, che vi costruirono residenze sontuose. Alcuni dei palazzi che decorano la Riviera di Chiaia risalgono all’epoca borbonica e sono testimonianze della ricchezza architettonica del periodo.
Tra i palazzi di maggior valore storico e architettonico, molti conservano ancora oggi elementi di grande fascino, come le facciate neoclassiche, le grandi terrazze con vista sul mare e gli interni sontuosi.
La strada è divenuta simbolo dell’eleganza e del lusso della città, nonché punto di riferimento per la vita sociale e culturale di Napoli.
Altre informazioni di interesse
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Siti e monumenti di interesse
Chiese
Chiesa di San Giuseppe a Chiaia
La Chiesa di San Giuseppe a Chiaia è una delle testimonianze più significative dello stile barocco napoletano; situata al civico 109 questa chiesa ha una storia che affonda le radici nel XVII secolo.
Originariamente, la chiesa era una piccola cappella voluta dal gesuita Flaminio Magnati nel 1571, annessa a una casa di riposo per i malati della congrega; nel periodo compreso tra il 1666 e il 1673, l’edificio fu ampliato e ristrutturato dall’architetto Tommaso Carrere, che ne trasformò la struttura in un luogo di culto più imponente e decorato. Successivamente, con l’espulsione dei Gesuiti da Napoli, la chiesa fu adibita a scuola nautica. Nel 1817, per volere di Ferdinando I, divenne sede dell’ospizio per ciechi, intitolato a San Giuseppe e Lucia.
L’interno della chiesa è a navata unica con cappelle laterali, caratterizzato da una volta a botte e copertura a tetto con travatura sui muri. Le decorazioni in stucco, tipiche del barocco napoletano, impreziosiscono l’ambiente, creando un’atmosfera di grande suggestione. L’altare maggiore è arricchito da marmi policromi e balaustra intarsiata.
Tra le opere pittoriche di rilievo, si annoverano: “La Sacra Famiglia” di Francesco De Maria, situata sull’altare maggiore; “Sant’Ignazio” di Luca Giordano; “La Famiglia della Vergine” di Nicola Malinconico; “Sant’Anna” di Francesco De Maria, conservata in sacrestia. Un altro dipinto significativo è quello di Giacomo Farelli, raffigurante la “Morte di San Giuseppe”.
Palazzi
Palazzo Caravita di Sirignano
Il Palazzo Caravita di Sirignano è una delle testimonianze architettoniche più importanti e suggestive di Napoli, situato lungo la celebre Riviera di Chiaia, un’area rinomata per la sua bellezza e il suo fascino storico. La storia di questo edificio risale al XVI secolo, quando, nel 1535, fu posta la sua prima pietra. Fu il primo palazzo a essere costruito lungo tutta la Riviera, segnando così l’inizio dello sviluppo di questa zona come residenza nobiliare.
L’edificio fu commissionato da Hernando de Alarcón, un marchese spagnolo al servizio dell’imperatore Carlo V. Uno degli elementi più antichi e caratteristici del palazzo è la torre di vedetta, posta all’angolo orientale, che testimonia la funzione difensiva originaria della struttura in un’epoca in cui la sicurezza era fondamentale.
Nel corso del XVII secolo, il palazzo fu completato e abbellito, tanto da diventare la residenza del viceré d’Astorga, dimostrando così la sua importanza nel panorama politico e sociale dell’epoca. La struttura si arricchì di decorazioni e ambienti raffinati, simbolo del potere e dello stile aristocratico.
Nel XIX secolo il palazzo conobbe ulteriori trasformazioni. Nel 1815 fu ristrutturato da Antonio Annito, mentre nel 1838 passò nelle mani del principe Leopoldo delle Due Sicilie, conte di Siracusa. Fu proprio quest’ultimo a incaricare l’architetto Fausto Niccolini di riammodernare l’edificio, portandolo ad essere un vero e proprio salotto aristocratico frequentato dalle élite progressiste napoletane.
Durante il XX secolo, il palazzo visse un periodo di cambiamento di destinazione d’uso: nel 1937 fu ristrutturato nuovamente e acquistato dalla compagnia di navigazione Tirrenia, assumendo una funzione più commerciale e meno residenziale.
Più recentemente, nel 2017, il Palazzo Caravita di Sirignano è stato acquisito dall’imprenditore Nunzio Colella, con l’intento di trasformarlo in un hotel di lusso.
L’architettura del palazzo si distingue per la sua facciata maestosa e per lo scalone di rappresentanza, simbolo dell’eleganza e della grandiosità degli ambienti interni. Ogni dettaglio racconta la lunga storia di un edificio che ha saputo attraversare i secoli mantenendo il suo prestigio e la sua funzione di centro di vita sociale e culturale.
Palazzo Caracciolo di San Teodoro
Il Palazzo Caracciolo di San Teodoro è una delle residenze nobiliari più significative di Napoli, situata al civico 281; costruito tra il 1826 e il 1830 su commissione del duca Carlo Caracciolo di San Teodoro, il palazzo fu progettato dall’architetto fiorentino Guglielmo Bechi, noto per il suo stile neoclassico e per le sue opere commissionate dalla corte borbonica.
L’edificio si distingue per la sua pianta a “L” e per la facciata dipinta in un elegante rosso pompeiano. La struttura si sviluppa su tre piani, ciascuno caratterizzato da un ordine architettonico differente: al piano terra: ordine dorico, con colonne scanalate e capitelli dorici; al primo piano ordine ionico, con colonne e capitelli ionici; al secondo piano: ordine corinzio, con colonne e capitelli corinzi.
Questa successione di ordini architettonici conferisce al palazzo una maestosità e una simmetria tipiche del neoclassicismo. La facciata è arricchita da un cornicione a dentelli che ne sottolinea la verticalità.
Gli interni del palazzo sono altrettanto raffinati. Il piano nobile ospita una sala da ballo delimitata da colonne, caratterizzata da una volta a botte e due absidi. L’androne d’ingresso presenta una copertura con volta a botte a tutto sesto, mentre la scala principale è neoclassica, con volta a padiglione.
Oggi, il Palazzo Caracciolo di San Teodoro è “Palazzo San Teodoro”, una location esclusiva per eventi, matrimoni e cerimonie. La struttura ha conservato gran parte delle sue decorazioni originali e dell’arredo, offrendo un ambiente elegante e suggestivo per eventi di prestigio.
Palazzo Cioffi
Il Palazzo Cioffi è un edificio storico situato al civico 264, che rappresenta un esempio significativo dell’architettura residenziale napoletana tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo.
Costruito sulle fondamenta di una proprietà appartenuta ai Carafa di Belvedere nel XVII secolo, l’edificio attuale fu ristrutturato tra la seconda metà del XVIII secolo e gli inizi del XIX secolo.
Il palazzo appartenne inizialmente ai marchesi Cioffi, successivamente ai Macedonio, ai Carafa di Traetto (il cui stemma appare nel timpano triangolare della finestra centrale del piano nobile) e infine ai Caracciolo di Sant’Eramo.
La facciata si sviluppa su cinque piani (compreso il mezzanino) ed è caratterizzata da un basamento decorato con stucco a listello, interrotto solo dalle aperture del mezzanino e dal portale a sesto ribassato in marmo e piperno risalente al XVIII secolo. Le paraste angolari a bugne a cuscino e le cornici marcapiano scandiscono i piani superiori. Il piano nobile presenta balconi con trabeazioni triangolari e un balcone centrale sormontato dallo stemma in stucco.
Il cortile interno, che evidenzia la planimetria a “C” del palazzo, ospita un portale con architrave decorata da due cavalli rampanti e motivi floreali, che in passato poteva essere l’ingresso per una cappella privata. Ai lati del portale si trovano nicchie che probabilmente ospitavano busti ornamentali.
Negli anni Cinquanta e Sessanta del XX secolo, la struttura subì modifiche significative: fu aggiunto un sesto piano e fu costruita una sala cinematografica nel giardino, alterando la volumetria originale del fabbricato.
Palazzo Guevara di Bovino

Il Palazzo Guevara di Bovino situato al civico fu costruito nel XIX secolo dall’architetto Ettore Moscarellaispirandosi all’architettura rinascimentale fiorentina, in particolare al Palazzo Pitti, come evidenziato nella facciata progettata da Giuseppe Pisanti.
Il palazzo appartenne inizialmente ai Guevara, duchi di Bovino, e successivamente ai Caracciolo, marchesi di Bella. Nel 1906, passò alla famiglia Di Marzo. Il primo piano fu abitato dai Pignatelli e successivamente ospitò il Consolato di Francia.
L’edificio si sviluppa su tre piani fuori terra ed è interamente in bugnato liscio, con balconate che percorrono l’intera facciata. La sala della biblioteca e il salone da ballo sono stati affrescati da Ignazio Perricci.
Il 4 marzo 2013, un’ala del palazzo crollò a causa dei lavori per la realizzazione della stazione Arco Mirelli della Linea 6 della Metropolitana di Napoli. Fortunatamente, non ci furono vittime. Dopo un iter giudiziario, nel 2019 furono completati i lavori di ricostruzione e restauro dell’edificio.
Palazzo Ischitella
Il Palazzo Ischitella, situato al civico 270 fu costruito nel 1647 su commissione del magistrato spagnolo Mattia Casanatte, il palazzo fu danneggiato durante la rivolta di Masaniello nello stesso anno. Successivamente, fu venduto alla famiglia Pinto y Mendoza, che ne curò i restauri e ampliamenti, conferendogli l’aspetto attuale.
L’edificio si sviluppa su tre piani e presenta una facciata in stile barocco, con tre ingressi principali, di cui uno attualmente utilizzato da attività commerciali. L’ingresso centrale conduce a un atrio con archi a sesto ribassato e a un cortile rettangolare con una fontana in una nicchia. All’interno, sono conservati affreschi, stucchi, porte dipinte e arredi del XVIII e XIX secolo.
Nel XIX secolo, il palazzo divenne residenza del principe Francesco Emanuele Pinto y Mendoza, che ricoprì ruoli di rilievo nel Regno delle Due Sicilie.
Dopo l’unità d’Italia, il palazzo fu utilizzato come sede del Grand Hôtel d’Angleterre; negli anni successivi, subì danni a causa dei bombardamenti del 1943. Attualmente, ospita un appartamento storico visitabile, sede di eventi culturali e sociali.
Palazzo Pignatelli di Strongoli

Il Palazzo Pignatelli di Strongoli è un elegante edificio storico situato al civico 256; costruito intorno al 1820 dall’architetto Fausto Niccolini, il palazzo fu commissionato da Francesco Pignatelli, conte di Melissa e principe di Strongoli, come residenza nobiliare.
Il palazzo presenta una facciata neoclassica con un basamento leggermente bugnato. I balconi dei piani superiori sono sorretti da mensole, con quelli del piano nobile sormontati da un timpano triangolare e gli altri da una cornice rettilinea. L’ingresso è caratterizzato da un portale affiancato da due colonne in marmo bianco, poggiate su un basamento in piperno, che sorreggono la struttura portante del balcone del piano nobile. Al di sopra dell’arco si trova lo stemma della famiglia Pignatelli.
All’interno, l’androne presenta una volta a botte a tutto sesto, da cui si accede al cortile centrale. Qui si trova una scala aperta su pilastri, con rampe parallele e pietre a sbalzo in piperno e tufo, che conducono ai piani superiori .
Nel 1860, il principe Francesco Pignatelli sposò Adelaide del Balzo, una letterata di spicco e fondatrice di un’accademia di lettere e scienze nel loro palazzo. La del Balzo fu una delle tre donne iscritte all’Accademia Pontaniana e divenne ispettrice di molti istituti napoletani dell’epoca.
Oggi, il palazzo è un condominio di prestigio, perfettamente conservato e parzialmente abitato ancora dai discendenti della famiglia Pignatelli.
Palazzo Ravaschieri di Satriano

Il Palazzo Ravaschieri di Satriano è un edificio storico situato al civico 287; costruito nel 1605 su commissione del principe Ravaschieri di Satriano, fu uno dei primi palazzi ad essere edificati nella zona.
Nel 1672, il palazzo fu abitato dal viceré Fadrique Álvarez de Toledo y Ponce de León, marchese di Villafranca e ambasciatore presso lo Stato Pontificio. Successivamente, fu abitato dal marchese di Astorga e dal marchese di Los Vélez fino al 1682
Nel XVIII secolo, l’architetto napoletano Ferdinando Sanfelice ampliò e restaurò l’edificio, conferendogli l’aspetto attuale. La facciata si sviluppa su cinque piani e presenta un basamento con un semplice portale in pietra lavica bugnata. La seconda linea di balconi è sormontata da timpani spezzati a triangolo e semicircolare, nei quali sono incastonati busti. L’ingresso secondario su vico Satriano conduce a un cortile ornato da statue marmoree.
Gli interni del palazzo conservano volte affrescate del XVIII e XIX secolo, attribuite all’artista Crescenzo Gamba, allievo di Francesco Solimena. Nel XIX secolo, l’architetto Gaetano Genovese decorò uno degli appartamenti del secondo piano.
Alcune curiosità: nel 1861, vi nacque lo scrittore Federico De Roberto, noto per il romanzo I Viceré; al piano terra del palazzo ha sede la storica bottega sartoriale E. Marinella, fondata nel 1914 e celebre per le sue cravatte artigianali.
Palazzo Ruffo della Scaletta
Il Palazzo Ruffo della Scaletta è un elegante edificio storico situato al civico 202 d; originariamente noto come Palazzo Carafa di Belvedere, fu costruito nel XVII secolo dalla famiglia Carafa e successivamente ristrutturato nel XIX secolo dai Ruffo della Scaletta.
Nel 1830, il principe Antonio Ruffo della Scaletta acquistò il palazzo e commissionò un ampio restauro tra il 1832 e il 1835. L’ingegnere Francesco Saverio Ferrari si occupò della rifacitura della facciata, mentre l’architetto Guglielmo Bechi intervenne sul giardino, sulla scala interna e sugli appartamenti del secondo piano.
L’elemento architettonico di maggior interesse è lo scalone ottagonale, decorato con stucchi neoclassici e statue marmoree. L’atrio che precede lo scalone presenta una volta a botte scanalata sorretta da colonne corinzie e pilastri, ispirata alla prospettiva borrominiana di Palazzo Spada a Roma.
Gli interni del palazzo conservano affreschi di Salvatore Giusti e Giuseppe Cammarano, tra cui un soffitto dipinto con il “Banchetto degli Dei” e figure alate. Le decorazioni in stucco risalgono al periodo del restauro operato da Bechi.
Nel 2021, l’Associazione Costruttori Edili della Provincia di Napoli (ACEN) ha acquisito gran parte del piano nobile e l’annesso giardino per ospitare la propria sede. Il restauro, completato nel 2023, ha riportato gli spazi alla loro forma originale, riscoprendo magnifiche decorazioni e restituendo colore ad ambienti che rischiavano di diventare anonimi.
Palazzo Battiloro

Il Palazzo Battiloro, noto anche come Palazzo Belgioioso, è un edificio storico situato al civico 180; l‘immobile si erge su sei piani e presenta una facciata neoclassica con bugnato liscio al piano terra e finestre con piattabanda ai piani superiori. Il balcone centrale del primo piano è caratterizzato da una balaustra marmorea decorata, mentre l’ultimo piano, risalente al dopoguerra, è dotato di una veranda con colonne.
All’interno, il palazzo conserva un vestibolo con tre statue marmoree e lo stemma della famiglia Battiloro. Una scala circolare conduce al piano nobile, che ospita sale affrescate, arredi d’epoca e una cappella privata in stile neobizantino.
Nel corso della sua storia, il palazzo è appartenuto a diverse famiglie nobili, tra cui i d’Avalos e i Quarto di Belgioioso. Alla fine del XIX secolo, fu acquisito dal marchese Domenico Battiloro, che lo donò all’Ordine di Malta.
Oggi, il Palazzo Battiloro è un esempio significativo dell’architettura neoclassica napoletana e contribuisce al fascino storico e architettonico della Riviera di Chiaia.
Palazzo Schioppa
Il Palazzo Schioppa è un edificio storico situato al civico 185 ; questo palazzo rappresenta un esempio significativo dell’architettura nobiliare partenopea del XVIII secolo.
Il palazzo fu costruito nel 1766 su progetto dell’architetto Gaetano Schioppa, noto per il suo impegno nell’urbanizzazione della città durante il periodo borbonico. La sua realizzazione rispondeva all’esigenza di ampliare e abbellire la zona costiera di Napoli, che stava vivendo un periodo di grande fermento culturale e architettonico.
La facciata del palazzo si distingue per la sua sobria eleganza, caratterizzata da linee classiche e proporzioni armoniose.
Il portale d’ingresso, sormontato da un balcone con balaustra, è arricchito da decorazioni in stucco che testimoniano l’abilità degli artigiani dell’epoca. Gli interni conservano ambienti sontuosi, con soffitti affrescati e pavimenti in maiolica, che riflettono lo stile rococò tipico del periodo.
Nel corso dei secoli, il Palazzo Schioppa ha ospitato diverse famiglie nobiliari, fungendo da residenza privata e da luogo di rappresentanza. La sua posizione privilegiata sulla Riviera di Chiaia lo ha reso un punto di riferimento per l’aristocrazia napoletana.
Oggi, l’edificio è di proprietà privata e non è aperto al pubblico, ma rappresenta comunque un importante testimone della storia architettonica e sociale di Napoli.
Palazzo Petagna di Trebisacce
Il Palazzo Petagna di Trebisacce è un edificio storico situato al numero 257 della Riviera di Chiaia, nel quartiere Chiaia di Napoli . Costruito all’inizio del XVII secolo, è stato successivamente ristrutturato fino alla fine del XIX secolo.
Il palazzo presenta una struttura a corte con una forma leggermente a “L”. L’ingresso è caratterizzato da un androne voltato a botte, mentre la muratura è realizzata in tufo, materiale tipico dell’architettura napoletana. La copertura è piana, sostenuta da travature sui muri.
Attualmente, il Palazzo Petagna ospita diverse attività, tra cui uffici e studi professionali. Ad esempio, è disponibile per la locazione un ampio studio di rappresentanza al primo piano, con soffitti alti 6 metri e balconi affacciati sulla Riviera di Chiaia.
Palazzo Mirelli di Teora
Il Palazzo Mirelli di Teora, precedentemente noto come Palazzo Barile di Caivano, è una storica residenza situata al numero civico 66; questo edificio rappresenta un notevole esempio di architettura barocca napoletana, con una storia ricca di eventi e personaggi illustri.
La costruzione del palazzo iniziò nei primi anni del 1600 per volere del duca di Caivano, segretario del Regno. Il progetto fu affidato a Cosimo Fanzago, celebre architetto e scultore napoletano, noto per opere come la Certosa di San Martino e Palazzo Donn’Anna.
Dopo la morte del duca e di suo figlio, il palazzo passò ai principi Mirelli di Teora. Nel 1703, l’architetto Ferdinando Sanfelice completò l’edificio, aggiungendo elementi distintivi come la scala aperta e decorazioni barocche
Nel 1768, in occasione del matrimonio tra Ferdinando IV di Borbone e Maria Carolina d’Austria, l’ambasciatore asburgico conte von Kaunitz-Rietberg commissionò a Carlo Vanvitelli il restauro del palazzo per ospitare un gran ballo celebrativo.
Tra le personalità che hanno frequentato ilpalazzo ricordiamo; Anthony Ashley-Cooper, terzo conte di Shaftesbury e filosofo inglese, morì nel palazzo nel 1713. Desiderava che il suo cuore fosse seppellito nel giardino della residenza; Nel 1770, il giovane Wolfgang Amadeus Mozart si esibì probabilmente in una performance musicale all’interno del palazzo; nel 1860, lo zar Alessandro II di Russia sposò in matrimonio morganatico Luisa Vulcano, principessa di Dolgoronky, nella residenza del marchese Nunziante, situata nel palazzo
Link utili
Come raggiungere la Riviera di Chiaia
Fonti
wikipedia.org
Le strade di Napoli – Gino Doria
le strade di Napoli – Romualdo Marrone
Napoligrafia
IlSud24 – Articolo su Palazzo Caravita di Sirignano
palazzosanteodoroeventi.it
catalogo.beniculturali.it
chiaia.it
palazzoischitella.it
storiedinapoli.it


