Municipalità 2 – Quartiere Avvocata
Municipalità 3 – Quartiere Stella
Cap: 80135
Dove si trova
Informazioni sul toponimo
Via Santa Teresa degli Scalzi è una delle arterie storiche di Napoli che collega i quartieri Stella e Avvocata, partendo dall’incrocio con via Salvator Rosa e via Enrico Pessina, e terminando al ponte della Sanità. La strada prende il nome dalla chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, edificata nel Seicento.
In passato, la zona era caratterizzata da terreni verdi e conventi, come evidenziato dalla mappa del Duca di Noja del 1775. Nel XIX secolo, la via venne progettata per migliorare l’accesso alla reggia di Capodimonte, ancora difficile da raggiungere. I lavori di urbanizzazione, sotto il dominio francese, trasformarono la strada in un’importante arteria per congiungere il centro città con la periferia, tra cui la zona di Capodimonte, già residenza reale. Inizialmente chiamata corso Napoleone, la strada venne divisa in due dopo la Restaurazione, assumendo l’attuale nome di via Santa Teresa e via nuova Capodimonte.
Nel corso dei decenni, via Santa Teresa ha visto significativi cambiamenti urbanistici, inclusi i lavori per creare un tracciato più accessibile, il cui tratto più ripido è ancora visibile.
Ma via Santa Teresa degli Scalzi è anche luogo di memoria civile: durante le Quattro Giornate di Napoli del 1943, qui furono erette barricate contro l’occupazione tedesca e il giovane Gennaro Capuozzo, simbolo di coraggio partenopeo, cadde combattendo.

Foto: www.chieracostui.com
Altre informazioni di interesse
Al numero civico 12 visse Bernardo Celentano (Napoli, 23 febbraio 1835 – Roma, 28 luglio 1863), pittore, esponente del verismo.
Insieme a Domenico Morelli, di cui era amico, e a Filippo Palizzi, fu animatore del movimento di un rinnovamento artistico verso un verismo e in contrasto con le rigide regole accademiche, che è conosciuto come Scuola di Resìna.
A Bernardo Celentano è intitolata una via nel quartiere Stella.
Fonte: www.wikipedia.org
Siti e monumenti di interesse
Chiese
Chiesa di Santa Teresa degli Scalzi
Sospesa tra arte e spiritualità, la Chiesa di Santa Teresa degli Scalzi domina l’omonima via che sale verso Capodimonte, al confine con il Rione Sanità. Fu costruita tra il 1602 e il 1612 per i Carmelitani Scalzi, ordine riformato ispirato alla mistica di Santa Teresa d’Avila e San Giovanni della Croce, figure che ancora oggi accolgono i fedeli nelle nicchie ai lati del portale.
Il progetto iniziale si deve a Giovanni Giacomo di Conforto, mentre la splendida facciata, completata nel 1652, è opera di Cosimo Fanzago, genio barocco capace di fondere eleganza e teatralità. Il prospetto, sobrio ma armonioso, si distingue per il raffinato gioco di paraste bianche, rilievi in stucco e decorazioni che conferiscono un ritmo visivo equilibrato. L’accesso alla chiesa avviene attraverso una scalinata a doppia rampa, progettata per compensare il dislivello del terreno e accentuare la solennità dell’ingresso.
L’interno, a navata unica con cappelle laterali, custodisce opere di pregio e un’atmosfera raccolta, dove la luce esalta le superfici chiare e i dettagli scultorei. Nei secoli, la chiesa ha vissuto le trasformazioni del quartiere, diventando punto di riferimento per la devozione popolare.
Oggi la chiesa, con la sua architettura sobria e spirituale, continua a dominare la collina come un ponte tra fede, arte e storia cittadina, custodendo l’anima resistente e devota di Napoli.
Ponte della Sanità
Il Ponte della Sanità, oggi dedicato a Maddalena Cerasuolo, è una delle strutture più suggestive di Napoli. Con i suoi 118 metri di lunghezza e sei maestose campate, collega via Santa Teresa degli Scalzi a corso Amedeo di Savoia, sovrastando il cuore pulsante del Rione Sanità.
La sua storia nasce da un’esigenza reale: quando Carlo di Borbone fece costruire la Reggia di Capodimonte nel 1738, il nuovo palazzo risultava isolato dal centro cittadino a causa del colle del Casciello. Fu però solo durante il decennio francese, con Giuseppe Bonaparte e poi Gioacchino Murat, che si decise di superare l’ostacolo naturale costruendo un ponte monumentale. L’incarico fu affidato all’architetto Nicola Leandro, che tra il 1806 e il 1807 realizzò un’opera ardita e visionaria, simbolo del progresso urbano dell’epoca.
La costruzione non fu indolore: per erigere il ponte fu necessario demolire parte del complesso seicentesco di Santa Maria della Sanità, sacrificio emblematico delle trasformazioni imposte dal tempo. Inaugurato nel 1809, il ponte divenne uno dei simboli della Napoli murattiana, sospeso tra ingegneria e bellezza.
Ma la sua storia più eroica si lega al settembre del 1943. Durante le Quattro Giornate di Napoli, la giovane partigiana Maddalena “Lenuccia” Cerasuolo, nata nel quartiere Stella, si batté per impedire ai tedeschi di far saltare il ponte, salvando così il collegamento vitale con la città. Per il suo coraggio le fu conferita la Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
Oggi, il Ponte Maddalena Cerasuolo unisce ancora passato e presente, memoria e architettura, offrendo una vista spettacolare sulla Basilica della Sanità e sul Vesuvio, testimone silenzioso di una Napoli che resiste e rinasce.
Palazzi
Palazzo Mautone
Il Palazzo Mautone al civico 118 racconta la storia di una Napoli ottocentesca in trasformazione. Sorto nei primi decenni del XIX secolo, quando la strada — allora “corso Napoleone” — univa la città bassa al nuovo polo di Capodimonte, il palazzo rappresenta un raffinato esempio di architettura borghese dal gusto neoclassico.
La costruzione, attribuita all’architetto Pietro Valente per conto del negoziante Mautone, si distingue per la sobrietà armoniosa della facciata: un basamento in bugnato che regge quattro piani regolari, finestre ordinate e un balcone centrale sorretto da poderosi mensoloni, sotto un cornicione lineare che ne chiude l’impianto con eleganza.
Nato come residenza privata, poi passato agli eredi baroni de Costanzo, l’edificio testimonia il gusto di una Napoli che si apriva alla modernità senza rinunciare alla misura classica. Oggi, pur immerso nel traffico e nella vitalità popolare del quartiere Stella, il palazzo conserva intatta la sua dignità severa: un frammento di quell’equilibrio architettonico che segnò l’età murattiana e che ancora oggi, tra pietra e intonaco, restituisce il respiro di una città in costante rinascita.
Palazzo Scognamiglio
Al numero 134 Via Santa Teresa degli Scalzi, si staglia il Palazzo Scognamiglio: un elegante edificio neoclassico, commissionato al progettista Giuseppe Califano dal torrese Raffaele Scognamiglio, come recano le iniziali ancora visibili sulla facciata.
La costruzione è evidenziata dal bugnato a piano terra, un portale rientrato e un balcone sporgente, finestre del primo piano sormontate da timpani triangolari e una corona architettonica di lesene e foglie fino al grande timpano dell’ultimo livello.
Camminando sotto il portone d’ingresso ci si trova immersi in un cortile interno che conserva ancora tracce del passato aristocratico: la luce entra dall’asse di via Santa Teresa, ma il silenzio interno pare distaccarsi dal traffico esterno.
Nonostante non siano reperibili documenti dettagliati sul momento esatto della sua edificazione, la sua posizione – poco sopra il prospetto della chiesa dei Carmelitani Scalzi – e le scelte stilistiche lo collocano nella fase di espansione urbana della Napoli dell’Ottocento. È esempio di come l’aristocrazia borbonica e i notabili cittadini cercassero residenze degne lungo l’asse verso la collina di Capodimonte.
Palazzo Angiulli
al civico 148/A si erge il Palazzo Angiulli, testimone silenzioso di un tempo in cui le famiglie della città cercavano dimore eleganti all’ombra della collina di Capodimonte.
Il palazzo è noto soprattutto perché vi visse e morì Angiulli — giudice, filosofo e “atleta del pensiero”, come recita la lapide sulla facciata — dedito a una pedagogia scientifica che in Italia settentrionale muoveva i suoi primi passi alla fine dell’Ottocento.
Varcando il portone principale, il cortile interno – forse acciottolato e protetto sui lati da balconi – schiude uno spazio di quiete rispetto al frangente urbano della via alberata. Sulla facciata si nota una composizione architettonica sobria ma carica di dignità: bugnato al piano terra, finestre decorate al piano nobile, e quel gradino d’ingresso che separa la strada dal mondo privato della residenza.
Il Palazzo Angiulli si inserisce in un contesto urbano definito all’inizio dell’Ottocento, quando la via socio‑commerciale venne tracciata per collegare il centro antico con i quartieri collinari: e così anche questa dimora diventa parte di quel “nastro urbano” che unisce storie, architetture e nuovi modi di abitare la città.
Attraversandolo con lo sguardo, si percepisce non solo il segno del tempo impresso nella pietra e nei balconi, ma anche la testimonianza di una Napoli in transizione: da città regale e aristocratica a metropoli moderna, dove ogni palazzo racconta una singola famiglia e insieme una famiglia di racconti
Palazzo al civico 8
Al civico 8 di Via Santa Teresa degli Scalzi si trova un elegante palazzo vincolato come bene storico‑artistico.
La facciata, con bugnato al piano terra e finestre regolari ai piani superiori, lascia intendere una costruzione aristocratica che trae respiro dal panorama urbano della Napoli moderna, pur mantenendo il legame con il passato.Entrando dal portone d’epoca si accede a un cortile interno, tipico degli insediamenti nobiliari del Settecento e Ottocento nella zona della Stella/Materdei, dove la luce filtra tra gli archi e le strutture lignee raccontano una storia di prestigio e decoro.
Le fonti non riportano al momento un nome specifico di famiglia o data di costruzione confermata per questo immobile, ma il fatto che sia inserito nell’elenco dei “fabbricati vincolati” attesta la rilevanza architettonica e urbanistica dell’edificio.
Link utili
Come raggiungere via S. Teresa degli Scalzi
Fonti
- Wikipedia.org
- Le strade di Napoli – Gino Doria
- Le strade di Napoli – Romualdo Marrone


