Municipalità 1 – Quartiere Chiaia
Cap: 80122
Dove si trova
Informazioni sul toponimo
Questa strada nacque tra il 1860 e il 1873 grazie alla colmata della costa, trasformando un tratto di mare in un boulevard alberato d’ispirazione europea: un progetto urbano coraggioso che mise insieme funzionalità, eleganza e spazio pubblico .
In passato il viale era intitolato alla Regina Elena d’Italia (1873-1952), una figura di rilievo nella storia della monarchia italiana; nata Elena Petrovich-Njegosh, appartenente alla famiglia reale del Montenegro, divenne consorte di Vittorio Emanuele III, re d’Italia, nel 1896. Durante il suo regno, Elena si distinse per il suo impegno caritativo e sociale, sostenendo numerose iniziative per il miglioramento della condizione delle donne e dei bambini in Italia. Era anche molto rispettata per la sua dedizione durante la Prima Guerra Mondiale, quando prestò servizio come infermiera di guerra. Tuttavia, a seguito dei cambiamenti politici successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale e l’abolizione della monarchia italiana nel 1946, molte strade e luoghi che portavano il nome della famiglia reale furono rinominati.
Nel caso di Viale Regina Elena, la strada fu ribattezzata Viale Gramsci, in omaggio ad Antonio Gramsci (1891-1937) il quale fu un influente filosofo, politico e intellettuale italiano, fondatore del Partito Comunista d’Italia.
La sua opera più nota, Quaderni del carcere, scritta durante la detenzione fascista, affronta temi come filosofia, politica e cultura.
Gramsci sviluppò il concetto di “egemonia culturale”, secondo cui il potere non si esercita solo con la forza, ma anche attraverso il controllo delle idee e della cultura. Sosteneva che il cambiamento sociale derivasse da un’alleanza tra le classi subalterne, che dovevano acquisire consapevolezza politica. La sua morte prematura non ha fermato l’influenza delle sue idee.
Altre informazioni di interesse
- Al n. 30 si trova l’ultimo domicilio del poeta e musicista E.A. Mario, celebre per la canzone La leggenda del Piave. Un legame poetico tra il viale e un pezzo importante della storia musicale italiana
- Al civico 53 spicca un villino eclettico progettato nel 1882 per lo studioso Angelo de Gubernatis. La sua facciata presentava effigi di Dante, Manzoni, ma anche Buddha e Ganesha, con iscrizioni in pāli e sanscrito — dettagli ora perduti, ma un tempo testimoni di un curioso dialogo tra culture
- Nel febbraio 2019 cinque pini centenari del viale furono abbattuti per motivi di sicurezza. I residenti insorsero: per loro, “i pini caratterizzano Napoli come il mare” e senza di essi «la città non è la stessa»
Siti e monumenti di interesse
Palazzi
Palazzo Berlingieri
Nel tardo Ottocento, quando Napoli si trasformò grazie alla colmata che rese possibile la creazione del lungomare e del grande boulevard che oggi conosciamo come Viale Gramsci, emerse un edificio destinato a incarnare l’ambizione e il gusto raffinato dell’aristocrazia meridionale: il Palazzo Berlingieri, commissionato dai marchesi Berlingieri, una nobile famiglia calabrese.
L’imponenza del palazzo, sito al civico numero 5, si legge già dal basamento: i primi due piani sono rivestiti in bugnato liscio, una pietra robusta e levigata che trasmette solidità e dignità; sopra il bugnato si dispiega la scenografia del piano nobile, con la sua balconata continua in ghisa e finestre incorniciate da trabeazioni più marcate, che conferiscono una presenza visiva ben chiara lungo il viale.
Ogni dettaglio contribuisce a una composizione elegante e misurata: i cinque piani si succedono con regolarità, alternando aperture e modanature secondo un ritmo neorinascimentale. Sopra al portale di Viale Gramsci – il solo attualmente funzionante dopo la chiusura di quello su via Caracciolo – campeggia lo stemma araldico della famiglia, che testimonia ancora oggi il prestigio originario della residenza.
All’interno, anche se non sempre accessibili, si racconta che alcune sale mantengano decorazioni d’epoca, un segno sottile ma significativo della cura con cui il palazzo fu concepito.
Nel dicembre 2019, questo edificio aristocratico si aprì alla città in modo inaspettato, ospitando una mostra d’arte contemporanea: le opere del maestro Elio Marino e i gioielli di Letizia Esposito sono stati esposti nei suoi uffici, simbolo della nuova vocazione culturale dello stabile.
Oggi il Palazzo Berlingieri continua a vivere come residenza signorile e sede professionale, preservando intatto il fascino di dimensioni e proporzioni ottocentesche. È un luogo dove storia, urbanistica e arte convivono ancora nel cuore di Napoli.
Palazzo in viale Gramsci, 10
Il palazzo sito al civico 10, uno degli esempi più interessanti di eclettismo decorativo del quartiere Chiaia.
La sua facciata, come un sipario architettonico, si apre con paraste giganti che corrono verticalmente lungo l’edificio, incise da ornati floreali che ne spezzano la severità geometrica. Le finestre, inserite in archi ribassati, sono impreziosite da mantovane traforate che sembrano intagliate nella pietra come merletti. Il piano nobile si distingue con una balconata continua, mentre ai piani superiori si alternano balconi binati e singoli, decorati con anfore e busti marmorei che richiamano un gusto classico reinterpretato con sensibilità moderna.
In alto, il parapetto a terrazza corona la struttura con una successione ritmica di pilastrini sormontati da busti scolpiti, piccoli guardiani in marmo che sorvegliano l’orizzonte del golfo e il passeggio cittadino. È una facciata “parlante”, che comunica l’aspirazione all’arte, alla rappresentanza e al decoro urbano della borghesia napoletana tra Otto e Novecento.
L’edificio, verosimilmente costruito tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, si inserisce in quel clima di rinascita architettonica e stilistica che ha segnato la zona di Chiaia e della Riviera di Chiaia. Non si conosce con certezza l’architetto, ma lo stile ricorda gli interventi dei fratelli Du Mesnil, attivi in zona nello stesso periodo (come al civico 12 e al 22 del viale).
Oggi il palazzo è adibito a residenza privata.
Palazzo di viale Gramsci, 12
Il Palazzo di Viale Gramsci 12 incarna l’architettura borghese di fine Ottocento, progettato dai Fratelli Du Mesnil nel corso del 1920. La sua pianta a “C” avvolge un cortile interno, con un’elegante scala elicoidale a sbalzo che si snoda tra archi a sesto ribassato, sorprendente soluzione originale rispetto ai palazzi circostanti.
Costruito su murature in tufo e voltato con cura, il palazzo si distingue per il suo linguaggio neoclassico e per le aperture ad arco a tutto sesto, ornate da balconi con decorazioni floreali e un piano attico merlato in stile neomedievale, che spicca con discrezione sulla sommità.
Questa residenza, oggi sede del Consolato Polacco, racconta il fermento urbano di un tratto di mare che dopo l’Unità d’Italia venne trasformato in un boulevard moderno, caratterizzato da costruzioni signorili, doppi ingressi (su viale Gramsci e via Caracciolo) e un rapporto privilegiato con il paesaggio costiero.
Oggi, percorrendo il viale alberato, non è difficile cogliere l’eleganza discreta ma presente della facciata: i balconi ad arco, le ringhiere, le forme rinvigorite dalle rampe interne, rivelano un passato fatto di cura estetica e funzione urbana, tra la voglia di rappresentanza borghese e l’esigenza di comfort funzionale.
Palazzo di viale Gramsci, 17
Al civico 17B sorge un edificio che cattura immediatamente lo sguardo. La sua facciata, scandita da lunette spezzate soprastanti le finestre, richiama la decorazione barocca classica napoletana; l’ingresso si distingue per un portale con timpano spezzato, sormontato da due ninfe scolpite, una scelta che evoca la grandiosità del Portale Sanfelice alla Sanità.
Superato l’ingresso, ci si ritrova in un cortile raccolto, forse un’oasi nascosta tra le vie della città. Qui domina una raffinata fontana a figura femminile che versa acqua, incastonata su uno sfondo con nicchia e grande conchiglia: un piccolo gioiello barocco, un “gioiello nell’intimità interna” dell’edificio.
Il palazzo, attribuito ai Fratelli Du Mesnil, è strutturato su base neoclassica con pianta a “C” e due scale laterali monumentali. Queste scale si snodano su tre rampe semivoltate a sbalzo, poggianti su arconi a tutto sesto, testimoniando sapienti arsenali progettuali che sposano estetica e funzionalità.
Palazzo di viale Gramsci, 18
Appena oltre il civico 17, affacciato su uno dei viali più raffinati di Napoli, si erge il Palazzo di Viale Gramsci 18, una residenza che incarna la sobria eleganza neoclassica della città post-unitaria. Il suo stile, descritto da esperti, è «quasi neoclassico per la sua lineare semplicità», con la facciata scandita da lesene doriche e corinzie, struttura tipica della rigida armonia classica.
La costruzione, sorta dopo il grande risanamento costiero del 1873 che diede forma al boulevard alberato che oggi percorriamo, propone due livelli uniformemente distribuiti, sorretti da una partitura ordinata ed essenziale: una scelta estetica che non rinuncia a valorizzare il rigore formale, sperimentato in versi più lineari rispetto alle esuberanze barocche del vicinato.
Il basamento, solido e privo di fronzoli, serve da base a una composizione raffinata: la semplicità delle lesene accentua il senso di proporzione, mentre gli ordini architettonici giocano su una gradazione visiva, dal robusto dorico al più aggraziato corinzio. È un palazzo che parla piano, ma con nobiltà.
Pur non ricercando l’opulenza delle più decorative facciate del viale, quest’edificio sa farsi notare: la sua eleganza sobria, unita all’aderenza al movimento neoclassico, testimonia quella volontà di Napoli di costruire una nuova immagine, moderna ma radicata nelle forme del passato.
Palazzo di Viale Gramsci, 22
Il Palazzo di Viale Gramsci 22 è un edificio che racconta il fervore di una Napoli che voleva mostrarsi elegante e moderna dopo l’Unità.; costruito tra la fine dell’Ottocento – nel quarto quarto del XIX secolo – e un successivo piano attico aggiunto, si eleva con sei piani tra cui un mezzanino, quattro ordini nobili e l’attico superiore.
La sua facciata è un trionfo di decorazioni in stile neo-barocco: al centro si notano telamoni scolpiti – colonne antropomorfe che, in coppia, reggono le balconate, e pannelli in stucco giallo che ospitano giochi di puttini svolazzanti, distribuiti tra i balconi su tutti i piani.
Le balconate, sostenute da mensoloni massicci, si aprono in un ritmo scenografico su tutta la larghezza, mentre i balconi laterali – singoli – conferiscono un contrasto ritmico alla composizione; l’uso calibrato del colore – il grigio sobrio delle strutture architettoniche e il giallo dei pannelli decorativi – arricchisce la facciata senza appesantirla.
Entrando, è possibile ammirare una scala aperta a due arcate per piano, con ispirazioni settecentesche, che si sviluppa nel cortile a pianta rettangolare, creando un suggestivo effetto scenografico.
Oggi l’edificio continua a essere vissuto come condominio residenziale e sede di uffici, mantenendo integre le decorazioni e l’impianto grandioso dell’epoca. È un perfetto esempio di quanto architettura eclettica potessero comunicare valore, identità urbana e impegno estetico all’alba di una Napoli moderna.
Link utili
Come raggiungere Viale Antonio Gramsci
Fonti
wikipedia.org
treccani.it
Le strade di Napoli – Gino Doria
Le strade di Napoli – Romualdo Marrone
palazzidinapoli.it
catalogo.beniculturali.it
grandenapoli.it


