Quando passeggiando per la Pignasecca, lo sguardo si alza verso la stazione di Montesanto, snodo vitale incastonato nel cuore popolare di Napoli, si sta guardando la porta d’accesso non solo ai lidi di Torregaveta e Lucrino, ma a una storia di audacia ingegneristica e visione sociale: la Ferrovia Cumana, una linea che detiene il primato ufficioso, ma storicamente riconosciuto, di “Primo metrò d’Italia”.
Questo record nasce dalla sua duplice natura: è una ferrovia che serve una periferia, ma si inabissa in una galleria per entrare in città, proprio come una moderna metropolitana.
L’idea di una linea ferroviaria che collegasse rapidamente il centro di Napoli con l’area occidentale dei Campi Flegrei sorse verso la fine del XIX secolo; quest’area, ricca di antiche rovine romane, lidi balneari e stabilimenti termali (come quelli di Lucrino e Terme Patamia), era all’epoca in fase di grande sviluppo, anche grazie ai primi insediamenti industriali, come quelli a Bagnoli.
La necessità di un trasporto rapido era duplice: sostenere l’economia e promuovere il turismo.
Nel 1883, a Roma, fu fondata la “Società per le Ferrovie Napoletane”, composta prevalentemente da imprenditori belgi, con l’obiettivo specifico di costruire e gestire questa ferrovia “economica”. I lavori furono impegnativi, specialmente per il tracciato che prevedeva l’attraversamento di zone geologicamente complesse e la perforazione di gallerie; il progetto fu curato dall’ingegnere napoletano Giulio Cesare Melisurgo.
L’esercizio della linea fu avviato per tronconi successivi: il primo tratto, Napoli Montesanto – Terme Patamia (Bagnoli), fu inaugurato il 1° luglio 1889. La linea fu completata fino a Torregaveta, nel comune di Bacoli, prima del luglio 1890; sebbene fosse in funzione da tempo, l’inaugurazione ufficiale dell’intera tratta avvenne il 1° giugno 1892.
La Cumana fu subito acclamata come un’infrastruttura fondamentale e, per la sua funzione di collegamento rapido e la sua parziale sotterraneità (specialmente nel tratto urbano), venne definita il “primo metrò d’Italia”.
Il percorso tra storia e natura
Il tracciato della Cumana, lungo circa 20 chilometri, è un vero e proprio viaggio attraverso la storia e la geologia. Partendo da Montesanto, un importante nodo di interscambio nel cuore di Napoli, la linea si snoda rapidamente in sotterranea, emergendo nel quartiere di Fuorigrotta, un’area che avrebbe beneficiato enormemente del trasporto ferroviario per il suo sviluppo urbano e industriale.
Proseguendo verso ovest, la ferrovia attraversa la zona di Bagnoli, dove il suo passaggio fu cruciale per l’accesso alle Terme di Agnano e, in seguito, per i lavoratori dell’Italsider (poi ILVA).
Il tratto che costeggia il mare tra Bagnoli e Pozzuoli, offrendo una vista suggestiva sul Golfo, era particolarmente apprezzato dai turisti diretti ai lidi balneari come Lucrino.
La Cumana raggiunge poi Pozzuoli, il cuore dei Campi Flegrei, proseguendo verso i siti archeologici e le meraviglie naturali; il tracciato storico tocca punti cruciali come Arco Felice, l’ingresso alla conca vulcanica, e prosegue verso le antiche località costiere. L’estremità della linea, Torregaveta, era storicamente un punto di interscambio strategico, dove i passeggeri potevano imbarcarsi sui vaporetti diretti alle isole di Procida e Ischia, riducendo drasticamente i tempi di viaggio.
L’elettrificazione e l’era SEPSA
Una tappa fondamentale nell’ammodernamento della linea avvenne nel 1927, quando la trazione a vapore fu definitivamente pensionata e fu inaugurata la linea elettrificata: questo potenziamento aumentò notevolmente la capacità e la velocità del servizio; nel 1938, la gestione della linea passò dalla Società per le Ferrovie Napoletane alla SEPSA (Società per l’Esercizio di Pubblici Servizi Anonima).
Con l’avvento della SEPSA, la Cumana conobbe un’importante fase di sviluppo e ammodernamento: fu proprio la SEPSA che, negli anni Cinquanta, iniziò la costruzione di una linea parallela e complementare, la Circumflegrea (inaugurata nel 1962), per servire l’entroterra flegreo (Pianura, Quarto).
Nel corso del Novecento, entrambe le linee furono oggetto di progetti di raddoppio del binario e di continuo ammodernamento del materiale rotabile e delle stazioni, adeguandosi alle esigenze di una metropoli in costante crescita.
Il Ruolo Attuale (EAV)
Oggi, la Ferrovia Cumana è gestita dall’Ente Autonomo Volturno (EAV), la società di trasporto pubblico della Regione Campania che, dal 2012, ha inglobato anche la SEPSA.
La Cumana mantiene intatta la sua funzione vitale: è una delle arterie principali per il pendolarismo e il trasporto studentesco tra l’area flegrea e i poli universitari e lavorativi di Napoli. Pur affrontando sfide legate alla manutenzione e al potenziamento, essa continua a rappresentare un ponte storico e funzionale tra il caos urbano e l’incanto di un territorio unico al mondo, permettendo ancora oggi, come un secolo fa, di percorrere in pochi minuti i luoghi leggendari dell’antica Kyme e dei Romani.
Fonti
- Wikipedia.org
- Treccani.it
- EAV.it


