C’è una leggenda che aleggia tra gli uffici pubblici di Napoli: si dice che tra le scartoffie dell’ospedale militare si nascondesse un impiegato con un talento troppo grande per restare dietro una scrivania: quell’uomo era Vincenzo Cannavale, nato a Castellammare di Stabia il 3 aprile 1928. A “scoprirlo”, come un cercatore d’oro che trova una pepita inestimabile, fu nientemeno che Eduardo De Filippo. Da quel momento, la vita di Enzo abbandonò i timbri e le pratiche per abbracciare le tavole del palcoscenico e le luci della ribalta.
Il volto dei mille generi
Cannavale è stato uno dei più grandi “caratteristi” del cinema italiano, un termine che nel suo caso non è un limite, ma un complimento: era il sale che dava sapore a ogni pellicola. Lo ricordiamo tutti come il fedele brigadiere Caputo, l’ombra comica e leale di Bud Spencer nella tetralogia di Piedone, o in coppia con Bombolo e Tomas Milian, dove la sua parlantina e la sua mimica diventavano un contrappunto perfetto alla comicità più fisica dei colleghi.
Ma ridurre Enzo Cannavale alla sola “commedia sexy” o ai poliziotteschi sarebbe un errore imperdonabile. Sotto la maschera del comico batteva il cuore di un attore di razza, capace di passare dalle commedie di Scarpetta al rigore di Luciano De Crescenzo, che lo scelse per 32 dicembre (interpretazione che gli valse il Nastro d’Argento).
Dalla strada all’Oscar
Il culmine della sua carriera arrivò nel 1988, quando Giuseppe Tornatore lo scelse per il ruolo di Spaccafico in Nuovo Cinema Paradiso. In quel film, che avrebbe poi vinto l’Oscar, Cannavale portò tutta la malinconia e la dignità di un’epoca che svaniva. Era la dimostrazione definitiva: il “dilettante” scoperto da Eduardo era diventato un’icona mondiale del cinema.
Oggi, il docufilm del 2025 diretto da Mario Sesti, Enzo Cannavale: il magnifico dilettante, presentato alla Festa del Cinema di Roma, restituisce finalmente alla storia la grandezza di un artista che ha saputo restare umile pur frequentando l’Olimpo del cinema.
Fonti
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Wikipedia.org
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Premi e Riconoscimenti: Albo d’oro dei Nastri d’Argento (1988) e candidature David di Donatello (1991).


