Era il 3 ottobre 1839 quando, tra l’entusiasmo della folla e lo sbuffare di una locomotiva nuova di zecca, partì il primo treno della storia italiana: la linea collegava Napoli a Portici, appena 7 chilometri di rotaie che segnarono però un’epoca; nasceva così la prima ferrovia d’Italia.
Il Regno delle Due Sicilie, governato da Ferdinando II di Borbone, volle con forza questa infrastruttura come simbolo di modernità. Napoli, già capitale vivace e innovativa, dimostrava ancora una volta di guardare al futuro.
Un progetto internazionale
La ferrovia fu progettata dall’ingegnere francese Armando Bayard de la Vingtrie; la locomotiva, battezzata “Bayard” in suo onore, era stata costruita in Inghilterra: un gioiello di meccanica a carbone, capace di trainare otto carrozze tra sbuffi di vapore e cigolii metallici.
Il primo viaggio inaugurale trasportò circa 250 invitati illustri, tra nobili, diplomatici e scienziati; il convoglio percorse i 7 km in meno di dieci minuti: un tempo incredibile per l’epoca, se si pensa che lo stesso tragitto in carrozza richiedeva quasi un’ora.
Napoli, capitale del progresso
L’arrivo del treno fu percepito come una rivoluzione: la ferrovia non serviva soltanto per i collegamenti locali: era il segno di un Regno che voleva inserirsi nelle grandi trasformazioni dell’Europa industriale.
Non a caso, solo due anni dopo, nel 1841, sempre Ferdinando II avrebbe inaugurato il primo osservatorio vulcanologico e sismologico del mondo, l’Osservatorio Vesuviano.
Napoli diventava così un crocevia di modernità: tra rotaie, scienza e cultura.
Un’eredità che resiste
Oggi del tracciato originale rimangono testimonianze storiche e reperti custoditi al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, nato proprio negli stabilimenti realizzati per la manutenzione della linea Napoli–Portici; lì, tra locomotive d’epoca e carrozze restaurate, si può rivivere la magia di quel primo viaggio a vapore.
La ferrovia Napoli–Portici fu breve, ma aprì la strada a un’Italia che, seppur ancora divisa in stati, iniziava a guardare al futuro con le stesse rotaie.
Era l’inizio di un percorso che avrebbe unito territori, persone ed economie, segnando la nascita della grande avventura ferroviaria italiana.


