Leopoldo Mastelloni: il dandy irriverente del teatro napoletano

C’è un volto che nella Napoli degli anni ’70 e ’80 sfugge a ogni classificazione: quello di Leopoldo Mastelloni, nato nella città partenopea il 12 luglio 1945; attore, cantante, regista teatrale, figura colta e provocatoria, è uno di quei personaggi che non si limitano a recitare un ruolo, ma che diventano essi stessi un’opera teatrale vivente. 
Educato, tagliente, appassionato, Mastelloni cresce a Napoli in un ambiente culturalmente ricco, e a teatro ci arriva non per caso, ma per scelta. Negli anni giovanili respira la lezione dei grandi, da Eduardo a Viviani, ma già dalle prime uscite in scena si capisce che il suo stile sarà altro: volutamente anticonformista, teatrale anche fuori dal palco, sempre sopra le righe, ma mai banale.

Il teatro come specchio dell’anima

Mastelloni si fa notare per la sua recitazione intensa, sensuale, a tratti decadente; non recita, incarna i testi. Il teatro per lui è rito e provocazione, cultura alta e tensione popolare, ironia e pathos. Il pubblico napoletano lo ama e lo contesta, ma non lo ignora mai; porta in scena Pirandello, Genet, Shakespeare, ma anche rivisitazioni arditissime della sceneggiata e del varietà. 
Negli anni diventa regista e interprete di se stesso, trasformando i suoi spettacoli in esperienze immersive. La sua estetica è dichiaratamente queer, in anticipo sui tempi: gioca con le maschere, con il trucco, con l’ambiguità, porta l’identità di genere e la sensualità in una Napoli teatrale che raramente aveva osato tanto.

Un nome anche in televisione (e un caso nazionale)

Il grande pubblico lo conosce anche grazie alla televisione, soprattutto con la celebre partecipazione a “Blitz”, programma RAI condotto da Gianni Minà nel 1984. Mastelloni, con una battuta scherzosa e colorita, scatena la censura dell’epoca e viene sospeso dalla TV pubblica.
È uno degli episodi che segnano il suo profilo mediatico: una figura troppo libera per l’Italia ingessata di quegli anni.
Tuttavia, questo non lo frena: prosegue la sua attività teatrale, dirige spettacoli, canta (anche brani della tradizione napoletana), partecipa a film e fiction. Negli anni si alterna tra cinema, palcoscenico e ospitate televisive, mantenendo sempre quella cifra elegante, barocca, tagliente che lo ha reso inconfondibile.

L’anima napoletana sotto il trucco

Dietro l’immagine dell’artista sofisticato e provocatore c’è sempre stata una profonda radice partenopea. Mastelloni è legato a Napoli in ogni fibra, anche quando la critica lo ha allontanato, anche quando è sembrato parlare un linguaggio troppo difficile per il grande pubblico; ha difeso con forza il diritto alla libertà espressiva, ma anche la dignità culturale del Sud, denunciando più volte l’emarginazione degli artisti meridionali nei circuiti ufficiali.
La sua Napoli non è mai cartolina: è un luogo di dolore, poesia, eccesso, bellezza crudele: è la città che può generare un Leopoldo Mastelloni e solo una città così può contenerlo.

Oggi: un riferimento di culto

Negli ultimi anni, Mastelloni è diventato una figura di culto, soprattutto tra le nuove generazioni artistiche che ne riconoscono il valore pionieristico; il suo archivio teatrale, le sue interviste, i suoi interventi pubblici sono oggi letti con occhi nuovi: un artista totale, che ha anticipato riflessioni sull’identità, sull’arte, sulla libertà personale e creativa.
Non è mai stato facile, non è mai stato comodo, e forse è proprio per questo che la sua voce continua a risuonare con autenticità.

Fonti

  • Archivio Teatrale Nazionale – Interviste a Leopoldo Mastelloni (RAI, Radio24)

  • “Blitz”, RAI Uno, puntata del 1984

  • Enciclopedia dello Spettacolo Treccani

  • Interviste su Il Mattino, la Repubblica Napoli, Fanpage.it

  • wikipedia.org
Comments
All comments.
Comments
error: Questo contenuto è protetto da Copyright!