L’isola Ferdinandea: l’isola che non c’è (più)
Nell’estate del 1831, al largo della costa sud della Sicilia, il mare cominciò a ribollire; colonne di fumo e cenere si levarono dal blu profondo, e in pochi giorni dal ventre della Terra emerse una nuova isola di roccia nera e zolfo.I pescatori la osservavano da lontano, tra superstizione e meraviglia, ma a Napoli la notizia arrivò come un fulmine: il Regno delle Due Sicilie aveva un nuovo lembo di terra.
Il re Ferdinando II, giovane e deciso, ne ordinò subito l’annessione: le navi borboniche issarono il tricolore gigliato e battezzarono quel cono vulcanico Ferdinandea, in onore del sovrano; era un gesto simbolico, ma anche politico: un’isola nel cuore del Mediterraneo, a poche miglia dalle rotte inglesi, non poteva che attirare attenzioni.

E infatti, poche settimane dopo, sull’orizzonte apparvero le vele della Royal Navy: Londra, gelosa custode delle proprie vie marittime, rivendicò quel lembo di terra per la corona britannica, ribattezzandolo Graham Island.
I marinai inglesi sbarcarono, piantarono la Union Jack e costruirono un cippo di pietra; era il Mediterraneo della prima metà dell’Ottocento: ogni scoglio era una pedina nella partita imperiale.

La tensione tra Napoli e Londra crebbe.

Il Regno delle Due Sicilie, pur potente in mare, non poteva permettersi uno scontro diretto con l’Inghilterra, ma nemmeno intendeva rinunciare alla propria sovranità; il braccio di ferro proseguì per settimane, mentre diplomatici e ufficiali militari cercavano un compromesso.

In realtà, sarebbe stato il mare a decidere.

Già a dicembre del 1831, la giovane isola cominciò a sbriciolarsi sotto l’azione delle onde e delle tempeste invernali; entro il gennaio successivo, Ferdinandea non era che un banco sommerso, visibile solo ai coralli e alle correnti. Il contenzioso tra Napoli e Londra si inabissò insieme alla sua causa.

Eppure, Ferdinandea sopravvisse nella memoria collettiva come simbolo della fragilità delle ambizioni umane; per il Regno delle Due Sicilie, fu un episodio di orgoglio nazionale e di confronto diretto con una delle più grandi potenze del tempo; per l’Inghilterra, un ricordo curioso di una vittoria inutile.

Per il mare, semplicemente, fu un respiro di fuoco presto inghiottito dall’acqua.

Fonti

  • Wikipedia.org
  • VesuvioLive – Storia dell’isola Ferdinandea
  • Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) – Ferdinand Island
  • SiciliaPreziosa – Storia dell’isola

Nota

In copertina: dipinto di Camillo de Vito (1831), che raffigura una scena drammatica in cui l’isola emerge dal mare in un’esplosione di fumo e lava (notte vulcanica), evocando l’attimo di nascita dell’isola.

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