Quando si pensa a Nerone, la mente corre subito al tiranno crudele, al fuoco di Roma, alla persecuzione dei cristiani, ma c’è un altro Nerone, meno noto, e forse più umano: quello che cercava bellezza, applausi, arte. E quel Nerone non abitava il Palatino, ma la costa di Partenope.
Fu a Napoli, infatti, che l’imperatore osò ciò che nessun Cesare aveva mai fatto prima: salire su un palcoscenico e recitare. Non da dominatore, ma da attore. Lo ricorda Svetonio:
“Primum Neapoli Graeco more in scaenam prodire ausus est.”
— Svetonio, Vita di Nerone, 20
“Per la prima volta osò salire sul palcoscenico a Napoli, secondo l’uso greco.”
Napoli, con la sua anima greca, le sue scuole filosofiche, il teatro, i suoni orientali e le statue d’Ellade, divenne il rifugio perfetto per il giovane imperatore; qui non servivano pretori né lodi militari: bastava una cetra, una voce e il coraggio di cantare davanti alla gente.
E Napoli lo accolse. Tacito ci racconta di un episodio straordinario: durante uno spettacolo, un terremoto colpì la città e la scena teatrale crollò. Nessuno si fece male, ma l’evento lasciò il segno:
“…cum Neroni Neapoli posito repente terrae motu conculcata scaena esset.”
— Tacito, Annales XV, 34
“Mentre Nerone si trovava a Napoli, la scena teatrale fu improvvisamente distrutta da un terremoto”; ma l’imperatore non fuggì, restando fedele a quella città che non lo giudicava, ma lo applaudiva.
Cassio Dione aggiunge che Nerone “φιλέλλην τε ὢν καὶ τὴν Νεάπολιν πλεῖστον ἐφίλει” — “era filogreco e amava moltissimo Napoli”
Per lui, Napoli era più di un rifugio: era un altare dove celebrare la sua passione per il canto, la poesia, la filosofia.

Si esibiva nei teatri di Neapolis, in quello stesso teatro romano, oggi sepolto sotto le case della Anticaglia, dove ancora riecheggia il fantasma della sua voce; qui organizzò giochi pubblici, canti, tragedie, in quella che divenne una vera e propria manifestazione culturale imperiale: i Neronia.
Napoli, da sempre città accogliente, non lo derise mai, ma, al contrario, lo applaudì, lo comprese e questo bastò a Nerone per legare il proprio nome a questa città come a nessun’altra.
Oggi, tra le pietre antiche e i resti dimenticati, il suo spirito sembra ancora passeggiare nei vicoli, tra i fantasmi del teatro, con una cetra invisibile tra le mani. Non come tiranno. Non come mostro. Ma come uomo che, almeno a Napoli, osò sognare di essere artista.


