Olimpia Di Maio: la risata, l’anima e la voce di Napoli

C’è un cuore che batte tra i vicoli di Napoli, un battito che non si è mai fermato. È il cuore del teatro popolare, delle sceneggiate, delle risate sincere e delle lacrime che sanno di verità. È il cuore di Olimpia Di Maio, attrice, autrice, comica, ma soprattutto donna del popolo, figlia della Napoli autentica, quella che ride e piange allo stesso tempo.

Nata il 29 maggio 1929, Olimpia portava nel sangue la passione per il palcoscenico. Figlia del commediografo Oscar Di Maio e dell’attrice Margherita Parodi, sorella dei celebri Eduardo, Maria e Gaetano, era parte di una dinastia artistica che ha segnato un’epoca. Non poteva essere altrimenti: sin da giovanissima calcava le scene nella compagnia dei genitori, spesso accanto a Salvatore Cafiero, in una Napoli dove il teatro non era solo arte, ma una forma di resistenza e identità.

La donna comica, il cuore pulsante della commedia

Olimpia aveva una presenza scenica magnetica. Vestiva spesso il ruolo della donna comica, quella che faceva ridere ma che, dietro le battute, nascondeva uno sguardo profondo sulla vita. Era l’antitesi perfetta della “seconda donna”, quella cattiva, e portava in scena una veracità che non si insegnava: si respirava nei vicoli, nei mercati, nei sogni spezzati della gente semplice.

Recitò nelle opere del fratello Gaetano Di Maio, accanto a giganti del teatro partenopeo come Nino Taranto, Enzo Cannavale, Pietro De Vico, Rosalia Maggio, Giacomo Rizzo, Nuccia e Nunzia Fumo, solo per citarne alcuni. Un pantheon di volti e voci che hanno fatto la storia dello spettacolo napoletano e italiano.

La voce della sceneggiata e l’eleganza del teatro colto

Olimpia non fu solo una comica. Fu anche interprete intensa nella sceneggiata napoletana, dando anima a titoli come Core spezzato con Mirna Doris, o Lacrime napulitane con un giovanissimo Geppy Gleijeses. Ma non mancò il richiamo del teatro d’autore: lavorò con Roberto De Simone ne La gatta Cenerentola, e con attori come Vittorio Viviani e Stefano Satta Flores, dimostrando una versatilità fuori dal comune.

Il cinema, la TV e la Napoli delle mille voci

Il grande pubblico la scopre al cinema nel 1978 con L’ultimo guappo di Alfonso Brescia, al fianco di Mario Merola. Ma il suo momento più noto sul grande schermo arriva nel 1983, quando interpreta la mamma di Vincenzo (Massimo Troisi) nel delicato Scusate il ritardo. Una scena, quella del caffè e del silenzio, che racchiude tutto l’universo delle mamme napoletane: amore, giudizio, presenza e mistero.

Negli anni Duemila è nel cast di Denti di Gabriele Salvatores, dove dà vita alla madre del personaggio interpretato da Paolo Villaggio, e in Lontano in fondo agli occhi di Giuseppe Rocca. Anche la televisione locale la celebra: negli anni ’70 è una presenza fissa su Napoli Canale 21, e dal 1996 al 2006 torna in scena con il nipote Oscar Di Maio su Telecapri, in format come La famiglia Passaguai, Telecafone, Casa Di Maio.

La scrittura: un talento di famiglia

Olimpia non fu solo attrice. Con il fratello Gaetano firmò commedie memorabili: Arezzo 29 in tre minuti, Ce penza mammà, Gennaro Belvedere, testimone cieco — testi che sono ormai parte della tradizione teatrale napoletana e continuano a vivere nelle compagnie di tutta Italia.

Un addio colmo d’amore

Si spense a 77 anni, il 13 giugno 2006, nella sua Napoli, tra il calore della famiglia e l’affetto del pubblico. I funerali si svolsero nella Chiesa di San Ferdinando, con l’eco delle sue risate che sembravano ancora riecheggiare tra i banchi. Olimpia Di Maio ha rappresentato l’anima del teatro napoletano in tutte le sue sfumature: dal comico al drammatico, dal popolare al colto. Una donna che ha raccontato Napoli con la voce, con il corpo e con l’anima, facendola arrivare dritta al cuore del pubblico. E se oggi il teatro partenopeo continua ad avere una voce viva e potente, è anche grazie a lei.

Una figlia di Napoli, una madre della scena, una voce che non si spegne.

Fonte

Wikipedia.org

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