Esiste una trappola sottile in cui rischia di cadere chiunque si avvicini a Napoli, un inganno fatto di immagini preconfezionate, colori fin troppo accesi e una perenne teatralità a uso e consumo del forestiero. È quella che lo scrittore Raffaele La Capria ha mirabilmente definito la “carta moschicida”: quell’insieme di stereotipi rassicuranti – il sole perenne, il mandolino, il folklore esasperato, la sregolatezza pittoresca – che appiccica la città a un’iconografia fissa e non la lascia più andare. Si tratta di una narrazione bidimensionale che riduce una metropoli millenaria a una sorta di parco a tema, dove gli abitanti sembrano costretti a recitare la parte di se stessi.
Questo meccanismo, apparentemente innocuo o persino celebrativo, è in realtà una forma di pigrizia mentale e un profondo inganno culturale. Ridurre una delle più grandi e complesse capitali europee a una pura attrazione turistica significa anestetizzarne l’anima, privandola della sua storicità. Lo stereotipo della napoletanità allegra e rassegnata a tutti i costi – o, al contrario, quello opposto di una città perennemente immersa in una cronaca nera senza speranza – serve a una cosa sola: a evitare lo sforzo di comprenderne le dinamiche profonde. È molto più facile catalogare una realtà complessa sotto un’etichetta nota piuttosto che scavare sotto la superficie.
La “carta moschicida” finisce così per bloccare la visione dei visitatori e degli stessi osservatori, impedendo di scorgere non solo le ferite reali del tessuto urbano, ma anche la straordinaria e vivissima intelligenza critica che abita i suoi vicoli, le sue università e i suoi centri di cultura. Napoli non è una messinscena a beneficio del passante, né un palcoscenico a cielo aperto dove tutto è spontaneo e privo di pensiero. È, al contrario, un luogo di tensioni storiche, di grandi correnti filosofiche e di contraddizioni laceranti che meritano di essere guardate con rispetto e rigore, non con condiscendenza folkloristica.
Liberarsi da questo inganno è il primo passo per restituire alla città la sua dignità intellettuale ed esistenziale. Significa reimparare a leggere Napoli attraverso gli occhi dei suoi pensatori, dei suoi poeti e di chi la vive lontano dai circuiti commerciali. Oltre il velo della cartolina turistica esiste una Napoli profonda e a tratti severa, che non ha bisogno di compiacere nessuno per esistere, ma che chiede solo di essere ascoltata nella sua autentica, complessa e magnifica realtà.


