Immaginate un confine.
Da una parte la Napoli da cartolina, quella del lungomare; dall’altra Piscinola, la periferia dove il cemento sembra voler soffocare i sogni. È qui che nasce, il 6 febbraio 1956, Peppe Lanzetta.
Ma Peppe non si lascia soffocare: alla fine degli anni ’70, mentre la città ribolle di cambiamenti, lui sale sul palco dell’Osteria del Gallo e inizia a urlare le sue verità.
La voce degli ultimi
Lanzetta non recita semplicemente: lui incarna. I suoi primi spettacoli, come Napoletano pentito e Roipnol, sono schiaffi in faccia al perbenismo. Porta in scena l’emarginazione, la droga, la fame di vita dei quartieri che la politica ha dimenticato. Il suo non è un napoletano “di maniera”, ma una lingua tagliente, poetica e brutale allo stesso tempo.
Il suo sguardo attraversa l’oceano: nel 1988 paragona Secondigliano a New York nel suo omaggio a Lenny Bruce. Per Lanzetta, la periferia napoletana ha la stessa dignità e lo stesso dolore dei sobborghi americani. È un “Messico napoletano”, un luogo di frontiera dove ogni giorno è una battaglia per non diventare un “figlio di un Bronx minore”.
Tra il grande cinema e 007
Il suo talento magnetico non sfugge ai grandi registi. Lanzetta diventa un volto iconico del cinema d’autore e popolare. Lavora con Tornatore ne Il Camorrista, con Martone ne L’amore molesto e con Paolo Sorrentino (da L’uomo in più fino al recente Parthenope).
Ma la vera sorpresa arriva nel 2015: il ragazzo di Piscinola finisce sul set di 007 – Spectre. Sam Mendes lo vuole al fianco di Daniel Craig e Monica Bellucci. È la consacrazione di un volto che porta con sé millenni di storia e di strada, capace di passare dal teatro d’avanguardia ai blockbuster mondiali senza mai perdere la propria identità.
Lo scrittore e l’anima inquieta
Lanzetta è un fiume in piena: scrive romanzi, ballate, testi per canzoni (collaborando con mostri sacri come Battiato, Pino Daniele e James Senese). La sua penna è intinta nel realismo più crudo, ma non dimentica mai la speranza, come nel suo elogio a Maradona, il “Dio inquieto” che per Peppe ha rappresentato il riscatto finale di un popolo intero.
“Napoli non è una città, è un sentimento. Ma a volte è un sentimento che brucia.”
Perché Peppe Lanzetta è fondamentale?
Perché è stato il primo a sdoganare il racconto della periferia senza cadere nel cliché del vittimismo. Ha dato ai ragazzi dei quartieri difficili una lingua per raccontarsi e ha dimostrato che si può partire da un marciapiede di Piscinola e arrivare sul tappeto rosso di Cannes o su un set di Hollywood, portando sempre con sé il profumo e il dolore della propria terra.
Fonti
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Opere Letterarie:
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Figli di un Bronx minore (Feltrinelli, 1998) – Testo chiave sulla realtà delle periferie.
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Un Messico napoletano (Feltrinelli, 1998).
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InferNapoli (Garzanti, 2011).
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Il dio inquieto. Elogio di Diego Armando Maradona (Colonnese, 2020).
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Filmografia Selezionata:
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L’amore molesto, regia di Mario Martone (1995).
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Spectre, regia di Sam Mendes (2015).
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Parthenope, regia di Paolo Sorrentino (2024).
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Teatro:
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Archivio storico degli spettacoli Napoletano pentito (1983) e L’opera di periferia (2006).
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