Giuseppe Ortoleva, detto Peppino, nasce a Napoli il 29 agosto 1948; la sua traiettoria intellettuale prende avvio in un contesto culturale ricco e stimolante, e lo conduce presto a sviluppare un forte interesse per i fenomeni storici, ma visti attraverso una lente originale: quella dei mezzi di comunicazione.
Fin dagli anni Settanta, Ortoleva si distingue per un approccio interdisciplinare che unisce storia, semiotica, media studies e teoria della comunicazione: in questi ambiti svilupperà una riflessione che lo porterà a diventare una delle voci più autorevoli della ricerca italiana.
L’inizio della carriera: tra storia, fotografia e Stati Uniti
Tra il 1975 e il 1985, Peppino Ortoleva concentra i suoi studi sulla storia degli Stati Uniti, sull’analisi della fotografia e del cinema come strumenti di documentazione storica, e sull’utilizzo dei media come veicoli per la trasmissione della memoria collettiva; in questo periodo ottiene una borsa di studio dalla Fondazione Luigi Einaudi di Torino, che gli consente di affinare il proprio metodo di ricerca.
Insieme a Scipione Guarracino e Marco Revelli, pubblica un manuale storico adottato per anni nelle scuole e nelle università italiane, che contribuisce alla diffusione di una visione critica e aggiornata della storia contemporanea.
La svolta torinese
Nel 1992 si trasferisce a Torino, dove comincia a insegnare all’Università degli Studi, dapprima come professore a contratto, poi come associato e infine, dal 2005 al 2018, come professore ordinario. A Torino porta avanti studi pionieristici sulla comunicazione e sulle trasformazioni sociali indotte dai media.
Dopo il pensionamento accademico, prosegue la sua attività a livello internazionale: dal 2019 è Profesor Ajunto presso l’Universidad de los Andes in Colombia, e nel 2020 riceve un dottorato honoris causa dall’Université Paris 2 Panthéon-Assas, un riconoscimento alla sua carriera nel campo della comunicazione.
Mostre, musei e impegno divulgativo
Peppino Ortoleva ha curato numerose mostre e musei, con particolare attenzione alla storia contemporanea e alla comunicazione. Tra le più significative si ricordano I mondi di Primo Levi (Torino, 2015), Sulle tracce del crimine (Roma, 2020), Lana. Le trasformazioni di un’industria (Biella, 2021) e Bandiera gialla. Le epidemie nella storia (Torino, 2023).
Collabora regolarmente come editorialista con quotidiani del Nordest (Veneto e Friuli-Venezia Giulia), offrendo contributi puntuali su temi di attualità, comunicazione e cultura.
Un pensiero tra media, società e mito
Il lavoro teorico di Ortoleva trova sintesi e profondità in una serie di opere che riflettono il ruolo della comunicazione nella formazione dell’identità collettiva. Tra i suoi titoli più rilevanti spiccano:
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Mediastoria (2002), dove indaga il legame fra media e mutamenti sociali;
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Il secolo dei media (2009, nuova edizione 2022), una delle sue opere più influenti, che ha vinto il Premio Castiglioncello per la comunicazione;
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Miti a bassa intensità (2019), riflessione sul mito nella cultura di massa contemporanea;
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Sulla viltà (2021), saggio filosofico e morale di forte impatto;
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La comunicazione imperfetta (2023, con Gabriele Balbi), che offre una critica lucida dell’illusione della trasparenza totale nel sistema mediale odierno.
Fonti
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Università degli Studi di Torino – Scheda docente e pubblicazioni
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Einaudi, Il Saggiatore, Giunti – Cataloghi editoriali
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Enciclopedia della Radio, Garzanti 2003
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Interviste e articoli pubblicati sul sito del gruppo Nordest Multimedia


