Nato a Napoli il 21 febbraio 1911 in una famiglia d’arte (dove il debutto avvenne addirittura per sostituire una bambola!), De Vico ha attraversato quasi un secolo di spettacolo.
La sua figura esile, la mimica elastica e la leggendaria capacità di interpretare il balbuziente lo hanno reso uno dei caratteristi più ricercati e amati dai registi di ogni epoca.
L’amore e l’arte: il binomio con Anna Campori
Negli anni Trenta, la vita di Pietro cambia per sempre grazie all’incontro con Anna Campori. Non fu solo un matrimonio che durò oltre sessant’anni, ma un sodalizio artistico formidabile. Insieme conquistarono il pubblico dei piccoli teatri di provincia e della grande televisione, diventando famosissimi negli anni ’60 con Giovanna, la nonna del Corsaro Nero. Per intere generazioni di bambini, Pietro De Vico fu l’indimenticabile Nicolino.
Il pupillo di Eduardo e la spalla di Totò
Due incontri segnano la sua maturità artistica: Eduardo De Filippo che lo volle per ruoli iconici, come Erricuccio ne La fortuna con l’effe maiuscola e, soprattutto, Nennillo nel mitico Natale in casa Cupiello del 1962. Eduardo cercava in lui quella verità popolare che solo chi ha mangiato pane e teatro fin da piccolo può possedere.
Totò lo considerava uno dei pochi capaci di improvvisare al suo ritmo: l’aneddoto di Totò diabolicus, dove l’operatore rideva così tanto da far tremare la cinepresa, descrive perfettamente l’energia esplosiva che De Vico portava sul set.
Dalla farsa a Beckett: una carriera senza confini
Non fatevi ingannare dalla sua maschera comica: De Vico è stato un attore di prosa immenso. Nella maturità, sotto la regia di Antonio Calenda, ha affrontato sfide come Aspettando Godot di Samuel Beckett, dimostrando che sotto la pelle del macchiettista batteva il cuore di un interprete drammatico capace di profondità filosofiche. Ha chiuso la carriera collaborando con registi moderni come Nanni Moretti e l’amico Enzo Decaro, restando sempre fedele alla sua umiltà e al suo talento.
Pietro De Vico ha incarnato l’essenza del teatro napoletano: la capacità di improvvisare, di essere spalla generosa e di sapersi reinventare. De Vico ha insegnato che non esistono piccoli ruoli, ma solo grandi attori. È stato il ponte tra la Napoli di Scarpetta e quella d’avanguardia, portando sempre con sé un’umanità e una gentilezza rare in questo mestiere.
Fonti
- Wikipedia.org
- Interviste e memorie raccolte da Anna Campori e Liliana De Curtis.


