Napoli è la città con più santi protettori al mondo, ben 52, ognuno con una sua “specializzazione”; per essi abbiamo creato una specifica sezione, nella quale abbiamo iniziato a raccontare della loro vita e delle loro opere.
Non è un caso: per secoli, in assenza di medicine efficaci, il popolo napoletano affidava la propria salute alla devozione, cercando nel santo giusto la protezione contro mali specifici; un rapporto antico, viscerale, che ancora oggi sopravvive nelle chiese, nelle processioni e nella memoria collettiva della città.
Partiamo quindi con un prima lista, non esaustiva, di quei santi che, chiamati al capezzale degli ammalati, riuscivano a curare o, almeno a lenire le sofferenze
San Gennaro: il protettore per eccellenza
Il più amato tra tutti è San Gennaro, vescovo di Benevento martirizzato nel 305 d.C. Il suo celebre miracolo — lo scioglimento del sangue conservato in due ampolle — è da sempre interpretato dal popolo come un segnale di protezione sulla città. Quando il sangue non si scioglie, i napoletani tremano: nel corso della storia, questo prodigio è stato associato a epidemie, eruzioni del Vesuvio e calamità di ogni genere. Il 16 dicembre 1631, durante una violenta eruzione, il sangue si sciolse e la lava si fermò: San Gennaro aveva salvato Napoli.
Sant’Aspreno: il santo del mal di testa (e dell’aspirina?)
Prima ancora di San Gennaro, Napoli aveva un altro patrono: Sant’Aspreno fu il patrono principale della città fino al 1673, anno in cui fu sostituito da San Gennaro, diventando da quel momento secondo patrono.
Visse a Napoli tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C., durante il regno degli imperatori Traiano e Adriano, guidando la chiesa napoletana per circa 23 anni. La sua storia comincia con un incontro straordinario: San Pietro, in viaggio da Antiochia verso Roma, si fermò a Napoli e guarì una vecchietta malata — identificata poi con Santa Candida la Vecchia — che gli raccomandò il suo amico Aspreno, anch’egli infermo. Pietro lo guarì, lo battezzò e, prima di ripartire, lo consacrò primo vescovo della nascente chiesa napoletana.
Durante il suo ministero, Aspreno acquisì fama di guaritore, specialmente contro l’emicrania dalla quale a sua volta era stato guarito da Pietro. Nell’ipogeo della Cappella di Sant’Aspreno al Porto fu costruito un altare rupestre alla cui base vi era un foro, nel quale i fedeli inserivano la testa per essere guariti dall’emicrania. Questa capacità di guarire dal mal di testa è attribuita al fatto che il santo fu decapitato per la sua fede, o al suo modo di fare penitenza, mettendo una pietra sulla testa.
E l’aspirina? Una leggenda metropolitana vuole che, quando nel 1899 la Bayer creò il farmaco oggi noto come aspirina, si ispirò proprio a questa tradizione miracolosa, anche perché fu un napoletano, Raffaele Piria, a isolare l’acido salicilico, principio attivo del nuovo farmaco. Ma attenzione: la stessa Bayer ha più volte chiarito che il nome commerciale dell’aspirina deriva da quello scientifico della pianta Spirea ulmaria, da cui il principio attivo veniva estratto, e non ha nulla a che fare con il santo napoletano. Una leggenda affascinante, dunque, ma senza fondamento storico — come spesso accade con le storie più belle.
Sant’Antonio Abate: il fuoco che brucia
Meno noto al grande pubblico, ma fondamentale nella medicina popolare napoletana, è Sant’Antonio Abate, festeggiato il 17 gennaio. A lui è legata una malattia ben precisa: il cosiddetto fuoco di Sant’Antonio, nome popolare dell’herpes zoster, una dolorosa infezione cutanea che causa bruciori intensi e vescicole sulla pelle. Il collegamento con il santo eremita del deserto egiziano deriva proprio dal senso di bruciore — quasi un fuoco — che caratterizza la malattia. A Napoli, Sant’Antonio Abate è anche protettore degli animali, e la sua festa è occasione di benedizioni per le bestie da soma e da compagnia.
San Gaetano: il ministro della salute
San Gaetano da Thiene, fondatore dell’ordine dei Teatini, è venerato a Napoli come protettore contro le malattie e le pestilenze. La sua chiesa, in via Toledo, è ancora oggi meta di pellegrinaggi. Durante la grande peste del XVII secolo, i napoletani si affidarono alla sua intercessione, e la sua fama di guaritore delle epidemie lo rese uno dei santi più invocati della città. Non a caso, qualcuno lo chiama scherzosamente il ministro della Salute del pantheon napoletano.
Santa Maria Francesca: la santa delle cinque piaghe
Nata a Napoli nel 1715 nei Quartieri Spagnoli, Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe è la santa delle donne che desiderano un figlio o che affrontano gravidanze difficili. La sua vita fu segnata da continue sofferenze fisiche — si diceva portasse sul corpo i segni delle piaghe di Cristo. Nella sua chiesa ai Quartieri Spagnoli si trova la famosa sedia della fertilità, sulla quale le donne siedono ancora oggi per ricevere la benedizione, trasmessa attraverso un crocifisso benedetto.
San Rocco: il santo delle epidemie
Di origini francesi, San Rocco visse nel XIV secolo e la sua fama si diffuse in tutta Europa in occasione delle grandi epidemie di peste che flagellarono il continente tra il Trecento e il Quattrocento. A Napoli arrivò dopo l’epidemia di peste del 1493, che costrinse la corte a trasferirsi ad Aversa, Frattamaggiore e Nola — ancora oggi le tre città di maggior culto del santo. La sua storia è quella di un pellegrino che, contratta lui stesso la peste, si ritirò nei boschi per non contagiare gli altri, sopravvivendo grazie a un cane che gli portava il pane ogni giorno. Diventò così il simbolo del contagio affrontato con coraggio e fede.
San Ciro: il medico dei poveri
San Ciro è il santo protettore dei medici e degli ammalati. Medico alessandrino vissuto tra il III e il IV secolo, esercitava la sua professione gratuitamente — come i più celebri Cosma e Damiano — affidandosi alla preghiera come strumento di cura. Martirizzato sotto Diocleziano insieme al compagno Giovanni, il suo culto si diffuse presto a Napoli, dove ancora oggi è invocato per la guarigione dei malati gravi.
Sant’Anna e Santa Patrizia: le patroni delle partorienti
Sant’Anna e Santa Patrizia hanno una competenza specifica sulla gravidanza: a loro si rivolgono le donne che desiderano un figlio o che affrontano una gravidanza difficile. Santa Patrizia in particolare è legata a Napoli in modo strettissimo: nobile di origini costantinopolitane, rinunciò a una vita di agi per consacrarsi a Dio, e morì a Napoli dove ancora oggi riposa nella basilica di San Gregorio Armeno. Il suo sangue, come quello di San Gennaro, si dice si liquefaccia ogni martedì e i napoletani la chiamano affettuosamente ‘a santarella.
Sant’Emidio: contro i terremoti
Non una malattia del corpo, ma una malattia della terra. Sant’Emidio è incaricato di proteggere la città dai terremoti — e dopo il devastante sisma del 1980, nessun napoletano può dirsi indifferente a questa protezione. Il suo culto a Napoli si intensificò proprio in seguito alle grandi calamità sismiche che colpirono il Sud Italia, diventando uno dei santi più invocati nei momenti di paura collettiva.
San Giuseppe Moscati: il medico santo
Il caso più straordinario è però quello di San Giuseppe Moscati, l’unico medico della storia moderna ad essere stato canonizzato. Nato a Benevento nel 1880 ma napoletano d’adozione, Moscati fu un brillante ricercatore e clinico dell’Ospedale degli Incurabili. Durante l’eruzione del Vesuvio del 1906 salvò i pazienti dell’ospedale di Torre del Greco pochi minuti prima che l’edificio crollasse; nel 1911 fu in prima linea contro un’epidemia di colera a Napoli. Fu tra i primi in Italia ad usare l’insulina per la cura del diabete. Morì sulla sua poltrona il 12 aprile 1927, a soli 46 anni, dopo aver visitato i suoi pazienti come ogni giorno. La voce si sparse subito per la città: “È morto il medico santo”. Le sue spoglie riposano nella chiesa del Gesù Nuovo. Fu canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1987.
Dalla devozione popolare alla scienza, il confine a Napoli è sempre stato sottile. In una città dove la vita e la morte si sono sempre intrecciate — tra eruzioni, pestilenze e terremoti — i santi non erano figure lontane, ma compagni quotidiani di strada. E forse è anche per questo che il napoletano li chiama ancora per nome, come vecchi amici di famiglia.
Fonti
- Wikipedia – Santi patroni della città di Napoli
- GrandeNapoli.it
- StorieNapoli.it


