Quando Napoli ascoltò il calcio: la prima cronaca collettiva in Galleria Umberto I

Il calcio a Napoli è sempre stato qualcosa di più di uno sport: è un affare di popolo e un senso di appartenenza; c’è tuttavia un momento storico, una data ben precedente all’avvento della televisione, in cui il tifo partenopeo conobbe una vera e propria rivoluzione, trasformando uno degli spazi più iconici della città in un improvvisato stadio al coperto: la Galleria Umberto I, nella centralissima via Toledo.

Contrariamente alla memoria popolare che spesso associa questi eventi al grande Niccolò Carosio (padre della radiocronaca italiana, la cui prima cronaca ufficiale fu Italia-Germania a Bologna il 1° gennaio 1933), l’onore della prima “radiocronaca” partenopea va in realtà a un pugno di giornalisti locali, guidati da Felice Scandone, in una forma del tutto sperimentale e artigianale.

Il 23 giugno 1929 è una data che appartiene alla memoria storica del calcio napoletano: in quell’estate, allo stadio dell’Arena Civica di Milano, si disputò lo spareggio tra Società Sportiva Calcio Napoli e Società Sportiva Lazio per stabilire chi avrebbe avuto accesso alla nuova Serie A a girone unico.
I tifosi azzurri non potevano essere presenti a Milano, ma la città non era disposta a rimanere spettatrice passiva: fu così che, nella Galleria Umberto I, uno dei luoghi simbolo della città e del passeggio napoletano venne presa l’iniziativa di raccogliere in tempo reale le informazioni che arrivavano da Milano — tramite telefono o telegrafo — e annunciarle alla folla.

Non si trattava di una radiocronaca ufficiale dal campo, né di una trasmissione tramite microfono; era piuttosto una cronaca collettiva improvvisata, la prima esperienza di “ascolto condiviso” di una partita del Napoli. Centinaia di persone si radunarono sotto la grande cupola liberty della Galleria, ascoltando ogni aggiornamento con il cuore in gola; ogni gol, ogni azione saliente, ogni tiro pericoloso scatenava urla e applausi: la Galleria si trasformava, per alcune ore, in un piccolo stadio coperto.

La scena era sorprendente: uomini e donne di ogni età, ragazzini e signore eleganti, tutti uniti dalla stessa passione, accolsero con entusiasmo le parole del giornalista: era la dimostrazione di quanto Napoli fosse pronta a vivere il calcio come esperienza collettiva, anticipando di anni la radiocronaca ufficiale di Nicolò Carosio, che avrebbe poi codificato il linguaggio della cronaca sportiva italiana.

Le cronache dell’epoca riportano un andamento emotivamente intenso per la folla radunata in Galleria: la Lazio passò inizialmente in vantaggio (gol di Spivach), ma poi il Napoli rimontò e andò in vantaggio con i gol di Sallustro e Innocenti, scatenando l’esultanza dei tifosi a Napoli. Il pareggio finale (gol di Cevenini, uno dei cinque fratelli Cevenini, all’80’) portò la partita ai supplementari e, successivamente, a un silenzio tombale e all’amarezza nella Galleria.
La storia ebbe comunque un lieto fine per il Napoli: la Lega Calcio decise in seguito di aumentare il numero di squadre nella massima serie, ammettendo sia la Lazio che il Napoli nonostante il pareggio, scatenando una gioia ancora più grande e definitiva.

Questo episodio resta una testimonianza straordinaria dell’ingegno e della passione dei napoletani: bastava un giornalista, qualche frammento di informazione e una città desiderosa di partecipare per creare un evento unico: la prima cronaca collettiva del calcio a Napoli, in un luogo che non era uno stadio, ma che per alcune ore lo diventò.

In un certo senso, quella folla sotto la cupola della Galleria Umberto I incarnava l’anima del tifo napoletano: partecipazione, entusiasmo, senso di comunità e voglia di vivere il calcio con intensità totale, indipendentemente dalla distanza dal campo; un’esperienza pionieristica, che aprì la strada alla cultura del tifoso moderno e alla diffusione della cronaca sportiva, segnando un momento indelebile nella storia della città e del suo legame con il Napoli.

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