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Certe volte basta sentire un “Uè!” per sentirsi subito a casa. Ma vi siete mai chiesti quante persone, nel mondo, parlano o capiscono il napoletano? Attenzione, non parliamo solo di chi è nato sotto il Vesuvio, ma anche di chi porta il napoletano nel cuore… e sulla lingua, ovunque si trovi.
Il napoletano: non un dialetto, ma una lingua vera e propria
Prima di dare i numeri — nel vero senso della parola — facciamo una premessa. Il napoletano non è un semplice dialetto, ma una lingua riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale. È una lingua con grammatica, vocabolario, poesia, teatro e musica (eh sì, da Totò a Pino Daniele, passando per Eduardo e Carosone).
Ma quanti sono i “parlanti napoletani”?
Le stime non sono precisissime, ma gli esperti concordano su un dato: tra i 7 e i 11 milioni di persone nel mondo parlano o capiscono il napoletano. Vediamo un po’ chi sono:
1. In Campania, ovviamente
Qui il napoletano è vivo e vegeto. Si parla ogni giorno in famiglia, al mercato, allo stadio, al bar. Solo nella provincia di Napoli ci sono circa 3 milioni di persone, e nella regione Campania quasi 6 milioni. La gran parte di loro lo parla correntemente, magari mischiandolo all’italiano, ma sempre con fierezza.
2. Nel resto del Sud
Il napoletano si estende anche oltre i confini regionali. In realtà è la lingua madre di buona parte della popolazione anche in Molise, Basilicata, parte dell’Abruzzo e del nord della Calabria. Qui si parla una versione “vicina di casa” del napoletano, con sfumature locali.
3. Gli emigrati e i loro discendenti
E qui viene il bello. Tra fine ’800 e metà del ’900, milioni di napoletani e meridionali emigrarono verso le Americhe, la Germania, la Svizzera, la Francia, l’Australia…
Molti dei loro discendenti, soprattutto in Argentina, Brasile, Stati Uniti e Canada, conservano ancora parole, canzoni, espressioni in napoletano. Magari non parlano fluentemente, ma capiscono.
Si stimano almeno 3 milioni di “parlanti passivi” nel mondo: figli, nipoti o bisnipoti che, pur vivendo lontano da Napoli, dicono ancora “‘Mammà”, “Napule” e “‘o ccaffè” come si deve.
4. Gli appassionati
Sì, esistono anche loro: stranieri o italiani non campani che si sono innamorati del napoletano attraverso la musica, il teatro, le serie TV, o magari un amore napoletano. Non saranno milioni, ma contribuiscono alla diffusione globale della lingua.
Ma il napoletano si sta perdendo?
Domanda triste, ma realistica. Oggi molti giovani lo parlano meno spesso, soprattutto nelle grandi città, dove l’italiano è dominante. Eppure il napoletano resiste, seppur con molte rinunce al lessico tradizionale. E dove? Nelle canzoni neomelodiche, nei meme su internet, nei film di successo come quelli di Siani, Salemme o prima ancora dei fratelli De Filippo, nei social (vedi TikTok e Instagram), nei detti popolari che non muoiono mai.
Insomma, il napoletano cambia forma, ma non muore.
In conclusione
Il napoletano è parlato o capito da circa 10 milioni di persone nel mondo. Non è poco, per una lingua che non si studia a scuola ma si tramanda a suon di risate, musica e passione.
E se anche voi dite ancora “‘Azz”, “Addò vaje?” o “C’avimma fa?”, allora fai parte di questa grande famiglia linguistica: la più bella famiglia del mondo!


