Nel cuore profondo di Napoli, dove il suono di una tammorra sa di preghiera e di protesta, nacque Roberto De Simone, il 25 agosto 1933. Compositore, musicologo, drammaturgo, regista e uomo di cultura a tutto tondo, De Simone ha vissuto la sua intera esistenza alla ricerca del suono e del significato profondo della tradizione popolare.
Con la sua morte, avvenuta il 6 aprile 2025, si è chiusa un’epoca in cui la musica e il teatro sono stati strumenti di riscoperta dell’anima meridionale.
La musica come ricerca dell’identità
Roberto De Simone iniziò la sua carriera come pianista e compositore. Fu allievo di Vincenzo Vitale e in seguito docente di composizione al Conservatorio di San Pietro a Majella. Tuttavia, ben presto comprese che il pentagramma non bastava per esprimere tutto ciò che lo affascinava: il suono arcaico del Sud, i canti delle feste religiose, i lamenti funebri, i cori dei lavoratori, i racconti tramandati oralmente.
Negli anni ’60 cominciò un lungo lavoro di ricerca etno-musicologica in Campania e nelle regioni vicine. Raccolse, studiò e trascrisse canti tradizionali, ninne nanne, rituali, mettendo insieme un immenso archivio della cultura popolare del Mezzogiorno, restituendo dignità a forme artistiche che rischiavano l’oblio.
La Gatta Cenerentola e il teatro che canta
Il suo nome esplose a livello nazionale nel 1976 con “La Gatta Cenerentola”, una straordinaria opera musicale che univa fiaba, canto popolare, barocco napoletano e teatro. Ispirata a un racconto seicentesco di Giambattista Basile, l’opera fu un trionfo al Festival dei Due Mondi di Spoleto, portando De Simone alla ribalta come regista e autore teatrale innovativo.
Da lì seguirono altre opere, come “Mistero Napolitano“, “L’Opera buffa del Giovedì Santo” e “La cantata dei Pastori“, dove il sacro e il profano si intrecciavano in un continuo dialogo tra storia e contemporaneità. Il suo teatro non era solo rappresentazione, ma rituale collettivo, un atto di memoria attiva.
Un intellettuale “militante” della cultura popolare
De Simone non ha mai separato l’arte dall’impegno; fu direttore del Conservatorio di Napoli, fondatore della Nuova Compagnia di Canto Popolare, e per anni direttore artistico del Teatro San Carlo. Con lo stesso rigore con cui studiava un canto contadino, si opponeva alla spettacolarizzazione superficiale della tradizione. Per lui Napoli non era folklore da cartolina, ma una città-palinsesto, stratificata, tragica e comica, vitale e morente, da comprendere solo passando attraverso i suoi suoni, i suoi riti, le sue maschere.
L’eredità di un maestro
Con Roberto De Simone è scomparso non solo un artista, ma un testimone profondo della napoletanità più autentica, che ci ha lasciato partiture, saggi, spettacoli indimenticabili e, soprattutto, una lezione fondamentale: la cultura popolare non è roba da museo, ma voce viva di un popolo che resiste al tempo.
Fonti
Enciclopedia Treccani
Wikipedia – Roberto De Simone


