Vincenzo Montella: l’“aeroplanino” che volò fino in Turchia

C’era una volta un ragazzino magro e scattante che correva tra i palazzi e i campetti polverosi di Pomigliano d’Arco, piccolo comune dell’hinterland napoletano, con il sogno di diventare calciatore. Si chiamava Vincenzo Montella, e come tanti bambini cresciuti all’ombra del Vesuvio, aveva un solo amore: il pallone.

Nato il 18 giugno 1974, Montella non impiegò molto a farsi notare: quel fisico minuto, che sembrava un difetto, si trasformò presto in arma letale. Era rapido, intelligente, vedeva prima degli altri lo spazio giusto dove colpire. E quando partiva in velocità, pareva proprio una freccia.

Ma se Napoli gli ha dato il carattere e l’istinto, la strada verso il calcio che conta è passata prima da Empoli, dove inizia la carriera professionistica, e poi da Genoa e Sampdoria, sponda blucerchiata, dove si afferma definitivamente come uno dei migliori attaccanti della Serie A di metà anni ’90.

Nel 1999 approda alla Roma, dove scrive alcune delle pagine più importanti della sua carriera: i suoi gol, rapidi come fendenti, diventano marchio di fabbrica. Indimenticabile la stagione 2000-2001, quando contribuisce in modo decisivo alla conquista dello scudetto con 14 reti, al fianco di campioni come Francesco Totti, Gabriel Batistuta e Cafu. Ogni sua esultanza diventava un piccolo spettacolo: braccia tese a simulare un aeroplano in volo, un gesto semplice ma iconico, — da qui il soprannome che lo accompagnerà per tutta la carriera: “L’Aeroplanino”.

Montella è stato un attaccante moderno, d’intelligenza tattica rara, e uno dei pochi a saper abbinare fiuto del gol, tecnica e visione. Ma forse, dentro, è sempre rimasto quel ragazzo curioso e ambizioso di Pomigliano. Lo si capisce quando decide di restare vicino al campo anche dopo aver appeso gli scarpini al chiodo.

L’aeroplanino in panchina

La sua seconda vita calcistica comincia alla Roma, dove allena le giovanili e poi, brevemente, la prima squadra. Ma è con la Fiorentina, dal 2012 al 2015, che costruisce il suo profilo da allenatore elegante e stratega. Montella porta i viola a tre quarti posti consecutivi in Serie A e a una semifinale di Europa League, valorizzando giovani talenti e proponendo un calcio offensivo e organizzato.

Dopo alcune esperienze alterne — tra cui Milan e Siviglia — nel 2022 accetta una sfida inaspettata: guidare l’Adana Demirspor, in Turchia. Ed è proprio lì, tra il calore dei tifosi turchi e l’intensità della Süper Lig, che Vincenzo ritrova se stesso. Conduce il club al miglior piazzamento della sua storia e attira l’attenzione della federazione.

Un napoletano alla guida della Turchia

Nel settembre del 2023, Montella viene nominato commissario tecnico della nazionale turca. Una svolta storica: è il primo allenatore italiano a guidare i “Mehmetçikler”. Alla sua prima uscita ufficiale, batte la Croazia a domicilio. Poco dopo, conquista la qualificazione a Euro 2024 con una squadra giovane e coraggiosa. Montella, con la sua calma napoletana e la mente lucida, ha conquistato anche il Bosforo.

Il richiamo delle origini

Nonostante una carriera vissuta tra Roma, Firenze, Istanbul e mille altri campi, Vincenzo non ha mai rinnegato le sue radici. In un’intervista, ha raccontato:

A Pomigliano ho imparato a giocare per strada, con gli amici. Senza quello spirito lì, non sarei arrivato fin qui”.

E forse è proprio questa la sua forza: un cuore napoletano, abituato alle difficoltà e alle meraviglie. Un cuore che, in silenzio, batte ancora per quella terra che lo ha visto nascere e crescere.

Fonti

Comments
All comments.
Comments
error: Questo contenuto è protetto da Copyright!