La dinastia Trastàmara e la conquista aragonese

Quando le sorti del Regno di Napoli si fecero instabili, tra trame dinastiche e guerre di successione, fu da oltre il mare che arrivò una nuova dinastia pronta a scrivere un capitolo fondamentale della storia meridionale: quella dei Trastàmara, ramo reale della Corona d’Aragona, destinato a imporsi con forza e astuzia sul trono partenopeo, il cui nome deriva da deriva dal castello di Trastámara, situato in Galizia, nel nord-ovest della Spagna., termine che significa letteralmente “al di là del fiume Tambre” (tras-Támara, cioè oltre il fiume Tambre), che scorre in quella regione.
Una storia fatta di alleanze, battaglie e ambizioni che travalicano il Mediterraneo.

Da Castiglia ad Aragona: le origini dei Trastàmara

La dinastia nacque nel XIV secolo con Enrico II di Castiglia, figlio illegittimo del re Alfonso XI, che detronizzò e fece uccidere il fratellastro legittimo Pietro I il Crudele. Da quel momento, i Trastàmara si affermarono come una delle casate più potenti della penisola iberica, estendendo la loro influenza anche alla Corona d’Aragona attraverso complesse alleanze matrimoniali e giochi politici.
Nel 1412, grazie al Compromesso di Caspe, Ferdinando di Trastàmara, figlio di Giovanni I di Castiglia, divenne re d’Aragona. I suoi discendenti ereditarono non solo il potere aragonese, ma anche l’ambizione mediterranea.

La morte di Giovanna II e il vuoto di potere

Quando Giovanna II d’Angiò-Durazzo morì nel 1435 senza lasciare eredi diretti, si aprì una delle più accese dispute dinastiche della storia del Mezzogiorno. La regina, in vita, aveva adottato prima Alfonso d’Aragona come figlio e successore, ma poi, in seguito a tensioni politiche e personali, ritirò il favore, scegliendo invece Renato d’Angiò, fratello del defunto re Luigi III, come erede.
Alla sua morte, dunque, due pretendenti si fronteggiarono: da un lato Renato d’Angiò, sostenuto dal Papa e dai fautori della continuità angioina, e dall’altro Alfonso V d’Aragona, che rivendicava il regno in forza della sua precedente adozione.

Alfonso il Magnanimo: la conquista del Regno

Alfonso V d’Aragona, detto il Magnanimo, non era uomo da tirarsi indietro; deciso a prendere possesso del regno napoletano, sbarcò nel sud Italia con una flotta imponente e un esercito disciplinato. Dopo anni di guerra, nel 1442 entrò trionfante a Napoli, ponendo fine alla dinastia angioina ed assumendo il titolo di Alfonso I di Napoli.
La presa della città fu anche simbolica: secondo alcune cronache, Alfonso si fece consegnare le chiavi della città e marciò attraverso le strade acclamato come liberatore, benché il conflitto fosse stato cruento.

Con Alfonso iniziò ufficialmente la dominazione aragonese del Regno di Napoli e il passaggio della corona agli spagnoli Trastàmara. Napoli divenne così parte integrante della vasta compagine aragonese-mediterranea, pur mantenendo una relativa autonomia locale.

Napoli capitale aragonese

Alfonso I scelse Napoli come capitale personale, preferendola a Barcellona o Valencia. Fece del Maschio Angioino il centro del potere, arricchì la città con opere d’arte, aprì la corte a umanisti e filosofi e finanziò traduzioni di testi greci e latini. Napoli, da città contesa, divenne un fulcro di cultura rinascimentale e politica mediterranea.
Questa decisione contribuì a segnare profondamente la storia cittadina: il Rinascimento napoletano fiorì, in un equilibrio unico tra spirito iberico e radici meridionali.

Un’eredità di lunga durata

La conquista aragonese cambiò per sempre il volto del Mezzogiorno. Dopo Alfonso, il regno passò a Ferdinando I di Napoli, figlio naturale del re, che fondò una linea locale dei Trastàmara, capace di resistere per decenni alle mire francesi. 
Sotto i Trastàmara aragonesi, il Regno di Napoli visse un periodo di stabilizzazione, pur segnato da tensioni interne e tentativi di invasione; tuttavia, la loro eredità culturale e politica fu tale da plasmare il futuro del regno fino all’arrivo degli Asburgo.

Fonti

  • Treccani.it
  • Wikipedia.org
  • Abulafia, David – Il Regno di Napoli sotto Alfonso il Magnanimo (Laterza, 1977)
  • Delle Donne, Fulvio – Storia del Regno di Napoli (Il Mulino, 2014)
  • Villari, Rosario – La conquista aragonese del Regno di Napoli (Einaudi, 2007)

Note

L’immagine è relativa allo stemma principale dei Trastámara, così blasonato:

  • Scampo squadrato (inquartato) con gules (rosso) e argento (bianco/silver).
  • Nel I e IV quarto, un castello dorato su fondo rosso, simbolo del Regno di Castiglia.
  • Nel II e III quarto, un leone purpureo su fondo argento, simbolo del Regno di León.

Si tratta quindi di un blasone “inquartato di Castiglia e León”, tipico dei sovrani Trastámara.

Comments
All comments.
Comments
error: Questo contenuto è protetto da Copyright!