‘O luciano d’ ‘o Rre: la fedeltà di un popolo nelle parole di Ferdinando Russo
Nel cuore di Napoli, tra i vicoli di Santa Lucia, si respira ancora l’eco di mestieri antichi e di storie che hanno intrecciato la vita del popolo con quella dei sovrani: è proprio qui che Ferdinando Russo, poeta e giornalista napoletano, ambienta uno dei suoi poemetti più celebri: ‘O luciano d’ ‘o Rre, scritto nel 1910.

La voce che risuona nei versi è quella di Luigi, un vecchio ostricaio di Santa Lucia: non è solo un venditore di mare, ma l’ultimo testimone di una stagione che tramonta.

Da giovane, Luigi aveva fatto parte della scorta dei luciani, marinai fedeli che accompagnarono re Ferdinando II di Borbone nell’ultimo e tragico viaggio del 1859 verso Bari, per incontrare Maria Sofia di Wittelsbach, promessa sposa del futuro Francesco II.

Nel suo racconto, Luigi rievoca la malattia improvvisa che colpì il re durante il viaggio, tra bufere di neve, soste forzate e il famigerato pernottamento presso il vescovo di Ariano Irpino, monsignor Caputo, accusato dalla voce popolare di aver avvelenato Ferdinando con una tazza di cioccolata: si trattava di una leggenda mai provata, ma che entrò nel cuore del popolo e nei versi del poeta.

Russo fa parlare Luigi con la passione e l’amarezza di chi vide crollare un mondo: la morte di Ferdinando II non fu solo la fine di un sovrano, ma l’inizio della fine del Regno delle Due Sicilie; le sue parole trasudano nostalgia per un tempo in cui il re conosceva i suoi marinai per nome, li trattava come fratelli, e loro erano pronti a morire per lui. Con il sovrano se ne andava anche un’idea di lealtà, di comunità, di identità che il popolo avrebbe rimpianto a lungo.
Nel poemetto emergono due immagini forti e contrapposte: da un lato l’orgoglio dei luciani, uomini di mare dal cuore integro, capaci di sacrificio e fedeltà; dall’altro la delusione verso la “libertà” portata dal nuovo ordine politico, che Luigi definisce amara illusione, capace di togliere dignità più che donarla. Una voce popolare, dolente e polemica, che attraverso Russo diventa testimonianza storica e poesia.

‘O luciano d’ ‘o Rre non è solo un ricordo nostalgico, quindi, ma un atto di resistenza culturale: attraverso Luigi, Russo ridà dignità a una comunità marinara cancellata dal tempo, e insieme denuncia le ferite lasciate dall’unificazione italiana nel tessuto sociale del Sud. Rileggendo oggi questi versi, riscopriamo non solo l’arte di Ferdinando Russo, ma anche la voce autentica di un popolo che, tra ostriche e ricordi, ha custodito il senso della propria identità.

Fonti

Ferdinando Russo, ‘O luciano d’ ‘o Rre, 1910, in Editoriale Il Giglio
Gennaro De Crescenzo, Ferdinando II di Borbone, Editoriale Il Giglio, Napoli 2009.


In copertina, un’immagine storica evocativa: una fotografia dei venditori di ostriche (“ostricari”) a Santa Lucia, fine XIX secolo, che ritrae la vita quotidiana nel cuore popolare di Napoli.

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