Municipalità 1 – Quartieri Chiaia e S. Ferdinando
Cap: 80121
Dove si trova
Informazioni sul toponimo
Questa elegante piazza napoletana prende il nome dal monumento dedicato ai martiri per la libertà, progettato da Enrico Alvino. Il primo incarico di realizzare un monumento alla Madonna fu affidato ad Alvino da Ferdinando II di Borbone, dopo la repressione della rivolta popolare del 1848, con l’intento di celebrare la ritrovata pace. Alvino, che aveva appena completato il palazzo “Nunziante” al largo di Santa Maria a Cappella, propose la piazza come sede per una “colonna della pace”, mentre Ferdinando II aveva preferito il Largo della Carità.
La morte del re interruppe i lavori, che si fermarono alla realizzazione di una grande colonna in granito grigio, che reggeva una statua della Vergine, nel luogo ormai chiamato Largo della Pace.
Con l’Unità d’Italia e l’arrivo dei Savoia, nel 1866, il sindaco Colonna di Stigliano incaricò Alvino di trasformare il monumento in un’opera dedicata ai martiri delle rivoluzioni napoletane: Alvino sostituì la statua della Madonna con una “Vittoria alata” e trasferì la Madonna in San Giovanni Maggiore.
Alla base del monumento aggiunse quattro leoni, ciascuno simboleggiante una delle principali rivoluzioni napoletane, affidando la realizzazione delle sculture a noti artisti dell’epoca: “Leone morente“, opera di Antonio Busciolano, rappresenta i caduti della Repubblica Partenopea del 1799; “Leone trafitto dalla spada“: opera di Stanislao Lista, simboleggia i caduti carbonari del 1820; “Leone sdraiato con lo statuto del 1848 sotto la zampa“, opera di Pasquale Ricca, rappresenta i caduti liberali del 1848: “Leone in piedi“, opera di Tommaso Solari, rappresenta i caduti garibaldini del 1860.
I tre lati della piazza sono definiti da tre imponenti palazzi; quello progettato da Alvino per il generale Nunziante, con una facciata severa di cinque piani, il più antico dei palazzi, acquistato da Ferdinando IV per la sua amante, la duchessa Lucia Migliaccio di Floridia, e il Palazzo Calabritto, che ospitò anche il comandante Guglielmo Pepe.
Altre informazioni di interesse
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Siti e monumenti di interesse
Palazzi
Palazzo Partanna
Il Palazzo Partanna è un imponente edificio storico situato al numero 58 di Piazza dei Martiri: la sua storia e architettura riflettono l’evoluzione della città tra il XVII e il XIX secolo, rendendolo uno dei palazzi più rappresentativi della zona.
La costruzione originale risale alla prima metà del XVII secolo, quando l’edificio apparteneva a Donato Cocozza; nel 1746, il duca di Paduli, Baldassarre Coscia, commissionò all’architetto Mario Gioffredo un’importante ristrutturazione, concentrata principalmente sulla facciata e sul portale d’ingresso.
Quest’ultimo, ancora visibile oggi, è caratterizzato da due colonne ioniche che sorreggono una trabeazione, sulla quale poggia il balcone del primo piano. La firma di Gioffredo è incisa sulla colonna sinistra del portale
Nel XIX secolo, il palazzo divenne proprietà di Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia e vedova del principe Benedetto Maria III Grifeo di Partanna.
Dopo il matrimonio morganatico con Ferdinando I di Borbone nel 1814, il re donò alla duchessa il palazzo, che da allora prese il nome di Palazzo Partanna; per adeguarlo al gusto neoclassico dell’epoca, l’architetto Antonio Niccolini fu incaricato di una completa ristrutturazione, che interessò sia gli interni sia la facciata.
I lavori, conclusi nel 1820, conferirono al palazzo un aspetto elegante, con un basamento bugnato, balconi con ringhiere in ferro battuto e un cornicione sostenuto da mensole.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, il palazzo subì gravi danni a causa dei bombardamenti, perdendo molti degli affreschi che decoravano le sale del piano nobile; nel 1996, l’edificio fu restaurato e, nel corso degli anni, ha ospitato diverse istituzioni, tra cui l’Unione Industriali di Napoli, l’ANCE Napoli e la Galleria d’arte moderna di Lucio Amelio.
Dal 2019, è sede dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli
Palazzo Calabritto
Il Palazzo Calabritto è uno dei più significativi esempi di architettura nobiliare del XVIII secolo a Napoli, situato nell’omonima via, all’angolo con Piazza dei Martiri.
La costruzione del palazzo ebbe inizio intorno al 1720 per volere del V duca di Calabritto, Vincenzo Tuttavilla, discendente della famiglia francese d’Estouteville, che si era stabilita a Napoli nel XV secolo; il progetto prevedeva l’edificazione di una residenza nobiliare e l’apertura di una nuova strada, l’attuale via Calabritto, destinata a diventare una delle principali arterie della città.
Nel 1736, il palazzo fu ceduto al re Carlo III di Borbone per 34.700 ducati, ma non venne mai completato né utilizzato; nel 1754, la famiglia Tuttavilla riuscì a riacquistarlo, restituendo al sovrano la somma ricevuta.
Successivamente, nel 1756, l’architetto Luigi Vanvitelli fu incaricato di completare e ristrutturare l’edificio, apportando modifiche significative alla facciata, al portale e allo scalone
Il palazzo presenta una facciata monumentale caratterizzata da un alto basamento con paraste ioniche, un portale centrale sormontato da una balconata continua e finestre con timpani alternati.
Il portale su via Calabritto è decorato con colonne e teste femminili coronate, mentre l’interno conserva un cortile con doppio atrio e una scalinata che conduce a un terrazzamento con vista sul golfo.
Nel corso dei secoli, il palazzo è stato abitato da numerosi personaggi illustri, tra cui Gioacchino Murat, i fratelli Florestano e Guglielmo Pepe, il generale Paolo Avitabile e i giuristi Alberto Marghieri e Bruno Gaeta.
Nel XIX secolo, l’edificio fu frazionato e venduto a diverse famiglie, tra cui i Piscicelli e i Caracciolo di Castagneto. Alcuni locali furono utilizzati per cerimonie religiose della chiesa anglicana e per atelier di stilisti napoletani.
Palazzo Nunziante

Il Palazzo Nunziante è un elegante edificio storico situato in via Via Domenico Morelli, all’angolo con piazza dei Martiri; commissionato nel 1855 dal generale Alessandro Nunziante all’architetto milanese Errico Alvino, il palazzo rappresenta un esempio significativo dell’architettura neoclassica dell’epoca.
Il palazzo si sviluppa su sei piani e presenta una facciata caratterizzata da un basamento in bugnato liscio alto due piani, con una parte mediana tripartita da ordini classici. L’ultimo piano è anticipato da un cornicione dentellato su cui poggia una ringhiera che si estende per tutto il perimetro.
L’ingresso principale conduce a un androne che dà accesso a un sontuoso scalone di rappresentanza, ornato da statue, che porta al piano nobile. Qui si trova il salone delle feste, affrescato da Vincenzo Paliotti, e una cappella privata che conserva opere di Domenico Morelli, Paolo Vetri e Antonio Busciolano, oltre a una tela di Paolo De Matteis situata nella piccola sacrestia
Link utili
Come raggiungere piazza dei Martiri
Fonti
wikipedia.org
Le strade di Napoli – Gino Doria
Le strade di Napoli – Romualdo Marrone
napoligrafia.it
palazzidinapoli.it
napolineiparticolari.altervista.org
catalogo.beniculturali.it


