Municipalità 1 – Quartiere S. Ferdinando
Cap: 80121
Dove si trova
Informazioni sul toponimo
Il toponimo, di origine molto antica, deriva dal termine greco “platamon“, che indica una roccia marina scavata da grotte. In effetti, lungo questa strada litoranea si aprivano molte grotte, utilizzate dai pescatori e dai contrabbandieri, che spesso divenivano il teatro di delitti e violenze; qui si svolgevano anche antichi riti orgiastici, sopravvissuti al cristianesimo, come avveniva nella vecchia grotta di Fuorigrotta. Per questo motivo, il viceré Pedro de Toledo ordinò la loro distruzione nel 1500.
Il toponimo ricorda anche la vecchia fonte d’acqua chiamata “zuffregna”, le cui acque, ricche di minerali, venivano vendute in piccole anforette di creta a doppio manico, dette “mummare” o “mummarelle“, che erano diffuse a Napoli fino agli anni ’50; questa tradizione, che era molto cara ai napoletani, è poi scomparsa a causa delle moderne costruzioni che hanno inglobato e chiuso le fonti, nonostante un editto vicerale che concedeva ai napoletani il diritto perpetuo di usufruire gratuitamente di quelle acque ferrose salutari.
Altre informazioni di interesse

Foto: chieracostui.com
- Il Mattino di Napoli, fondato il 16 dicembre 1892 da Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao, è uno dei quotidiani più longevi e influenti della città. Nato per raccontare le vicende politiche e culturali del sud Italia, il giornale si è sempre distinto per la sua indipendenza e attenzione ai temi locali. Nonostante le difficoltà durante il fascismo e le trasformazioni nel dopoguerra, ha mantenuto una forte presenza nel panorama informativo regionale. Entrato nel gruppo Caltagirone negli anni ’90, oggi Il Mattino continua a essere una voce autorevole nell’informazione campana, anche online.
- Le acque più celebri di Napoli erano due: l’acqua ferrata e l’acqua zuffrègna, accompagnate dall’acqua del Serino che arrivava dai monti irpini. L’acqua ferrata, che proveniva dal Beverello, aveva un sapore metallico e lasciava residui rugginosi nelle fontane. Era apprezzata per le sue proprietà curative, in particolare per combattere l’anemia, tanto che il Tribunale di San Lorenzo ne vietò la vendita senza licenza. La sua fama diede vita alla leggenda di Mariuccia ‘e fierro, una donna che si convinse di essere “metallizzata” dall’acqua. L’acqua zuffrègna, proveniente dalla sorgente del Monte Echia, aveva un colore giallastro e un retrogusto sulfureo. Era venduta in anfore di terracotta, le “mummarelle”, ed era famosa per il suo sapore simile a quello dell’acqua di Telese. Spesso veniva miscelata con limone e bicarbonato per creare una gazzosa digestiva. La fonte si trovava a via Chiatamone, chiusa durante l’epidemia di colera, forse per favorire la costruzione dell’Hotel Continental.
Siti e monumenti di interesse
Palazzi
La strada è ricca di palazzi storici che di seguito descriviamo.
Palazzo Arlotta
Il Palazzo Arlotta è un edificio di valore storico e architettonico: costruito negli anni ’70 del XIX secolo, durante il periodo della colmata della litoranea di Chiaia, fu commissionato dalla famiglia Arlotta, una ricca dinastia di banchieri, commercianti e politici di origine scillese.
Il palazzo si presenta come un austero edificio in stile neorinascimentale di cinque piani: un piano terra, un ammezzato e tre piani superiori. La facciata è caratterizzata da un basamento in bugnato liscio e un cornicione ornamentale aggettante sopra l’ultimo piano. L’ingresso principale si trova su Via Chiatamone e conduce attraverso un breve androne, con a destra uno scalone di rappresentanza ornato da una balaustra marmorea finemente lavorata, a un insolito cortile semicircolare,
Il piano nobile del palazzo ospita l’Istituto di Cultura Meridionale ed è abbellito da decorazioni pittoriche di gusto eclettico realizzate dal pittore bolognese Rinaldo Casanova, attivo tra Napoli e Bari; gli appartamenti degli altri piani sono adibiti a abitazioni e studi professionali
Palazzo del Duca di Campochiaro
Il Palazzo del Duca di Campochiaro è un edificio storico situato al numero 19; questo palazzo è noto per la sua posizione strategica tra il monte Echia e il lungomare, offrendo un esempio significativo dell’architettura nobiliare napoletana.
Originariamente, l’immobile apparteneva al monastero di Sant’Eligio al Mercato e successivamente passò ai Padri delle Crocelle; nel periodo del catasto francese, fu registrato come proprietà del Duca di Campochiaro, che intendeva trasformarlo in uno stabilimento di bagni pubblici sfruttando una sorgente d’acqua ferrata proveniente dalla collina di Pizzofalcone.
Tuttavia, a causa di controversie con i proprietari degli immobili vicini, il progetto non fu mai realizzato. Il duca cedette quindi il palazzo, insieme alla disputa legale con il monastero attiguo, al patrizio capuano Alessandro Marotta.
Successivamente, il palazzo fu censito come “casa palatiata al Fiatamone” e registrato come proprietà di Nicolò Fusco. Nel 1902, risultava di proprietà dei signori De Lucia.
Il palazzo si distingue per la sua struttura a corte, con un ingresso attraverso un androne coperto da volta a botte. La scala principale, situata a destra della prima corte, conduce ai piani superiori ed è caratterizzata da un ampio fornice. La seconda corte, chiusa da ambienti che si concludono in grotta nella collina retrostante, presenta una rientranza e le vecchie scuderie coperte da crociera. La struttura portante è in muratura di tufo con rinforzi in mattoni, e i solai dei piani superiori sono su travi di legno, ad eccezione di alcuni rimaneggiamenti con putrelle in ferro.
Palazzo Douglas
Il Palazzo Douglas, situato al civico 5bis è un edificio storico risalente al XIX secolo; la sua architettura ottocentesca si riflette nella facciata e nel cortile interno, caratterizzato da un portico con tre arcate.
Il palazzo è documentato in una perizia del 1843, dove viene menzionato insieme al “Giardino dei Douglas”, indicato al numero 5; tale perizia include dettagli come lo sperone di roccia del Monte Echia e una ringhiera in ferro appartenente alla marchesa d’Assigliano.
Secondo il Catalogo Generale dei Beni Culturali, il Palazzo Douglas è registrato come proprietà privata e rientra nella tutela della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli.
Un elemento di rilievo è una fontanella storica situata nel cortile del palazzo, risalente al XIX secolo, che testimonia l’importanza dell’approvvigionamento idrico nella zona
Palazzo Craven
Il Palazzo Craven, situato al numero 6 è un edificio storico risalente al XIX secolo; attualmente, l’edificio ospita il Palazzo Chiatamone Bed & Breakfast.
Secondo il Catalogo Generale dei Beni Culturali, il palazzo presenta una struttura a due corti con due ingressi distinti. L’androne di sinistra è coperto da una serie di volte a crociera e conduce a un ampio cortile; l’androne di destra è coperto da volte a botte e conduce a una seconda corte
Palazzo d’Aquino di Caramanico al Chiatamone
Il Palazzo d’Aquino di Caramanico al Chiatamone è un edificio storico situato al numero 7; costruito probabilmente agli inizi del XVII secolo, il palazzo è stato nel tempo oggetto di diverse trasformazioni architettoniche e cambi di proprietà.
In origine, l’edificio fu residenza temporanea del viceré Iñigo Vélez de Guevara; nel 1771, un’incisione di Etienne Giraud lo raffigura come un edificio di tre piani con un pregevole portale cuspidato ricoperto di bugne e finestre ornate da eleganti timpani alternati.
Agli inizi dell’Ottocento, il palazzo fu acquistato dalla famiglia d’Aquino, principi di Caramanico, che attuarono un profondo rifacimento dell’edificio, probabilmente in seguito ai danni del terremoto del 1805. Il palazzo fu innalzato fino a quattro piani e il portale barocco fu sostituito da uno più sobrio in piperno con arco a tutto sesto. Nei primi decenni del XX secolo, fu realizzata un’ulteriore sopraelevazione di un piano e mezzo, rendendo asimmetrico il profilo della facciata.
Una lapide posta nel 1904 sulla facciata, come detto, ricorda che vi visse nei suoi ultimi anni lo storico Bartolommeo Capasso: avvocato, si dedicò alla vita politica-amministrativa, contribuendo allo sviluppo edilizio del Vomero, dove gli è stata dedicata una via.
Il palazzo presenta due ingressi e due cortili. Il numero 7 si distingue per lo stile ottocentesco neorinascimentale, con basamento bugnato e aperture sormontate da timpani triangolari alternati ad architravi. Notevole è l’androne con stemma gentilizio sulla volta. Il numero 9 ha una facciata più semplice.
Palazzo Du Mesnil
Il Palazzo Du Mesnil è un elegante edificio storico situato al civico 61, con un ingresso secondario su via Partenope 10; costruito tra gli anni Settanta e Ottanta del XIX secolo, fu progettato dall’architetto francese Alexis Arrougé su commissione dei fratelli belgi Ermanno e Oscar Du Mesnil, imprenditori e urbanisti che contribuirono significativamente allo sviluppo urbanistico del lungomare napoletano
Il palazzo si distingue per la sua facciata monumentale in stile eclettico, arricchita da elementi decorativi realizzati con pietra importata da Malta; la struttura presenta una doppia facciata: una su via Chiatamone e l’altra su via Partenope, quest’ultima caratterizzata da un belvedere centrale e un loggiato a tre campate, che conferiscono all’edificio un aspetto maestoso e armonioso.
Attualmente, il Palazzo Du Mesnil ospita il Rettorato dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”.
La sede è anche utilizzata per eventi culturali e mostre: ad esempio, nel marzo 2025 ha ospitato una mostra di 108 coppe talismaniche islamiche, databili dal XII al XX secolo, donazione della Collezione Aron
Link utili
Come arrivare a via Chiatamone
Fonti
wikipedia.org
Le stradi di Napoli – Gino Doria
Le strade di Napoli – Romualdo Marrone
palazzidinapoli.it
storiacity.it
catalogo.beniculturali.it
tripadvisor.it


