Municipalità 2 – Quartiere S. Giuseppe e Pendino
Municipalità 4 – Quartiere S. Lorenzo
Cap: 80138 – 80139
Dove si trova
Informazioni sul toponimo
L’origine di via dei Tribunali risale all’epoca greca di Napoli, dove era parte integrante dell’impianto urbano progettato dai colonizzatori greci, i quali strutturarono la città in un reticolo di vie rette, con il decumano maggiore che attraversava l’intera città da est a ovest.
Il percorso che oggi conosciamo come via dei Tribunali rappresentava una delle principali arterie di comunicazione, collegando la zona orientale alla zona occidentale e passando attraverso l’antica Agorà greca, l’attuale piazza San Gaetano, che divenne in epoca romana il Foro della città, il centro nevralgico della vita politica, commerciale e amministrativa.
Il tracciato della via rimase sostanzialmente invariato nei secoli, seppur subendo vari rifacimenti.
Durante l’occupazione romana, la strada divenne ancora più importante, assumendo una funzione cruciale come via di collegamento tra i quartieri principali della città; successivamente, sotto il controllo dei Normanni e dei successivi sovrani, la via subì nuove modifiche, ma mantenne il suo ruolo centrale nella vita quotidiana della città.
In passato, la strada era conosciuta con altre denominazioni, come via Augustale, via di Capuana (un appellativo che appare nelle opere di Boccaccio e Petrarca in Intinerarium Syriacum.) e via del Mercato Vecchio, nomi che riflettono le diverse funzioni che la via ha assunto nel corso della sua lunga storia.
L’attuale denominazione si deve a un importante cambiamento che avvenne durante il vicereame spagnolo: nel 1537, infatti, Don Pedro de Toledo, il viceré spagnolo, decise di trasferire i cinque tribunali della città all’interno di un unico edificio: Castel Capuano, una delle fortificazioni più antiche di Napoli.
I tribunali erano: “La grande corte della Viaria”, “Il reale consiglio”, “La reale camera della Sommaria”, “Il tribunale della Bagliva” e “Il tribunale della Zecca” e il trasferimento di tutte queste istituzioni giuridiche in un solo luogo suscitò grande agitazione tra i napoletani, che temevano che la concentrazione del potere giuridico in un’unica sede aumentasse l’autorità e il controllo delle istituzioni; per questo motivo, la via prese il nome di via dei Tribunali, una denominazione che rimase nell’uso popolare e che è giunta fino ai giorni nostri.
Il suo percorso inizia pressappoco da Port’Alba e piazza Bellini, un’area che conserva alcune delle prime mura della Napoli greca, e prosegue verso piazza San Gaetano, nel cuore del centro storico della città; da qui la strada continua fino a via Duomo, attraversando una serie di quartieri e piazze che riflettono la ricca storia della città.
Altre informazioni di interesse

- In questa via è stata girata una scena de Le Quattro Giornate di Napoli, film del 1954 diretto da Nanni Loy che racconta della resistenza dei napoletani contro l’occupazione nazi-fascista del 1943. Nella scena si vede l’ospedale nel quale vengono condotti i feriti: si tratta dell’Ospedale della Pace.
Napoli fu la prima città d’Italia a liberarsi dall’occupazione, in modo totalmente autonomo, senza il supporto delle truppe di liberazione, venendo poi insignita della Medaglia d’Oro al Valor Militare. (Fonte: www.davinotti.com)
Oltre a luoghi di grande valore storico e artistico, via dei Tribunali è anche un punto focale per la vita quotidiana di Napoli. La via è infatti famosa per le pizzerie storiche, come Gino Sorbillo, Di Matteo, e Dal Presidente, che sono tra le più celebri della città e attirano visitatori da tutto il mondo desiderosi di assaporare la vera pizza napoletana.
Siti e monumenti di interesse
Chiese
Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco
La Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco è un’importante chiesa barocca situata al civico 39 di via dei Tribunali. Eretto nel 1616, il complesso include anche una chiesa sotterranea e un ipogeo, che costituiscono il Museo dell’Opera Pia Purgatorio ad Arco. Originariamente destinata alla sepoltura dei poveri, la chiesa superiore fu consacrata nel 1638. Caratterizzata da decorazioni con teschi e ossa, ospita importanti opere d’arte, come la pala d’altare della Madonna delle Anime Purganti di Massimo Stanzione. La chiesa inferiore, spoglia e simbolica, era destinata alla sepoltura delle anime povere.
Il teschio della principessa Lucia, esposto nell’ipogeo del Purgatorio ad Arco, è un oggetto di grande devozione popolare. Viene mostrato incoronato con un velo da sposa e una coroncina, circondato da ceri e ex-voto. Sebbene non ci siano documenti ufficiali che confermino la sua identità, una leggenda locale le attribuisce il nome di “Lucia”. Si racconta che Lucia fosse una giovane nobildonna, figlia di don Domenico d’Amore, morta di tisi subito dopo il matrimonio. Il padre, devoto alle anime del Purgatorio, la fece seppellire nell’ipogeo, e da allora Lucia è considerata la protettrice delle giovani spose.
Chiesa di Sant’Angelo a Segno
La Chiesa di Sant’Angelo a Segno è un piccolo edificio religioso situato al civico 45.
Oggi sconsacrata, la chiesa è avvolta da una leggenda che risale al VII secolo. Secondo la tradizione, durante un’invasione longobarda, il vescovo Sant’Agnello avrebbe fermato l’avanzata nemica innalzando un vessillo con la croce cristiana e invocando l’intercessione di San Michele Arcangelo. In segno di quel prodigioso evento, fu infisso un chiodo sulla soglia della chiesa, da cui deriverebbe il nome “a Segno”
L’attuale struttura fu ricostruita in stile neoclassico nel 1825 su progetto dell’architetto Luigi Malesci; all’interno, la chiesa ospitava opere d’arte di rilievo, tra cui: La Circoncisione di Simon Vouet (1622), ora al Museo di Capodimonte, un San Tommaso di Canterbury della scuola di Giovanni Balducci, una Santa Rosa di Giuseppe Simonelli, un Cristo tra i dottori attribuito alla scuola di Jusepe de Ribera, una tavola d’altare raffigurante San Michele Arcangelo di Francesco Pagano.
Negli anni ’60 del XX secolo, la chiesa fu chiusa al culto e le opere trasferite per motivi di conservazione; dopo un restauro conservativo, la chiesa è stata adibita a teatrino rionale e spazio espositivo.
Chiesa di Santa Maria della Pace
La Chiesa di Santa Maria della Pace, situata al civico 181, fa parte di un complesso che include un ospedale e la sala del Lazzaretto. Costruita nel XVII secolo su un palazzo nobiliare del XV secolo, la chiesa fu progettata da Pietro De Marino e consacrata nel 1659. L’interno a croce latina presenta cappelle e pregiati mosaici, con restauri di Domenico Antonio Vaccaro. La sala del Lazzaretto, lunga 76,80 m, accoglieva malati infetti, con affreschi di Andrea Viola e Giacinto Diano che decorano la volta e le pareti.
Chiesa di Santa Maria del Rifugio
La Chiesa di Santa Maria del Rifugio si trova vicino alle chiese di Santa Maria della Pace e San Tommaso a Capuana, al civico 181. Originariamente costruito nel 1480 come Palazzo degli Orsini, fu trasformato nel 1585 da Padre Alessandro Boria in una chiesa con conservatorio per fanciulle. Il portale rinascimentale, con arco trionfale e fregi eleganti, è rimasto dell’edificio originale. L’interno ospita dipinti di angeli e la chiesa, un tempo sede dei magistrati napoletani, è stata riaperta nel settembre 2010.
Chiesa di San Tommaso a Capuana
La Chiesa di San Tommaso a Capuana si trova in via Tribunali, 208. Fondata nel Medioevo e ceduta nel 1176 ai benedettini di Cava dei Tirreni, subì numerosi rimaneggiamenti, acquisendo nel XVIII secolo l’aspetto attuale. La facciata barocca, con lesene e volute che racchiudono un finestrone, è di grande interesse architettonico. All’interno si trovano opere di Giuseppe Bonito, Ludovico De Maio e di un anonimo del XVI secolo. Dopo il Concilio di Trento, divenne parrocchia, ma fu trasferita a Santa Caterina a Formiello. Ora è sede dell’Arciconfraternita del SS. Rosario e apre raramente.
Chiesa di Santa Maria della Colonna
La Chiesa di Santa Maria della Colonna, costruita nel 1580 da Marcello Fossataro, è un edificio barocco di Napoli, sito in via Tribunali 282, un tempo destinato ai fanciulli abbandonati e al Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo. La facciata, progettata da Antonio Guidetti nel 1715, presenta decorazioni in stucco. L’interno, a pianta rettangolare, è arricchito da opere di Costantino D’Adamo e Paolo De Matteis. Dopo anni di abbandono, è stata restaurata nel 2018 con fondi del progetto Unesco. Il chiostro, risalente al XVI secolo, è anch’esso stato restaurato ed è ora sede di uffici della curia.
Chiesa di Palazzo Troiano Spinelli di Laurino
La Chiesa di Palazzo Troiano Spinelli di Laurino è una cappella privata situata al civico 362, adiacente al celebre Palazzo Spinelli di Laurino, ma ha anche un proprio ingresso su vico Fico a Purgatorio; fu edificata nel XVIII secolo per volere di Troiano Spinelli, duca di Laurino, durante i lavori di ristrutturazione del palazzo di famiglia. Sebbene concepita come cappella privata, dispone anche di un ingresso indipendente su strada, che ne consente l’accesso diretto.
L’architettura della cappella riflette i principi espressi ne I Quattro Libri dell’Architettura di Andrea Palladio, con una facciata semplice caratterizzata da un piccolo portale sormontato da un timpano triangolare. All’interno, la cappella presenta decorazioni sobrie ma eleganti, in linea con lo stile neoclassico dell’epoca.
Attualmente, la cappella è raramente aperta al pubblico, ma rappresenta un esempio significativo di architettura religiosa privata del XVIII secolo a Napoli.
Chiesa di Sant’Andrea dei Cocchieri
La Chiesa di Sant’Andrea dei Cocchieri, conosciuta anche come Sant’Andrea Apostolo dei Cocchieri o Sant’Andrea a Capuana, è un antico luogo di culto situato nei pressi della chiesa di Santa Maria della Pace. Oggi sconsacrata, la chiesa rappresenta un esempio significativo dell’architettura religiosa legata alle confraternite cittadine.
Edificata tra il XIV e il XV secolo, la chiesa inizialmente ospitava la parrocchia di San Cristoforo; nel corso del XVI secolo, passò ai Padri Ospedalieri e successivamente, nel 1580, fu affidata alla congrega di Santa Maria degli Angeli. In seguito, divenne una delle cappelle della congrega dei cocchieri napoletani, da cui deriva il nome attuale. La chiesa fu inglobata nel perimetro del palazzo situato al numero 169 di via dei Tribunali.
L’edificio presenta una facciata semplice, con un portale in piperno sormontato da un timpano triangolare; all’interno, la chiesa ha una pianta rettangolare con navata unica e cappelle laterali poco profonde. Le decorazioni interne sono sobrie, in linea con lo stile delle chiese confraternali dell’epoca.
Chiesa dell’Arciconfraternita di Santa Maria della Sanità
La chiesa dell’arciconfraternita di Santa Maria della Sanità, situata al civico 345/348, risale alla metà del XVII secolo. Originariamente dedicata ai Santi Pietro e Paolo, fu costruita dopo la chiusura di un tratto di vicolo tra vico San Severino e via San Paolo. L’edificio, di stile barocco, è tra i più piccoli della città. La facciata presenta un semplice portale e un finestrone trilobato, con una calotta maiolicata verde e gialla. L’interno conserva stucchi settecenteschi e una navata semi-rettangolare, con un altare che ospita una Madonna. La chiesa è stata restaurata nel 2023.
Palazzi
Palazzo Capece Minutolo
Il Palazzo Capece Minutolo, situato tra via dei Tribunali e piazza Riario Sforza, è un importante edificio storico di Napoli, costruito nel XV secolo dai Caracciolo marchesi di Gioiosa e successivamente appartenuto ai Capece Minutolo. La struttura, oggi in stato di degrado, presenta un notevole portale catalano, simile a quelli di altri palazzi storici della città. Nel gennaio del 2025 sono iniziati i lavori di restauro del prospetto laterale che si affaccia su piazza Riario Sforza, per preservare il suo valore architettonico.
Palazzo Caracciolo d’Arena
Il Palazzo Caracciolo d’Arena, situato al civico 169 di via dei Tribunali, è una storica residenza che unisce elementi rinascimentali, barocchi e rococò. Le origini risalgono al XV secolo, con un restauro settecentesco che ha definito la sua attuale impronta. In passato proprietà della famiglia Caracciolo, nel XIX secolo passò alla Marchesa Giacomina Como Falces. La facciata, decorata a stucco, presenta finestre con balconi in piperno e un portale riccamente decorato con un mascherone e lo stemma dei Caracciolo. Il cortile conserva una scala ad unica arcata, modificata dopo i bombardamenti.
Palazzo Carafa di Chiusano
Il Palazzo Carafa di Chiusano è un edificio storico situato in via dei Tribunali 181–183, nel cuore del centro antico di Napoli. Questo palazzo rappresenta una testimonianza significativa della nobiltà partenopea e della sua influenza architettonica nel corso dei secoli.
Costruito nel XVII secolo dalla famiglia Carafa, una delle più illustri dinastie nobiliari di Napoli, presenta una struttura si sviluppa su un impianto planimetrico rettangolare, con un cortile centrale che ospita una scalinata monumentale a più rampe, caratterizzata da arcate e da un elegante loggiato. Le facciate esterne sono decorate con bugnato rustico, tipico dello stile rinascimentale napoletano, e presentano balconi in ferro battuto e portali in piperno.
Nel corso dei secoli, il palazzo ha ospitato diverse generazioni della famiglia Carafa. Oggi, l’edificio è in uso e conserva la sua funzione residenziale e, nonostante il passare del tempo, mantiene intatto il suo fascino e rappresenta un esempio pregevole dell’architettura nobiliare napoletana.
Palazzo De Campora
Il Palazzo De Campora, situato in via dei Tribunali 197, è un edificio di valore storico e architettonico. Le sue origini costruttive sono incerte, ma nel XVIII secolo subì un importante rifacimento per volere della famiglia baronale dei Terralavoro, proprietaria anche di altri edifici prestigiosi. Il palazzo presenta una facciata alta di cinque piani, con un portale in piperno e finestre decorate con stucchi rococò. L’androne ospita lo stemma affrescato della famiglia De Campora, che possedette l’edificio. La scala settecentesca, caratterizzata da arcate per livello, è uno degli elementi più distintivi. Attualmente, il palazzo è un condominio privato e pur non essendo particolarmente degradato, potrebbe beneficiare di una maggiore cura.
Palazzo Filippo d’Angiò
Il Palazzo Filippo d’Angiò, situato in via dei Tribunali al civico 339, fu costruito nel XIII secolo in stile gotico per Filippo I d’Angiò, principe di Taranto. Successivamente, passò alla famiglia Cicinelli, che lo ristrutturò in chiave barocca, aggiungendo arcate a tutto sesto e decorazioni. Rimangono visibili il porticato gotico, il portone centrale e un affresco del Trecento raffigurante la Vergine Maria. Nel cortile si trova un bassorilievo con lo stemma della famiglia. Durante il regno di Alfonso d’Aragona, il palazzo ospitò l’Accademia Pontaniana. Oggi il palazzo è in stato di degrado.
Palazzo Manso
Il Palazzo Manso, situato in vico Santi Filippo e Giacomo a Napoli, risale al XV secolo e fu successivamente modificato. Acquistato nel 1643 da Giovanni Battista Manso, fu destinato a ospitare il Seminario dei Nobili, gestito dai Gesuiti. La facciata semplice presenta un portale a bugne piatte e un ampio cortile con un portico a tre arcate. Restaurato tra il 2016 e il 2017, il palazzo è oggi un esempio di architettura storica napoletana.
Palazzo Pignone
Il palazzo Pignone, costruito nel XVI secolo lungo il decumano maggiore di Napoli, è un edificio di valore storico e architettonico. Rimaneggiato nel XVIII secolo con decorazioni in stucco, presenta un portale di grande pregio che rispetta le regole classiche degli ordini architettonici. La struttura suggerisce l’influenza di Andrea Palladio o di altre figure di spicco, indicando una solida formazione rinascimentale nel progettista. Nel tempo ha subito modifiche, specialmente nel Novecento.
Palazzo Ricca e Cappella del Monte dei Poveri
Il Palazzo Ricca, noto anche come Palazzo del Monte dei Poveri, si trova a Napoli, in via dei Tribunali, 213, vicino al Castel Capuano. Costruito nel XVI secolo per volere del duca Gaspare Ricca, venne acquistato nel 1617 dal Monte dei Poveri, diventando la sua sede. Nel 1670 iniziò la costruzione della cappella, arricchita con opere di Luca Giordano, Solimena e altri artisti. Nel XVIII secolo, l’architetto Gaetano Barba realizzò una ristrutturazione dopo danni alle fondamenta. Nel 1819, il palazzo ospitò gli archivi storici dei Banchi Pubblici, poi confluiti nel Banco di Napoli. Il palazzo ha una facciata a quattro piani con un portale in piperno e lo stemma del Monte dei Poveri. Il cortile centrale ospita la cappella e una scala cinquecentesca, con affreschi di Giacinto Diano e altri artisti al piano nobile. Le scale secondarie, progettate da Ferdinando Sanfelice, collegano i piani superiori. Oggi, il palazzo ospita l’Archivio Storico del Banco di Napoli, il più grande al mondo, con oltre trecento sale e ottanta chilometri di scaffalature.
All’interno del palazzo Ricca vi è la Chiesa o Cappella del Monte dei Poveri è una delle più importanti cappelle barocche di Napoli. La cappella fu realizzata nel 1663, su disegno di don Giuseppe Caracciolo, con il coinvolgimento del regio ingegnere Antonio Caputo. Facente parte del Palazzo del Monte dei Poveri, il cui archivio storico è ospitato dal 1819, la cappella ha una facciata rifatta nel Settecento da Gaetano Barba, con un orologio del 1740.
L’interno è un capolavoro barocco, con opere significative come la Circoncisione di Luca Giordano sull’altare maggiore e l’Immacolata affrescata sulla volta. Ai lati si trovano la Natività e l’Annunciazione di Francesco Solimena, mentre il pavimento e la balaustra del presbiterio sono di Domenico Antonio Vaccaro. Un altro elemento di pregio è l’organo tardo-seicentesco, da cui sono stati recentemente rubati i venti putti intagliati in legno dorato. Dopo anni di chiusura, la cappella sta per essere restaurata.
Palazzo Spinelli di Laurino
Il Palazzo Spinelli di Laurino, situato al civico 362 di via Tribunali, è un edificio storico costruito nel XV secolo e restaurato nel XVIII secolo su commissione di Trojano Spinelli. La particolarità dell’edificio è il cortile interno ellittico, l’unico a Napoli, adornato con statue e stucchi. Spicca lo scalone sanfeliciano, composto da due rampe con doppia prospettiva e cippi romani nelle nicchie. Al suo interno si trovano affreschi di Filippo Di Pascale e dei fratelli Sarnelli. La cappella di famiglia risale al XVIII secolo.
Il palazzo è stato utilizzato per le riprese di tre film: Giallo napoletano (1979), La Pelle (1981) e Maccheroni (1985), con attori come Marcello Mastroianni, Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Jack Lemmon e Isa Danieli.
Palazzo Tomacelli-Carafa
Il Palazzo Tomacelli-Carafa, situato in via dei Tribunali 175, è un edificio di rilevante valore storico e architettonico. Costruito nel XV secolo per la famiglia Tomacelli, passò nel XVII secolo ai Carafa, duchi di Traetto. Il portale seicentesco a bugne, con stemma bipartito in marmo, e il balcone con balaustra di marmo bianco sono elementi distintivi. Al XVI secolo risalgono il portico a tre arcate e la scala monumentale con balaustre in marmo. Oggi è adibito a abitazioni private, ma le condizioni di conservazione sono non ottimali.
Palazzo in via Tribunali 276
Il palazzo, situato al civico 276 di via dei Tribunali a Napoli, è un imponente edificio monumentale che si affaccia sul limite della storica strada; costruito in stile rinascimentale, si distingue per il suo raffinato loggiato di gusto classico e per l’ampio androne a doppia altezza, coperto da eleganti volte a unghie.
Attualmente, l’edificio è adibito a condominio privato, conservando tuttavia il valore storico e architettonico che ne testimonia l’importanza nel contesto urbano napoletano.
Castel Capuano
Castel Capuano, situato vicino Porta Capuana, è uno dei castelli più antichi di Napoli, risalente al periodo normanno. Costruito nel 1160 per volere del re Guglielmo I, il castello era originariamente un’opera difensiva. La sua posizione strategica, vicino all’antica via che conduceva a Capua, ne segnò il nome. Durante il periodo angioino, fu ristrutturato, diventando una residenza sovrana, mentre con gli Aragonesi, divenne un centro di rappresentanza. La sua funzione cambiò nel 1537, quando divenne sede di tribunale, perdendo l’aspetto militare per acquisire una funzione giudiziaria.
Nel corso dei secoli, il castello ha subito numerose modifiche: inizialmente, Federico II ampliò le mura, mentre durante il periodo aragonese furono aggiunti affreschi e abbellimenti. La grande trasformazione arrivò con il viceré Pedro de Toledo, che adattò il castello come sede della giustizia. Fu così trasformato in un palazzo di giustizia, con l’introduzione di prigioni e camere di tortura. Durante il periodo borbonico, ulteriori restauri modificarono la struttura, mantenendo comunque intatto il suo carattere monumentale.
Nel XX secolo, il castello subì ulteriori interventi conservativi, e oggi è ancora oggetto di restauri. Al suo interno si trovano spazi come il Salone dei Busti, decorato con affreschi che celebrano la giustizia, e la Cappella della Sommaria, risalente al Cinquecento. Il castello ospita anche una biblioteca con opere rare, segno della sua lunga storia. Il restauro in corso garantirà la sua riapertura al pubblico, permettendo di apprezzare la sua importanza storica e architettonica.
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