Municipalità 1 – Quartiere S. Ferdinando
Cap: 80132
Dove si trova
Informazioni sul toponimo
Via Monte di Dio
Inizialmente vi era il toponimo “Pizzofalcone” che sostituì, nella tarda epoca medievale, l’antico nome “Monte Echia”, dato dai colonizzatori cumani che fondarono la città di Palepoli alla fine del IX secolo a.C.
Il termine “Monte di Dio” si affermò in parte, come nell’attuale piazza Santa Maria degli Angeli, per onorare gli insediamenti religiosi che sostituirono le strutture militari.
Già in epoca angioina, vi era un oratorio dedicato a Santa Maria in Circolo; nel 1561, il marchese di Trevico, Don Ferrante Loffredo, offrì un salone vicino al suo palazzo ai Domenicani per fondare il monastero di Santo Spirito. I frati crearono anche un collegio chiamato “Monte di Dio”, consolidando questa tradizione popolare. Il collegio continuò a esistere fino ai primi anni dell’Ottocento, quando fu abolito durante il decennio francese e convertito a uso laico.
Altre informazioni di interesse
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Siti e monumenti di interesse
Gran Quartiere di Pizzofalcone
Il Gran Quartiere di Pizzofalcone, oggi caserma Nino Bixio, sorge sulla collina di Pizzofalcone, nel quartiere San Ferdinando di Napoli, all’apice di via Monte di Dio. L’area, un tempo sede delle Delizie di Lucullo, divenne sotto Carlo I d’Angiò riserva di caccia ai falconi, da cui derivò il nome. In seguito vi sorse il Palazzo Carafa di Santa Severina, poi sede del Reale Ufficio Topografico e dei Granatieri della Guardia Reale.
Nel 1651 il viceré Conte d’Oñate acquistò la proprietà e vi stanziò le truppe spagnole. Tra il 1667 e il 1670, il viceré Pedro Antonio d’Aragona fece edificare il nuovo Gran Quartiere, destinato a ospitare stabilmente la guarnigione.
L’edificio mantenne sempre funzione militare: accolse la Real Accademia Militare della Nunziatella (1787) e, dopo l’Unità d’Italia, il 1º Reggimento Bersaglieri, prendendo il nome di Nino Bixio. Nel secondo dopoguerra divenne sede della Polizia di Stato e del IV Reparto Mobile.
Un progetto UNESCO ne aveva previsto il recupero per usi civili, ma nel 2014 la struttura è tornata alla Scuola Militare Nunziatella, in vista della sua trasformazione in Scuola Militare Europea. L’edificio, a pianta quasi quadrata, presenta un porticato interno e affacci panoramici sul golfo di Napoli.
Palazzo Serra di Cassano
Il Palazzo Serra di Cassano, al civico 14, elegante dimora settecentesca sulla collina di Pizzofalcone in via Monte di Dio, prende nome dall’antica famiglia napoletana di origini genovesi. Fu edificato tra il 1710 e il 1720 da Ferdinando Sanfelice, che ne progettò il celebre scalone monumentale, esempio mirabile del barocco napoletano.
Il portone principale, rivolto verso il Palazzo Reale, è chiuso dal 1799, in segno di lutto per Gennaro Serra di Cassano, patriota giustiziato dopo la caduta della Repubblica napoletana. Da allora l’accesso avviene da via Monte di Dio, attraverso un portico che conduce al cortile ottagonale di Giuseppe Astarita e al maestoso scalone a doppia rampa, con contrasti di piperno e marmo bianco.
Danneggiato durante la Seconda guerra mondiale, il palazzo fu restaurato dal duca Francesco Serra di Cassano. Nel 1960 ospitò il celebre Ballo dei Re, evento mondano rimasto nella storia.
Dal 1983, il grande appartamento ducale accoglie l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, con sale affrescate dai fratelli Magri, da Giacinto Diano e Giovan Battista Natali, e con opere di Mattia Preti. Tra il 2021 e il 2025 sono stati restaurati la facciata e i cortili, restituendo splendore a una delle più nobili residenze di Napoli.
Palazzo Sanfelice di Bagnoli
Il Palazzo Sanfelice di Bagnoli, situato in via Monte di Dio al civico 4, è una delle eleganti dimore nobiliari sorte sulla collina di Pizzofalcone. Le sue origini risalgono alla fine del XVI secolo, quando la famiglia d’Acuña acquistò due lotti contigui con palazzi e giardini, tra via Monte di Dio e via Egiziaca. Nel XVIII secolo gli edifici passarono al conte Antonio Monforte, come attestato dal catasto francese del 1815.
A metà Ottocento la figlia Giustina Monforte portò in dote il palazzo di via Monte di Dio al marito Fabio Sanfelice, duca di Bagnoli, da cui deriva l’attuale denominazione. La proprietà, pur frazionata nel tempo, appartiene ancora ai discendenti della famiglia.
L’edificio si distingue per la facciata a tre piani sormontata da un ampio cornicione dentellato. Oltre il portale, decorato con lo stemma dei Sanfelice, un breve androne introduce al cortile rettangolare, affiancato da una scenografica scala aperta ad arcata unica per piano, tipica del gusto settecentesco. Sul fondo del cortile, un sottopassaggio sormontato dallo stemma dei Monforte conduce a un secondo cortile e infine al giardino, testimoniando la stratificazione storica e architettonica di una delle più raffinate residenze aristocratiche di Pizzofalcone.
Palazzo Montalto di Fragnito
Il Palazzo Montalto di Fragnito, situato al civico 44-46, ha origini nel XVII secolo, quando sul luogo sorgevano case appartenenti al Monastero di Monte di Dio, come attestato nel 1689. Nella seconda metà del Settecento il duca di Fragnito acquistò l’area e la trasformò in una residenza nobiliare con un ampio giardino all’inglese di circa un moggio, poi in gran parte sacrificato nel XIX secolo per la costruzione di un imponente palazzo su via Generale Parisi. L’edificio passò successivamente ai Masola, marchesi di Trentola, e subì gravi danni durante i bombardamenti del 1943.
La facciata su via Monte di Dio risulta eterogenea per via delle sopraelevazioni e della ricostruzione post-bellica al civico 46. Da questo ingresso si accede a un cortile con resti di un porticato seicentesco. Dal civico 44, invece, si entra in un cortile ottocentesco con statue, fontanella e un residuo del giardino settecentesco.
Oggi il palazzo è un condominio privato. Nel settore del civico 44 si conservano soffitti affrescati in stile liberty, restaurati di recente. Nel 2022 è stato completato il restauro delle facciate grazie al bonus facciate.
Palazzo Caracciolo di Roccaromana
Il Palazzo Caracciolo di Roccaromana, al civico 49, sorge in un’area un tempo appartenuta ai Gesuiti. Alla fine del Seicento era segnalata qui una “grande casa con cortile e giardino”. Nel Settecento la proprietà venne frazionata e uno dei lotti passò ai Caracciolo, duchi di Roccaromana, che trasformarono l’edificio in una residenza nobiliare. Il catasto provvisorio del 1815 ne attesta il possesso da parte della famiglia.
Il palazzo presenta cinque piani: l’ultimo è probabilmente frutto di un rialzo novecentesco. La facciata mostra un basamento in bugnato e un portale seicentesco che introduce a un androne voltato a botte e al cortile rettangolare interno. Sul fondo del cortile si trova una scenografica scala aperta settecentesca con arcate sovrapposte, tipica dei palazzi aristocratici napoletani.
Oggi l’edificio è adibito ad abitazioni private. Pur in condizioni di conservazione non eccellenti, conserva ancora elementi architettonici originari che ne testimoniano il valore storico. Inserito lungo via Monte di Dio, il palazzo fa parte del tessuto nobiliare che caratterizza la zona del Pizzofalcone.
Palazzo Caracciolo di Sant’Eramo
Il Palazzo Caracciolo di Sant’Eramo, situato al civico 54, si affaccia dirimpetto al più noto Palazzo Serra di Cassano. La sua costruzione risale alla seconda metà del XVI secolo, o al massimo ai primi decenni del XVII. Nel 1645 fu acquistato dalla famiglia spagnola dei De Cespedes, come attestato dalla relazione dell’ingegnere Antonio Galluccio del 1689. Nel tempo passò a diverse famiglie nobiliari, tra cui i Caracciolo di Sant’Eramo e, successivamente, i Mirelli di Teora. Tra Otto e Novecento, sotto la proprietà del nobile magistrato Francesco Maria Mirelli, ospitò uno dei salotti più colti e vivaci della città.
Il palazzo si presenta con una veste tardo-barocca, risalente al XVIII secolo, e cinque piani, di cui l’ultimo aggiunto nei primi decenni del Novecento. Oltre il portale a bugne seicentesco si apre l’androne, con la volta affrescata dallo stemma dei Mirelli, e il cortile rettangolare, chiuso sul fondo dalla scenografica scala aperta settecentesca con tre arcate per livello, una delle quali oggi nascosta da un moderno ascensore. Dopo la prima rampa si accede al piccolo giardino storico. Diverse sale del secondo piano conservano affreschi della seconda metà del XVIII secolo, tra cui l’ex sala da ballo decorata da Fedele Fischetti con la scena dell’Eneide.
Palazzo Colicelli Lanzara
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Palazzo Capracotta
Il Palazzo Capracotta, situato al civico 74, è uno degli edifici più antichi della strada. Fu costruito verso la fine del XVI secolo dalla ricchissima famiglia Carafa di Stigliano, che in diversi periodi commissionò anche i palazzi Cellammare e Donn’Anna. Nel 1606 passò ai De Leyva, che lo tennero per pochi anni, e nel 1618 fu ceduto ai Manriquez, ancora proprietari nel 1689 secondo la relazione censuaria di Antonio Galluccio sulla collina di Pizzofalcone. Nel secolo successivo divenne proprietà dei Capece Piscicelli, duchi di Capracotta, che si estinsero nel 1859 con Beatrice Capece Piscicelli; da allora titolo e palazzo passarono al nipote Giovanni Piromallo.
L’edificio presenta una veste neoclassica, frutto dei rinnovamenti della prima metà dell’Ottocento. Tracce della costruzione originaria sono visibili nelle ornie di piperno che incorniciano alcune finestre del piano ammezzato. Di particolare rilievo è l’imponente e austero scalone a destra dell’androne.
Negli interni del primo piano si conservano soffitti finemente decorati, che testimoniano la cura aristocratica dell’epoca. Oggi il palazzo è ben conservato, grazie a massicci interventi di manutenzione realizzati negli anni 2000, e resta un esempio significativo della storia e dell’architettura nobiliare della collina di Pizzofalcone.
Palazzo Barraco
Il Palazzo Barracco, situato al civico 75, è un edificio di grande valore storico e architettonico. Fu costruito nella seconda metà del XVI secolo dalla famiglia Doria del Carretto, che possedeva altre proprietà sulla collina di Pizzofalcone. Nel 1587 passò ai monaci teatini di Santa Maria degli Angeli, mentre nel 1658 fu acquistato dai Caracciolo di Brienza, come confermato dalla relazione censuaria di Antonio Galluccio del 1689 e dal Catasto murattiano del XIX secolo.
Dal 1834 divenne la dimora napoletana dei Barracco, famiglia calabrese ricchissima, grazie al matrimonio tra il barone Alfonso Barracco e Emilia Carafa di Colubrano, erede della cognata Giulia Caracciolo di Brienza. Nel secondo dopoguerra il palazzo fu trasformato in condominio per famiglie della borghesia cittadina.
L’edificio si presenta con un’elegante veste neoclassica, probabilmente frutto dei rifacimenti dei Barracco. La facciata è caratterizzata da un portale in pietra a tutto sesto con decorazione sommitale e basamento in bugnato liscio di due piani. Il piano nobile mostra finestre con timpani arcuati e conchiglie in stucco. L’androne voltato a crociera conduce a una semplice scala in marmo che sale agli interni, dove soffitti a cassettoni e stucchi dorati ornano vari ambienti dei primi due piani, testimoniando il gusto e la ricchezza della famiglia.
Palazzo Gironda di Canneto
Il Palazzo Gironda di Canneto, situato al civico 9, si trova in via Monte di Dio a Napoli ed è un edificio di rilevante valore storico e architettonico. Nel 1537 l’area era parte di un grande isolato tra via Monte di Dio e via Egiziaca, dove nei decenni successivi furono costruiti diversi edifici. Nel 1596 risultava di proprietà del capitano Alonso de Carlos; alla sua morte, la moglie vendette il palazzo con giardino a Isabella Eleobotta, che successivamente lo cedette a Giuseppe Guglielmino, principe di Canneto. La relazione censuaria del 1689 di Antonio Galluccio conferma la proprietà dei Guglielmino.
Nel 1715, Petronilla Guglielmino portò il palazzo in dote al marito Giovanni Giuseppe Gironda, che acquisì il titolo di principe di Canneto. Il Catasto murattiano del 1815 attesta il frazionamento della proprietà tra Giuseppe Gironda (1781‑1851) e Salvatore Arcangelo Mauro. L’appellativo “Caracciolo di Vietri” suggerisce un possibile passaggio alla famiglia Caracciolo a fine Ottocento, quando Giuseppe Gironda (1855‑1924) trasferì la sua residenza al Palazzo Ruffo di Bagnara.
La facciata, sobria e a tre piani, è animata dal portale seicentesco in piperno a bugne piramidali, con telamoni che sorreggono il balcone centrale. Particolarità del palazzo è la scala, posta di lato sul cortile a causa dell’inclinazione del terreno, una scelta architettonica insolita rispetto alla tradizione barocca napoletana.
Palazzo Carafa di Noia
Il Palazzo Carafa di Noja, situato in via Monte di Dio a Napoli, è un edificio storico di grande valore. La sua costruzione è probabilmente della prima metà del XVII secolo. Nel 1689 la relazione censuaria di Antonio Galluccio segnala due case contigue con giardino e villino di proprietà di Diego de Soria, marchese di Crispano. Nel secolo successivo l’edificio passa ai Carafa di Noja, e a Giovanni Carafa si deve la famosa mappa che conferma l’assenza di cambiamenti sostanziali. Nei primi decenni dell’Ottocento i Carafa attuarono un profondo rifacimento in stile neoclassico e costruirono il Villino Wenner secondo la moda neopompeiana. A fine secolo il palazzo fu venduto e frazionato: oggi è un condominio privato non visitabile.
Il complesso è composto da due corpi di fabbrica con due portali identici, segno della proprietà unitaria. L’androne del civico 66 conduce al cortile rettangolare e al giardino nobiliare, uno dei meglio conservati della città, con flora pregiata, fontane, statue e il Villino Wenner. Dal viale Calascione si ammira il prospetto posteriore, con loggiato su colonne e parapetto con busti marmorei.
Il patrimonio artistico dei Carafa di Noja, conservato da Matilde Mannucci Droandi, è stato donato nel 2002 alla Galleria d’arte moderna di Firenze, includendo testimonianze dell’ambiente culturale napoletano e toscano dell’Ottocento, tra letteratura, teatro e riviste fondate da Carlo Carafa, nato a Lucca ma cresciuto a Napoli.
Link utili
Come raggiungere via Monte di Dio
Fonti
Le strade di Napoli – Gino Doria
Le strade di Napoli – Romualdo Marrone
Wikipedia.org


