Municipalità 4 – Quartiere S. Lorenzo
Municipalità 2 – Quartiere Pendino
Cap: 80138
Dove si trova
Informazioni sul toponimo
Via San Biagio dei Librai è una delle strade più emblematiche e affascinanti del centro storico di Napoli, cuore pulsante di storia, arte e tradizione.
Situata nel decumano inferiore dell’antica Neapolis, questa via si estende da Piazzetta Nilo fino a Via Duomo, attraversando il cuore della città antica: spesso confusa con l’intero tratto di Spaccanapoli, Via San Biagio dei Librai ne rappresenta una parte significativa, mantenendo intatto il tracciato rettilineo di origine greco-romana.
Il nome della strada deriva dalla presenza, nel XVII secolo, di numerose botteghe di librai che si stabilirono qui, attratti dalla vicinanza della chiesa di San Biagio Maggiore, dedicata al santo protettore della gola e dei librai; questa chiesa, fondata nel 1631 dal cardinale Francesco Boncompagni, unisce l’antica cappella di San Biagio e la sagrestia di San Gennaro all’Olmo.
Lungo la via si incontrano numerosi edifici storici di grande interesse. Tra questi, il Palazzo Marigliano, costruito tra il 1512 e il 1513 su commissione di Bartolomeo di Capua, rappresenta un pregevole esempio di architettura rinascimentale napoletana . Non lontano si trova il Palazzo Carafa di Montorio, risalente alla fine del XV secolo, che fu la dimora del futuro Papa Paolo IV, nato qui nel 1476.
La via ospita anche la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, conosciuta come la chiesa dell’Arte della Seta, fondata nel 1591 dalla Corporazione dell’Arte della Seta, composta da mercanti, tessitori e tintori . Un altro luogo di culto significativo è la chiesa di San Nicola a Nilo, costruita nel XVII secolo per ospitare orfani e dedicata a San Nicola, protettore degli orfani e dei droghieri .
Tra le curiosità della zona, si segnala l’Ospedale delle Bambole, una bottega storica specializzata nella riparazione di bambole e giocattoli, che rappresenta un esempio unico di artigianato partenopeo
E’ parte essenziale della famosissima Spaccanapoli.
Il nome deriva dalla Corporazione dei librai e da una testa del santo portato dalle monache armene rifugiatesi a Napoli.
Vedi anche Via S. Gregorio Armeno.
Altre informazioni di interesse
Ospedale delle Bambole
L’Ospedale delle Bambole, sito al civico 39, non è un negozio come gli altri; varcando quella soglia, si entra in un mondo sospeso nel tempo: qui, bambole rotte, peluche logori, marionette smarrite trovano cure, affetto e nuova vita.
È un ospedale vero, ma per giocattoli: con sale operatorie, scaffali pieni di arti da sostituire, occhi da reinserire, vestiti da ricucire con la pazienza di mani esperte.
L’ospedale ha una storia antica, che risale al XIX secolo, quando il primo fondatore, Luigi Grassi, creò un laboratorio per restaurare pastori del presepe e pupazzi; a poco a poco, la voce si sparse e la bottega divenne punto di riferimento per chi non voleva dire addio al proprio giocattolo preferito.
Da allora, generazioni di artigiani si sono succedute, e oggi è Tiziana Grassi, discendente diretta del fondatore, a portare avanti con passione e competenza questa tradizione unica.
All’interno, le pareti sono tappezzate di volti: alcuni sereni, altri un po’ inquietanti, ma tutti carichi di storie. Ogni bambola che arriva ha un nome, una vita passata, un padrone che l’ha amata e che forse l’ha dimenticata. L’ospedale le ascolta, le ripara e le rimanda nel mondo, spesso con qualche segno del tempo, ma con la dignità ritrovata.
Visitare l’Ospedale delle Bambole non è solo un viaggio nell’artigianato o nella memoria. È un’esperienza emotiva, poetica, che parla di cura, di rispetto per gli oggetti amati e dell’importanza delle storie piccole, silenziose, che sopravvivono tra le mani di chi ancora sa aggiustare ciò che si è rotto, anziché buttarlo via.
Sito: https://www.ospedaledellebambole.com/
Siti e monumenti di interesse
Palazzi
Palazzo Carafa di Montorio
Il Palazzo Carafa di Montorio , al numero civico 12, è un antico e prestigioso edificio nobiliare situato nel cuore del centro storico di Napoli, in via San Biagio dei Librai, vicino al Largo Corpo di Napoli; la sua storia affonda le radici alla fine del XV secolo, quando la famiglia Carafa di Montorio, originaria del Vomano, decise di costruirlo in una zona adiacente al Palazzo del Panormita, probabilmente per un motivo di prestigio.
Il periodo di massimo splendore per il palazzo fu il XVI secolo, quando vi nacque il cardinale Alfonso Carafa, uno dei membri più importanti della famiglia. Inoltre, Giovanni Carafa, che divenne Papa Paolo IV nel 1555, nacque in questo palazzo nel 1496. La sua struttura originale fu realizzata sotto la direzione dell’architetto Giovanni Francesco Mormando, che si occupò anche della costruzione del vicino Palazzo del Panormita (vedi Largo Corpo di Napoli).
Nel 1540, sotto la supervisione di Alfonso Carafa, il palazzo subì un ammodernamento in chiave manierista, con il rifacimento delle sale da parte dell’architetto Giovanni Francesco Di Palma, che completò gli affreschi.
Il palazzo, però, subì enormi danni durante il corso dei secoli: nel 1943, a causa dell’esplosione di una nave nel porto di Napoli, una parte della nave, colpendo il tetto, distrusse i solai dei piani superiori e causò la perdita di numerosi dipinti di valore inestimabile. Un anno dopo, nel 1944, un altro incendio danneggiò l’ala del palazzo su via Nilo; infine, nel 1980, un terremoto colpì l’edificio, danneggiandolo ulteriormente.
Oggi, il palazzo occupa circa due isolati e la facciata, che presenta caratteri cinquecenteschi, è affiancata da un basamento risalente al XV secolo, purtroppo alterato dalle aperture delle botteghe. Le finestre del piano nobile sono delimitate da lesene, e il cornicione che aggetta sulla strada conferisce un aspetto maestoso all’edificio. Nonostante i numerosi danni e le trasformazioni subite, il Palazzo Carafa di Montorio rimane un esempio significativo della Napoli rinascimentale e della sua evoluzione architettonica.
Palazzo Diomede Carafa

Il Palazzo Diomede Carafa, sito al civico 15, è un imponente edificio rinascimentale di Napoli, un esempio di fusione tra stile medievale e rinascimentale, eretto nel XV secolo lungo il decumano inferiore, da Diomede Carafa, primo conte di Maddaloni: la sua costruzione ha avuto lo scopo di ospitare reperti antichi rinvenuti nella città, restaurando un precedente edificio medievale appartenente alla famiglia Carafa.
Completato nel 1466, il palazzo presenta un’epigrafe che celebra Diomede Carafa per aver edificato il palazzo in lode del re e della patria (“In honorem optimi regis, et nobilissimae patriae Diomedes Carafa, comes Matalune MCCCCLXVI” tradotto: “In onore del miglior re e della nobilissima patria, Diomede Carafa, conte di Maddaloni, 1466”). Questa epigrafe testimonia il restauro del palazzo effettuato da Diomede Carafa nel 1466, con l’intento di creare un museo privato per ospitare le antichità rinvenute in città.
Il progetto architettonico del palazzo è stato attribuito a diverse personalità, tra cui Angelo Aniello Fiore: nel corso dei secoli, il palazzo passò di mano, finendo nelle mani della famiglia Santangelo, che lo trasformò in un museo privato.
La facciata è caratterizzata da un portale rinascimentale con fregi e stemmi della famiglia Carafa, e all’interno, decorazioni come statue, rilievi e affreschi adornano il cortile e la scalinata.
Il cortile custodisce una copia in terracotta della testa di cavallo bronzea di Donatello, un monumento incompleto per Alfonso V d’Aragona.
Palazzo Marigliano
Il Palazzo Marigliano, anche conosciuto come Palazzo di Capua, è situato al civico 39 e ospita oggi la sede della Soprintendenza archivistica e bibliografica della Campania.
Costruito tra il 1512 e il 1513 su commissione di Bartolomeo di Capua, principe di Riccia, il palazzo fu progettato da Giovanni Francesco Mormando come esempio di architettura rinascimentale napoletana.
Dopo essere passato nelle mani dei conti di Saponara e della famiglia Marigliano, subì trasformazioni significative tra il XVIII e XIX secolo, inclusa la realizzazione di un cortile settecentesco con una scala a doppia rampa e modifiche ottocentesche alla facciata.
La facciata del palazzo presenta tre ordini architettonici, con finestre ad arco e cornici decorate. Il piano nobile è caratterizzato da finestre con architravi a dentelli e ovuli. All’interno, si conservano elementi rinascimentali come travi lignee decorate, resti di affreschi nella cappella gentilizia e un capino cinquecentesco.
Nel cortile, rimane intatto il portale della scala, che riprende le decorazioni esterne, mentre il resto presenta un aspetto barocco dovuto alle modifiche del XVIII secolo.
Palazzo Di Gennaro
Posto al numero civico 13, non si hanno sufficienti informazioni
Palazzo Sebastiano
Posto al numero civico 25, non si hanno sufficienti informazioni
Palazzo Mastrilli
Posto al numero civico 46, non si hanno sufficienti informazioni
Chiese
Chiesa di S. Nicola a Nilo
La Chiesa di San Nicola a Nilo è un piccolo gioiello barocco situato al numero 10 di via San Biagio dei Librai; questa chiesa è strettamente legata alla storia della città e alla sua evoluzione sociale nel XVII secolo.
La chiesa fu fondata nel 1647 da Sabato Anella, un droghiere che, mosso a compassione per i numerosi bambini orfani a seguito della rivolta di Masaniello, iniziò ad accoglierli nella sua abitazione; inizialmente, i bambini venivano accompagnati a chiedere l’elemosina per le strade della città e trovavano rifugio la sera in una casa di sua proprietà. Successivamente, il viceré Conte di Oñate, sensibilizzato dalla situazione, chiese al marchese de’ Mari di donare un suo palazzo per ospitare i bambini orfani. Accanto a questo palazzo, fu costruita una piccola chiesa dedicata a San Nicola Vescovo di Mira, protettore degli orfani e dei droghieri. Nel corso del tempo, l’istituto si trasformò in un conservatorio aperto anche ad adolescenti provenienti da famiglie agiate. Nel 1705, l’architetto Giuseppe Lucchesi Prezzolini progettò la ristrutturazione dell’edificio, conferendogli l’aspetto attuale.
Dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980 e il successivo restauro, il complesso fu affidato alla Comunità di Sant’Egidio-
La chiesa presenta una pianta centrale circolare, caratterizzata da otto colonne corinzie che suddividono lo spazio in altrettanti settori. L’interno è arricchito da decorazioni barocche, con stucchi e affreschi che testimoniano l’arte napoletana del periodo. Un elemento distintivo è l’elegante scalinata barocca in piperno a doppia rampa che conduce all’ingresso principale. Sotto la scalinata sono presenti alcune botteghe, una scelta concordata con le autorità sin dalla costruzione della chiesa.
Sull’altare maggiore si trovava un dipinto realizzato nel 1658 da Luca Giordano, raffigurante San Nicola di Bari nell’atto di proteggere gli orfani; attualmente, il quadro è esposto al Museo Civico del Maschio Angioino
Chiesa di Santa Maria dell’Amore
La Chiesa, che si trova al numero civico 58, è luogo di culto, di modeste dimensioni, ma è un esempio significativo dell’architettura barocca napoletana.
La chiesa fu costruita nella seconda metà del Seicento da Beatrice Villani, una nobile napoletana che decise di trasferire il monastero delle Suore Domenicane del Divino Amore, originariamente situato fuori Porta Medina, nel palazzo di famiglia in via San Biagio dei Librai. L’edificio fu ristrutturato all’inizio del XVIII secolo dall’architetto Giovanni Battista Manni, seguendo una pianta a croce greca, conferendo all’interno armonia e proporzione.
Successivamente, l’architetto Ferdinando Sanfelice intervenne sugli interni, arricchendo la chiesa con decorazioni in marmo e stucco. Nel 1870, la chiesa fu affidata ai Padri Crociferi, che vi trasferirono le reliquie di San Camillo de Lellis, loro fondatore, in seguito alla demolizione della loro sede originaria, la chiesa di Santa Maria Porta Coeli a via Duomo.
L’interno della chiesa presenta una navata unica con cupola centrale, decorata con stucchi e marmi pregiati. Sull’altare maggiore si trova l’Assunta di Andrea Mattei (1791), una delle opere più rilevanti della chiesa. Altri dipinti significativi includono l’Immacolata di Francesco De Mura e la Sacra Famiglia di Giovanni Angelo D’Amato, situati nella sacrestia.
Le sculture lignee e le tele presenti nell’edificio testimoniano l’arte napoletana del XVIII secolo.
Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo
La Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, conosciuta anche come Chiesa dell’Arte della Seta, è un gioiello barocco situato nal civico 118.
Fondata nel 1593 per volontà della potente Corporazione dell’Arte della Seta, che riuniva mercanti, tessitori e tintori, la chiesa rappresentava il centro spirituale e amministrativo di questa corporazione, una delle più influenti della Napoli rinascimentale. La corporazione, con il sostegno del re Alfonso d’Aragona, raggiunse una notevole potenza, al punto da istituire un tribunale interno con funzioni civili e penali per coloro che lavoravano la seta.
La chiesa attuale è il risultato di un’importante ristrutturazione avvenuta nel 1758, affidata all’architetto Gennaro Papa, che ne conferì l’aspetto barocco che possiamo ammirare oggi.
La facciata, leggermente arretrata rispetto alla strada, è suddivisa in due ordini: nel livello inferiore, all’interno di nicchie, si trovano le statue dei Santi Filippo e Giacomo, opere di Giuseppe Sanmartino, celebre scultore noto per il Cristo; nel livello superiore, altre due nicchie ospitano le statue della Religione e della Fede, realizzate da Giuseppe Picano, allievo del Sanmartino.
All’interno, la chiesa presenta una navata unica con un pavimento maiolicato in cotto, opera di Donato Massa (1738), che reca al centro lo stemma della Corporazione dell’Arte della Seta.
La volta della navata è decorata con affreschi di Jacopo Cestaro del 1759, raffiguranti scene evangeliche e i Santi titolari; tra le opere d’arte conservate vi sono due acquasantiere in stile rococò napoletano, realizzate da Giacomo Massotti, e un altare ligneo settecentesco con una prospettiva elaborata, oltre a un trono episcopale intagliato e decorato con i simboli dell’Arte della Seta.
Oggi, grazie all’impegno dell’Associazione culturale “Respiriamo Arte”, la chiesa è parte di un complesso museale che include la sacrestia, la cripta e recenti scoperte archeologiche
Chiesa di S. Biagio Maggiore
La Chiesa si trova all’incrocio tra via San Biagio dei Librai e via San Gregorio Armeno; è adiacente alla Chiesa di San Gennaro all’Olmo, con la quale forma un unico complesso.
Le origini della chiesa risalgono al VII-VIII secolo, quando monache armene, fuggite dalle persecuzioni iconoclaste in Oriente, giunsero a Napoli portando con sé le reliquie di San Biagio. Inizialmente, queste reliquie furono custodite in una cappella adiacente alla chiesa di San Gennaro all’Olmo.
Nel 1543, la cappella fu affidata alla Confraternita dei Librai, che aveva numerose botteghe nella zona. Successivamente, nel 1631, il cardinale Francesco Boncompagni promosse la costruzione dell’attuale chiesa, unendo l’antica cappella di San Biagio con la sagrestia di San Gennaro all’Olmo.
La facciata della chiesa è semplice, caratterizzata da un portale seicentesco in pietra di piperno sormontato da una finestra: l‘interno è costituito da un’unica navata lunga e stretta, con un pavimento maiolicato settecentesco e un altare maggiore policromo. Sull’altare è presente una tela tardo-cinquecentesca raffigurante la Vergine in gloria con i Santi Biagio e Nicola, attribuita a un artista tardomanierista.
In passato, la chiesa custodiva una statua bronzea di San Biagio, che è stata trasferita nella vicina Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo dopo il terremoto del 1980.
Dopo essere rimasta chiusa per molti anni a causa dei danni subiti durante il sisma del 1980, la chiesa è stata restaurata e riaperta nel 2007 grazie all’intervento della Fondazione Giambattista Vico, che attualmente ha sede nell’edificio; oggi, la chiesa è utilizzata principalmente per eventi culturali e mostre, mantenendo viva la memoria storica e artistica del luogo.
Alcune curiosità: la chiesa è strettamente legata alla figura del filosofo Giambattista Vico, il cui padre, Antonio Vico, era membro della Confraternita dei Librai che si occupava della chiesa: la strada su cui sorge, via San Biagio dei Librai, prende il nome proprio dalla chiesa e dalla presenza storica dei librai nella zona.
Chiesa di S. Gennaro all’Olmo
La Chiesa è uno degli edifici religiosi più antichi e significativi del centro storico di Napoli, situata all’incrocio tra via San Gregorio Armeno e via San Biagio dei Librai; è adiacente alla Chiesa di San Biagio Maggiore, con la quale forma un unico complesso monumentale.
Le origini della chiesa risalgono probabilmente al VII secolo, quando fu fondata dal vescovo Sant’Agnello (680–701) su un sito che ospitava una delle sette diaconie della città, strutture ecclesiastiche destinate alla distribuzione di elemosine ai poveri, vedove e orfani. Inizialmente, la chiesa era conosciuta come San Gennaro ad Diaconiam.
Secondo la tradizione, nel VIII secolo, monache armene in fuga dalle persecuzioni iconoclaste trovarono rifugio nella chiesa, portando con sé le reliquie di San Gregorio Illuminatore e il cranio di San Biagio; quest’ultimo fu custodito in una cappella all’interno della chiesa, che in seguito divenne la Chiesa di San Biagio Maggiore.
Il nome “all’Olmo” deriva da un grande albero di olmo che un tempo si ergeva nella piazzetta antistante la chiesa, sul quale venivano appesi premi per i vincitori di giochi popolari o ex voto in ringraziamento a San Gennaro.
La chiesa ha subito numerosi interventi nel corso dei secoli. Nel 1583 fu ceduta alla Congregazione dei 72 Sacerdoti e successivamente ristrutturata in stile barocco, con decorazioni in stucco e marmi policromi. Ulteriori restauri furono effettuati nel corso del XX secolo, inclusa la ripavimentazione con maioliche e la pittura delle pareti in bianco e azzurro .
Durante la seconda metà del XX secolo, la chiesa fu chiusa e cadde in uno stato di abbandono; negli anni successivi, grazie all’intervento della Fondazione Giambattista Vico, sono stati avviati lavori di restauro che hanno permesso la riapertura della chiesa e la sua restituzione alla fruizione pubblica.
La Chiesa è nota anche per essere il luogo di battesimo del filosofo Giambattista Vico, che abitava nella vicina via San Biagio dei Librai.
Oggi, la chiesa è sede della Fondazione Giambattista Vico, che organizza eventi culturali e visite guidate, contribuendo alla valorizzazione del patrimonio storico e artistico del sito.
Chiesa di San Nicola a Pistaso

La Chiesa è un prezioso esempio di architettura barocca napoletana, situata nel cuore del centro storico di Napoli, all’incrocio con Largo Divino Amore.
La chiesa, che sorge nel luogo dove un tempo aveva sede il Seggio dei Pistesi, una suddivisione minore del Sedile di Forcella, inglobato nel 1684 in quello di Montagna fu edificata nel XVII secolo, precisamente nel 1660, su un preesistente impianto medievale: nel 1755 subì un importante restauro a cura dell’architetto Nicola Carletti.
Il toponimo “a Pistaso” deriva probabilmente dal greco pistos (panificatore), in riferimento all’antica attività dei panettieri che un tempo fioriva in questa zona, come testimonia anche il vicino Vico dei Panettieri.
Dietro una facciata sobria e austera, tipica del barocco napoletano, si cela un ricco patrimonio artistico; l‘interno, a pianta rettangolare, conserva un altare maggiore dominato da una tela del XVI secolo che ritrae San Nicola e San Gennaro.
Nelle cappelle laterali sono presenti due dipinti della scuola di Massimo Stanzione, raffiguranti la Sacra Famiglia e l’Immacolata Concezione tra i Santi Biagio e San Gregorio Taumaturgo, opere attribuite a Don Francesco Gaetano, nobile napoletano.
Dietro l’altare maggiore, una botola cela l’ingresso a un complesso di tre locali sotterranei, il cui utilizzo, se a scopo funerario o di magazzino, è ancora oggetto di studio.
Dopo essere rimasta chiusa per oltre ottant’anni, la chiesa è stata riaperta al pubblico nel marzo 2024 grazie all’impegno dell’Associazione “Miracolo dei Borbone” e dell’associazione “I Sedili di Napoli ETS”; in occasione della riapertura, è stato realizzato un suggestivo “Presepio di Pasqua”, un’opera che rievoca con intensità i momenti più importanti della Passione e Resurrezione di Cristo.
Altri siti di interesse religioso
Monte di Pietà
Il Monte di Pietà di Napoli, situato al civico 114, è un importante complesso storico che comprende il palazzo seicentesco e la preziosa Cappella del Monte di Pietà, autentico gioiello del manierismo napoletano.
Fondato nel 1539 da nobili napoletani come Aurelio Paparo e Leonardo de Palma, il Monte di Pietà nacque per offrire prestiti su pegno senza scopo di lucro, contrastando l’usura dilagante dell’epoca.
Nel 1597, l’istituzione si trasferì nell’attuale sede, il Palazzo Carafa dei Duchi d’Andria, ristrutturato su progetto dell’architetto Giovan Battista Cavagna.
L’accesso al palazzo è segnato da un imponente portale che conduce a un atrio porticato con pilastri in piperno e volte a vela, da cui si accede a un cortile con due scaloni monumentali. Al piano terra, sul lato opposto al portone d’ingresso, si trova la Cappella del Monte di Pietà, edificata nel 1598, che conserva una preziosa sagrestia.
La Cappella del Monte di Pietà
La cappella è un esempio raffinato di arte manierista, arricchita nel tempo da ulteriori opere d’arte; completamente affrescata, rappresenta un autentico gioiello di eleganza, sebbene nel corso dei secoli si sia arricchita di ulteriori opere d’arte.
Link utili
Come raggiungere via S. Biagio dei Librai
Fonti
Foto di copertina: fonte Flickr.com
wikipedia.org
Le strade di Napoli – Gino Doria
Le strade di Napoli – Romualdo Marrone


