Municipalità 4 – Quartiere S. Lorenzo
Cap: 80134
Dove si trova
Informazioni sul toponimo
Si tratta di una parte di Piazzetta Nilo, che si trova tra Via Nilo e via Via S. Biagio dei Librai, la cui denominazione dovuta alla presenza di una statua raffigurante un uomo barbuto, cui i napoletani attribuirono il nome di ‘o cuorpo ‘e Napule (il corpo di Napoli).
Al centro della piazza si erge la statua del dio Nilo, un’importante testimonianza dell’influenza egizia in città, risalente al II secolo d.C. La statua è il simbolo del legame tra Napoli e le antiche popolazioni che commerciavano in questa zona.
La piazza ha una lunga e interessante storia, che risale al XV secolo, quando venne rinvenuta e collocata al centro del largo la statua del dio Nilo, originariamente priva della testa, che poi fu aggiunta nel XVII secolo.
La piazza è un punto di incrocio importante tra il Decumano Inferiore e Via Nilo, che collega il Decumano Maggiore. La sua posizione centrale la rende un luogo di passaggio cruciale per i napoletani e i turisti che attraversano la città storica.
È circondata da numerosi edifici significativi, tra cui la Chiesa di Santa Maria Assunta dei Pignatelli, il Palazzo Carafa di Montorio e il Palazzo del Panormita, tutti di grande valore storico e architettonico.
Vedi anche Piazzetta Nilo
Altre informazioni di interesse
Accanto alla celebre statua del Nilo, simbolo dell’antichità egizia della città, e vicino a uno dei murales più iconici che ritraggono Maradona in maglia azzurra, si trova un piccolo altarino votivo. È un tributo autentico, spontaneo, nato dal cuore del popolo. Lì si trovano fotografie, articoli di giornale ingialliti che celebrano le sue imprese, candele accese, rosari appesi come se ci si trovasse in una cappella vera e propria. Ogni oggetto racconta una storia, una memoria, un’emozione vissuta.
Ma ciò che più colpisce — e fa sorridere, riflettere, commuovere — è la presenza, in una piccola teca di vetro, di una ciocca di capelli di Maradona. Secondo la leggenda cittadina, fu raccolta dal poggiatesta di un aereo che portava Diego dall’Argentina a Napoli. Questa “reliquia” è custodita con estrema cura nel vicino Bar Nilo, diventato meta di pellegrinaggi quotidiani. Non è raro vedere tifosi, turisti e curiosi fermarsi davanti a quella teca con un misto di ironia e rispetto, come se ci si trovasse davanti a un oggetto sacro.
In questo angolo di Napoli, si percepisce chiaramente quanto Maradona sia andato ben oltre il calcio.
Siti e monumenti di interesse
Chiese
Chiesa di S. Maria Assunta dei Pignatelli
(vedi Piazzetta Nilo)
Palazzi
Palazzo del Panormita
Il Palazzo del Panormita, sito al civico 33 di via Nilo, è uno degli esempi più rappresentativi dell’architettura rinascimentale a Napoli, situato lateralmente al Largo Corpo di Napoli, su via Nilo. Il palazzo fu commissionato dal celebre letterato siciliano Antonio Beccadelli, noto come il Panormita (così chiamato perché nacque a Palermo, il cui nome latino è Panormus; infatti nell’epoca umanistica era comune identificare le persone illustri con un nome gentilizio o epiteto derivato dalla città natale, secondo l’uso latino. Quindi “Panormita” significa letteralmente “di Palermo”.), che si fece costruire la sua dimora in questa zona della città, storicamente legata alla strada “de Bisi” (da “mpisi”, che indicava il passaggio dei condannati a morte verso il patibolo). Il progetto fu affidato inizialmente all’architetto Giovanni Filippo De Adinolfo, e successivamente completato, dopo la sua morte, da Giovanni Francesco Mormando e Giovanni Francesco Di Palma, all’inizio del Cinquecento.
La struttura del palazzo è caratterizzata da un elegante basamento in piperno e una facciata con una griglia sempre in piperno che incornicia le finestre, realizzate in opus reticulatum. Le aperture del piano mezzanino sono ad arco a tutto sesto, poggiando su pilastri con capitelli, mentre quelle del piano nobile sono rettangolari con una trabeazione che funge da cornice. Al di sopra di queste, si trova un imponente cornicione che separa il primo e il secondo piano, con ampie finestre ad arco che aprono il secondo livello del palazzo.
Nel Seicento, il palazzo venne venduto ai Capece Galeota, discendenti del Beccadelli, ma non subì modifiche strutturali significative, se non l’aggiunta di modestissimi affreschi.
Il Palazzo del Panormita, purtroppo, non è molto noto, ma rimane uno degli esempi più belli e conservati della Napoli rinascimentale.
Link utili
Come arrivare al largo Corpo di Napoli
Fonti
Wikipedia.org
Le strade di Napoli – Romualdo Marrone – Newton Periodici
Le strade di Napoli – Gino Doria – Grimaldi & C. Editori
Foto e mappe: Google Maps, Tripadvisor


