Municipalità 2 – Quartiere S. Giuseppe
Municipalità 4 – S. Lorenzo
Cap: 80134
Dove si trova
Informazioni sul toponimo
Via Nilo prende il nome da una statua egizia che fu portata a Napoli dai mercanti nordafricani durante l’epoca greco-romana. La statua, originariamente mutilata della testa, rappresentava una figura che, secondo alcune teorie medievali, sarebbe stata una donna, ma che fu interpretata come una raffigurazione di Iside.
Inizialmente, la via era nota con il nome di “Bisi”, una corruzione di “’mpisi“, facendo riferimento alla triste sorte dei condannati al patibolo, i quali, provenendo dal Tribunale della Vicaria, dovevano passare proprio per questa strada per giungere al luogo dell’esecuzione. Questo nome fu poi soppresso durante un processo di epurazione dei toponimi nel 1850.
Secondo alcuni storici, il nome “Bisi” potrebbe derivare dalla parola “Isi” in riferimento al culto di Iside, che un tempo era diffuso in queste zone. Tuttavia, un’altra teoria suggerisce che il nome derivi semplicemente da un cognome.
La statua di Nilo, che ha dato il nome alla via, risaliva al periodo romano ed era una figura importante per i mercanti egiziani che popolavano la zona. Questi mercanti avevano dato il nome alla “Vicus Alexandrinus“, uno dei cardini principali dell’antica città di Napoli, che corrisponde all’attuale via Mezzocannone.
La statua fu ritrovata nel 400 e solo nel 1657, dopo che le fu aggiunta una testa barbuta, venne collocata nel suo attuale posto.
Nel corso dei secoli, il popolo napoletano attribuì alla statua e alla zona circostante il nome di “’O Cuorpo ‘e Napule” (Il Corpo di Napoli), e tutta la zona venne chiamata Milense, in in quanto era presente la sede del Seggio di Milo (che i napoletani chiamavano Nido). Questo nome passò anche alla Cappella Brancacciana, dedicata a Sant’Angelo, che ospita l’unica opera di Donatello presente a Napoli, un onore che conferisce un ulteriore valore storico e artistico alla zona
Per ulteriori informazioni vedi Piazzetta Nilo e Largo Corpo di Napoli
Altre informazioni di interesse
Nessuna informazione presente.
Siti e monumenti di interesse
Palazzi
Palazzo Capomazza di Campolattaro

Si tratta di un elegante edificio che racconta, con la sua architettura e le sue pietre, una parte della storia nobiliare partenopea. Appartenuto all’antica e prestigiosa famiglia dei Capomazza, marchesi di Campolattaro e membri del patriziato di Pozzuoli, il palazzo rappresenta un notevole esempio di residenza aristocratica rinascimentale.
Costruito nel XV secolo, l’edificio si distingue per la sua sobria ma solenne facciata in stile rinascimentale, che si affaccia proprio di fronte al celebre Palazzo del Panormita.
Nel secolo successivo, il palazzo fu arricchito con raffinati elementi decorativi in piperno, tipici della tradizione architettonica napoletana, che ne impreziosiscono ancora oggi l’aspetto.
Uno degli ambienti più suggestivi dell’edificio è senza dubbio il cortile interno, arioso e armonico, dove il grigio del piperno domina con eleganza: le finestre sono incorniciate da modanature semplici ma equilibrate, mentre sul lato sinistro si apre un magnifico scalone con loggiato, anch’esso impreziosito da sottarchi in piperno che raccontano l’attenzione per il dettaglio tipica delle dimore nobili del Cinquecento.
Seminario dei Nobili
Già palazzo d’Afflitto dei Principi di Scanno e palazzo Real Monte Manso.
Originariamente appartenuto alla nobile famiglia d’Afflitto, principi di Scanno, il palazzo cambiò destinazione nel 1654, quando fu acquistato dalla fondazione del Real Monte Manso di Scala. Questa istituzione fu creata nel 1608 da Giovan Battista Manso, umanista, mecenate e figura centrale nella cultura napoletana del Seicento, nonché uno dei fondatori del Pio Monte della Misericordia.
Con l’intento di offrire istruzione gratuita ai giovani nobili napoletani, il Real Monte trasformò il palazzo in un collegio, che fu ufficialmente istituito nel 1679. Attorno al 1750, l’edificio subì un importante intervento di restauro, guidato dall’architetto Mario Gioffredo, che progettò anche l’elegante cappella annessa.
Nel corso del tempo, il Seminario attraversò numerose vicende: affidato ai padri somaschi nel 1767, venne chiuso nel 1799, poi riaperto nel 1804 e gestito dai gesuiti, fino alla chiusura definitiva nel 1820. La struttura subì gravi danni sia durante la Seconda Guerra Mondiale che con il terremoto del 1980, ma è stata successivamente restaurata con cura.
Dopo decenni di silenzio, il 26 maggio 2009 la cappella del Seminario dei Nobili è stata finalmente riaperta al pubblico, risplendendo nuovamente dopo cinquant’anni di oblio. Oggi, il palazzo rappresenta un prezioso esempio di come Napoli riesca, con tenacia, a restituire vita e dignità ai luoghi della propria memoria storica.
Cappella del Real Monte Manso di Scala
La Cappella, situata al terzo piano del Seminario dei Nobili in via Nilo 34, è un gioiello dell’arte barocca napoletana, recentemente restaurato e riaperto al pubblico.
La cappella fu progettata nel 1748 dall’architetto Mario Gioffredo su commissione della Fondazione Real Monte Manso di Scala, istituita nel 1608 dal marchese Giovan Battista Manso di Scala; la fondazione aveva lo scopo di fornire istruzione gratuita ai giovani nobili napoletani e affidò la gestione del seminario ai padri gesuiti.
La cappella fu realizzata per soddisfare le esigenze spirituali dei seminaristi, che fino ad allora si recavano alla Chiesa del Gesù Vecchio o al Collegio Massimo in Pizzofalcone per le attività religiose.
Accessibile tramite una galleria e una balaustra lignea, la cappella presenta un altare ligneo intagliato e dipinto, adornato da sei statue in legno policromo raffiguranti Sant’Ignazio di Loyola, San Francesco Saverio e quattro arcangeli.
Alle spalle dell’altare si trova una pala del 1758 di Francesco De Mura, raffigurante la Madonna con il Bambino e Santi Gesuiti.
Sopra l’ingresso è collocata una tela settecentesca raffigurante il Compianto sul Cristo Morto, sormontata da una cantoria lignea con un organo risalente all’inizio dell’Ottocento.
Accanto all’altare maggiore, sulla sinistra, una teca custodisce una statua lignea dell’Immacolata Concezione con puttini di Nicola Ingaldi. I due altari laterali sono sormontati da tele raffiguranti San Giovanni Battista e San Michele Arcangelo.
Dopo essere stata chiusa per circa cinquant’anni a causa dei danni subiti durante la Seconda Guerra Mondiale e il terremoto del 1980, la cappella è stata restaurata e riaperta al pubblico il 26 maggio 2009; il restauro ha permesso di recuperare importanti elementi architettonici e artistici, sebbene alcune parti, come il pavimento in cotto e maiolica di Giuseppe Massa, siano andate perdute.
Palazzo di Ludovico di Bux

Al numero 22 di via Nilo, si erge un palazzo ricco di storia e suggestioni architettoniche: è il Palazzo di Ludovico di Bux, un edificio monumentale che custodisce nelle sue mura secolari tracce di epoche e stili differenti.
Costruito nel Quattrocento, l’edificio si trovava originariamente accanto alla trecentesca Cappella di San Galione, che si affacciava proprio su via Nilo: l’altro ingresso, più antico, era collocato lungo l’attuale vico Fico Purgatorio ad Arco, dove ancora oggi si conservano elementi architettonici di grande valore. In particolare, alcuni dettagli rimandano allo stile del Castel Nuovo e del Palazzo di Diomede Carafa, come le semicolonne a pianta quadrilobata che sorreggono volte a crociera costolonate, realizzate in tufo e piperno. Al centro di queste volte spicca uno stemma a medaglia con le armi della famiglia de Bux, antica casata di origine catalana, giunta a Napoli al seguito della corte aragonese.
Nel tempo, il palazzo passò nelle mani di Giulio Mastrilli, che lo sottopose a numerosi interventi di trasformazione. Uno dei cambiamenti più significativi avvenne nel 1639, quando fu aperto il nuovo ingresso su via Nilo: la cappella di San Galione venne così profanata e inglobata nell’atrio del palazzo, trasformandosi in uno spazio di passaggio. Altri importanti lavori si susseguirono nel Settecento, con la sostituzione dei solai, l’aggiunta di nuovi piani e la costruzione di un belvedere. In epoca più recente, nel XX secolo, l’antico atrio su vico Fico venne chiuso e riconvertito in abitazione.
Oggi, la parte più affascinante dell’edificio resta l’atrio di via Nilo, dove si può ammirare una doppia volta a crociera con archi ogivali costolonati poggianti su sei capitelli pensili, un impianto raro e prezioso per la città. Lo storico Roberto Pane, nel 1967, notò come il portale attuale fosse in realtà la riduzione di uno più alto, che un tempo includeva una finestrella trecentesca, di cui oggi resta solo l’imbotte.
Altri elementi di rilievo includono un portale murato risalente al primo Quattrocento lungo vico Fico, una grande arcata in stile catalano che si apre nel cortile interno, e la scala seicentesca commissionata dal Mastrilli, che impreziosisce ulteriormente questo scrigno architettonico, sospeso tra storia e trasformazione.
Palazzo D’Afflitto

Il Palazzo D’Afflitto, al civico 30 di via Nilo, immediatamente adiacente al Palazzo Capomazza di Campolattaro. è un edificio elegante e riservato, che racconta una lunga storia di trasformazioni, restauri e persistenze architettoniche.
La costruzione originale risale al XV secolo, ma oggi resta di quel periodo soltanto una preziosa traccia: il grande arcone poligonale che introduce al cortile interno, suggestiva testimonianza dell’originaria struttura tardo-medievale.
Nei secoli successivi, il palazzo subì diversi rimaneggiamenti, tra cui il più significativo fu quello del Settecento, che conferì all’edificio l’aspetto che in gran parte conserva ancora oggi; proprio in questi mesi (marzo 2025), è in corso il restauro della sua singolare scala aperta, un elemento architettonico di grande rilievo.
La facciata, sebbene in parte alterata, mantiene chiari caratteri settecenteschi: al piano terra spicca un rivestimento a bugne lisce, sobrio ma solido, che ne accentua la monumentalità. L’interno custodisce un vero e proprio unicum architettonico per Napoli: una scala aperta a profilo convesso, che si sviluppa su tre piani e si distingue per il paramento murario decorato con lesene di ordine composito.
Il prospetto della scala è scandito da tre aperture verticali: la centrale, più ampia e ad arco a tutto sesto, è affiancata da due aperture più piccole, architravate e sormontate da oculi circolari, creando un gioco di simmetrie che dona leggerezza alla massa muraria. Questa scala è l’unico esempio conosciuto a Napoli di una struttura di questo tipo, ed è oggi oggetto di valorizzazione e tutela, a testimonianza dell’attenzione crescente verso i tesori nascosti del centro storico partenopeo.
Link utili
Fonti
wikipedia.org
Le strade di Napoli – Gino Doria
Le strade di Napoli – Romualdo Marrone




