Eduardo De Crescenzo: la voce-strumento tra jazz e passione

C’è un momento, nel 1981, in cui l’Italia intera si ferma ad ascoltare.: sul palco di Sanremo sale un giovane con i capelli ricci e un’intensità fuori dal comune.
Quando attacca le prime note di “Ancora“, non sta solo cantando una canzone d’amore: sta portando un pezzo di Napoli moderna nel cuore della cultura pop italiana.
Sergio Leone, presidente della giuria, rimane folgorato dalla sua capacità interpretativa. Ma la storia di Eduardo inizia molto prima, in un rione che la musica ce l’ha nel nome: il Vasto.

Dal “Ponte di Casanova” alla Ricordi

Nato l’8 febbraio 1951, Eduardo non sceglie la musica; la musica sceglie lui; a tre anni stringe tra le mani la sua prima fisarmonica, a cinque debutta già a Roma. È un bambino prodigio che cresce a pane e studi classici sotto la guida del maestro Bavota, ma fuori dalla finestra c’è il beat, ci sono i ritmi nuovi. Con il gruppo “Eduardino e i Casanova” inizia una gavetta infinita, fatta di serate e chilometri, che lo forgia come musicista completo prima ancora che come cantante.

La svolta del Cante Jondo e la sperimentazione

Sebbene il grande pubblico lo identifichi con i trionfi sanremesi, l’anima di De Crescenzo è quella di un ricercatore. Negli anni ’90, Eduardo compie un gesto coraggioso: si allontana dalle facili classifiche per scavare nelle radici del Mediterraneo.
Con l’album Cante jondo (1991) e poi con Danza Danza, fonde la tradizione napoletana con il flamenco e le sonorità etniche. È la nascita di un nuovo stile, dove la sua voce diventa uno strumento tra gli strumenti, capace di salire a vette altissime e scendere in abissi di malinconia.

L’uomo del sociale: la città invisibile

Ma Napoli, per Eduardo, non è solo musica. È carne, sangue e responsabilità. Dalla metà degli anni ’90, la sua carriera si intreccia indissolubilmente con l’impegno civile. Canta per i detenuti di Poggioreale, sostiene l’associazione “La città invisibile” e promuove l’apertura di un “Help Center” alla Stazione Centrale per chi non ha voce. Per De Crescenzo, “Le mani” (titolo di un suo celebre live) sono quelle che suonano, ma anche quelle che aiutano.

La maturità: essenze jazz e il ritorno alle radici

Dopo anni di silenzio discografico, Eduardo torna con Essenze Jazz, dove rivisita il suo repertorio con la colta eleganza del jazz, ottenendo il plauso di giganti come Enrico Rava. E infine, nel 2022, con Avvenne a Napoli, compie l’omaggio definitivo: un viaggio nei classici dell’Ottocento e Novecento insieme al pianista Julian Oliver Mazzariello, dimostrando che la grande canzone napoletana è un organismo vivo, capace di rinnovarsi all’infinito.


Il mondo di Eduardo è come un giardino incantato, dove i fiori del blues si fondono con gli umori di Napoli.” — Enrico Rava

Perché Eduardo De Crescenzo è un’icona?

Perché ha rifiutato la comodità del successo commerciale per inseguire la coerenza artistica. Ha dimostrato che si può essere una star di Sanremo e, allo stesso tempo, un musicista di ricerca colto e impegnato nel sociale. È l’eleganza di Napoli fatta persona.

Fonti

    • Archivi del Festival di Sanremo (Premio miglior interprete 1981).

    • Archivio Rai Teche per i concerti a Scampia e al Teatro San Carlo.

    • Progetto sociale “Le Mani” e collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio

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