Enzo Romagnoli: la voce drammatica di Napoli tra Piedigrotta e sceneggiate

Napoli, 28 gennaio 1914, in un quartiere vivace come Sant’Anna alle Paludi, nasce Vincenzo Romagnoli, destinato a farsi chiamare Enzo, e a trasformare la sua voce in un’arte capace di emozionare generazioni. Figlio di Enrico e Assunta Provenzano, avrebbe dovuto seguire le orme dei fratelli falegnami, ma il richiamo della musica, sospinto dal fratello maggiore violinista, cambiò il corso della sua vita.

Nel 1930 debutta al Teatro Trianon interpretando Dicitencello vuje, accanto a nomi illustri come Elvira Donnarumma, Salvatore Papaccio e Nicola Maldacea. Quattro anni dopo partecipa alla sua prima Piedigrotta con A ricetta ’e Napule, dando il via a una carriera che lo vedrà protagonista della musica napoletana per decenni.

Con la Odeon, firma un contratto durato quindici anni, e incide brani che spaziano dalla canzone sospirata alla macchietta comica, fino alla sua cifra stilistica: la canzone drammatica o di giacca, capace di raccontare il dolore e la passione della Napoli popolare. Successivamente collabora con Phonotype, Fonit, Vis Radio e altre etichette, sempre portando la sua voce duttile e pastosa sulle note di autori classici e contemporanei.

Negli anni ’30 e ’40 approda anche al teatro, recitando in riviste di successo come Charlot al Tabarin, Simmo ’e Napule paisà e Due soldi di rivista, lavorando accanto a interpreti come Lidia Gaia, Beniamino e Pupella Maggio, Luciano Tajoli e Memè Bianchi. La sua presenza si sente anche nella sceneggiata, con la compagnia di Liliana Cannio, dove il dramma e la musica si fondono in un unicum emozionante.

Vincitore del concorso OND nel 1937 con Canzone eterna e nel 1938 con Bella e luntana, il 23 settembre 1942 Romagnoli incanta il Teatro Mercadante di Napoli all’audizione musicale Aprilia – Le più belle canzoni di Napoli, accanto a Pasquariello e Isa Landi, con pezzi come Signora, Viva sempe a libbertà e Dimane spuse, quest’ultima divenuta un classico della sceneggiata napoletana.

Nonostante la malattia lo immobilizzi per sette anni, Enzo non smette di cantare: si riprende e torna in sala d’incisione, collaborando con Junghans, Amalfi, Fonola, T. & T. e Kristallo, continuando a regalare emozioni con successi come O meglio amico!, Zappatore, Priggiuniero ’e guerra, Sacrileggio!, Povera santa, Povera sposa mia, Sienteme, figlio!, E me si frato tu?… e Surdato analfabeta.

La vita privata e gli ultimi anni furono segnati da difficoltà economiche: disoccupazione, sfratti, lavori saltuari come elettricista al cimitero, ma la voce di Enzo Romagnoli rimane immortale, testimone della Napoli popolare e della canzone drammatica che sa commuovere come pochi.

Morì il 6 maggio 1974 a Napoli, lasciando un’eredità artistica che continua a risuonare tra le strade e le piscine dei teatri partenopei.

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