Scrittore, poeta, alpinista, ex militante, muratore, traduttore di ebraico biblico: impossibile incasellarlo; eppure, ogni volta che lo si legge, sembra che riesca a dire più in una pagina che molti in una vita.
Un napoletano con lo sguardo altrove
Erri (diminutivo di Enrico, omaggio allo zio Harry) nasce a Napoli il 20 maggio 1950. Dalla sua città si porta dietro il suono delle parole, il senso delle storie e quella malinconia gentile che ritrovi in tutto ciò che scrive.
A diciott’anni si trasferisce a Roma e vive il Sessantotto in pieno. Entra nel GAOS, poi in Lotta Continua. Ma nel 1976, quando il movimento si scioglie, prende una strada diversa: lavora nei cantieri, alla Fiat, scarica aerei, monta pale eoliche in Tanzania.
È lì, tra silenzi e mani che lavorano, che nasce il suo stile: essenziale, sincero, ma capace di trafiggere.
Scrivere come si arrampica
Il suo primo libro arriva solo nel 1989: Non ora, non qui. È un piccolo gioiello. Da lì in poi, non si ferma più.
Tra i suoi titoli più belli:
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Montedidio
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Tre cavalli
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Il giorno prima della felicità
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Il peso della farfalla
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Impossibile
Le sue parole sono come la montagna che ama scalare: dure, asciutte, necessarie. Erri ama la montagna. Ci va da solo, anche d’inverno, anche in età avanzata. Dice che arrampicare è come scrivere: richiede attenzione, silenzio, rispetto. Nessuna parola sprecata. Nessuna presa falsa.
Libero davvero
Nel 2015 è finito sotto processo per aver sostenuto i No TAV. Ha risposto con un libro: La parola contraria. Una difesa potente del diritto a dissentire. È stato assolto, ma, soprattutto, ha mostrato cosa vuol dire non piegarsi.
Erri non si ferma ai libri. Ha portato la sua voce nel teatro, nel cinema, nei documentari. Con la nipote Aurora ha creato In viaggio con Aurora. Ha firmato corti con Edoardo Ponti e Alessandro Gassmann. E ha fondato una Fondazione culturale per dare spazio a chi ha qualcosa da dire.
Oggi vive in campagna, vicino al lago di Bracciano. Scrive, legge, cammina, ascolta. Non ama i riflettori, ma continua a parlare di ciò che conta.
E ogni volta che lo leggo, mi ricorda che:
Anche la fragilità è una forma di forza.
La coerenza è bellezza.
Le parole, se usate bene, cambiano tutto.
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Inizia da:
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Montedidio (una poesia in prosa)
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Il peso della farfalla (piccolo, ma immenso)
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La parola contraria (un atto di coraggio)
Fonti
Testo e immagine da wikipedia


